Yu Wei sta facendo le valigie per trasferirsi a Shenzhen. Zhou Daifu, assieme al marito, ha preferito invece Dali, nello Yunnan. Come loro, milioni di altri ragazzi. “Bái bái Beijing”, addio Pechino. Nella capitale cinese si è quasi dimezzato il numero di giovani, tra i 20 e i 29 anni, nell’ultimo decennio. Si è passati da 4,6 milioni a 2,5 milioni. Un esodo dovuto a meno opportunità lavorative in certi settori qualificati, ai prezzi delle case alle stelle, al costo della vita elevato, al rigidissimo sistema dell’hukou (permesso di residenza che dà accesso a tutta una serie di servizi, dall’istruzione alla previdenza sociale), e ad una gestione sempre più rigida degli spazi urbani da parte delle autorità. Un mix di fattori, insomma, che sta facendo scappare i giovani in altre parti della Cina, in cerca di una vita migliore. Il reportage completo è uscito ieri sull’ultimo numero de Il Venerdì.
Hong Kong, condannati gli attivisti delle veglie per il massacro di Tiananmen
Sette anni e tre mesi di carcere per Chow Hang-tung. Sette anni per Lee Cheuk-yan. Riconosciuti colpevoli lo scorso 21 agosto di “incitamento alla sovversione”, per i leader di quella che un tempo era l’associazione ad Hong Kong che organizzava in città le veglie per commemorare il massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, ora è arrivata l’entità della pena. Assieme a Lee e Chow - rispettivamente ex presidente ed ex vicepresidente dell’ormai sciolta Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, in carcere già dal settembre 2021 - il collegio di tre giudici, selezionati con attenzione dal capo dell'esecutivo di Hong Kong, ha condannato a cinque anni e due mesi anche Albert Ho, 74 anni, ex presidente dell’associazione ed ex leader dell’ormai defunto Partito democratico, che a gennaio si era dichiarato colpevole sperando in una riduzione della pena. Tutti condannati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta alla città sei anni fa da Pechino. L’Hong Kong Alliance, scioltasi nel 2021, che chiedeva la “fine della dittatura monopartitica”, dovrà pagare una multa di 1,5 milioni di dollari honkonghesi (circa 165mila euro). La sentenza sottolinea che, sebbene non si siano verificati atti di violenza e gli imputati non abbiano indicato un calendario preciso per porre fine alla “dittatura del partito unico” (cioè del Partito comunista cinese), le loro azioni rimangono “di notevole gravità”.
Rafforzare il settore finanziario e sostenere la crescita economica. Trecento miliardi di yuan (38,5 miliardi di euro) per supportare otto tra banche e compagnie assicurative statali. Una delle più grandi operazioni di ricapitalizzazione degli ultimi anni. Il governo di Pechino spera così di dare nuovo slancio ad un’economia che sta attraversando una fase di rallentamento: forte nell’export, ma debole internamente. Il Ministero delle Finanze cinese ha annunciato lunedì che emetterà 300 miliardi di yuan in titoli di Stato speciali. Tra gli otto beneficiari ci sono due grandi banche statali (Industrial and Commercial Bank of China e Agricultural Bank of China) e compagnie assicurative come la China Life Insurance. Sebbene gli istituti finanziari cinesi dispongano di adeguate riserve di capitale, secondo gli analisti il piano di ricapitalizzazione di Pechino mira a fornire maggiori risorse per l’erogazione di prestiti alle imprese e alle famiglie.
Continua a correre l’export cinese
Le esportazioni sono cresciute del 25% ad agosto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, di nuovo grazie ai prodotti tecnologici legati al boom globale dell’intelligenza artificiale. Secondo gli ultimi dati, tra gennaio e agosto il surplus commerciale della Cina è stato pari a 805,51 miliardi di dollari: significa che Pechino è sulla buona strada per superare gli 1,2 trilioni di surplus dello scorso anno. Dati che allarmeranno ancora una volta i partner commerciali della Cina: la macchina delle esportazioni cinese ha suscitato allarme in Europa e altrove per il suo impatto sulle industrie locali.
Venticinque persone hanno perso la vita giovedì in un incendio scoppiato a bordo di una nave da carico in riparazione presso un cantiere nella città portuale di Qingdao, Cina nord-orientale. Delle 42 persone a bordo, 12 sono state evacuate in sicurezza, cinque sono rimaste ferite e ricoverate in ospedale. La nave, la portarinfuse Ocean Melody, battente bandiera liberiana, si trovava nel cantiere navale di Qingdao Beihai per dei lavori di manutenzione dallo scorso 31 agosto.
Il 9 settembre del 1976 moriva Mao Zedong. Nessuna commemorazione ufficiale questa settimana: la leadership comunista ama festeggiare gli anniversari delle nascite dei vari leader e non delle morti. A Shaoshan, il villaggio natale di Mao, migliaia di persone si sono comunque radunate nella piazza principale per rendere omaggio al Grande Timoniere (a Shaoshan ci andai cinque anni fa, in occasione del 45esimo anniversario della morte di Mao: il reportage lo ritrovate qui). Qualche mese fa è uscita una nuova interessante biografia su Mao scritta dal sinologo Sergio Basso: l’ho recensita a maggio.
Il primo governatore
È morto Tung Chee-hwa, il primo governatore di Hong Kong dopo il ritorno della città alla Cina. Aveva 89 anni. Venne scelto da Pechino nel 1997 per diventare il nuovo chief executive dell’ex colonia britannica. Guidò la città per otto anni, un mandato tumultuoso tra crisi finanziaria asiatica, lo scoppio della Sars e enormi manifestazioni dei cittadini che protestavano contro le ingerenze cinesi.
Per il momento tocca alla birra analcolica. Poi, chissà. La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Canada costringe il gigante della birra giapponese Sapporo a rivedere le proprie strategie. L’azienda nipponica trasferirà infatti parte della produzione dal Canada agli Stati Uniti a causa dei dazi trumpiani del 50% imposti sulle esportazioni di birra dal Paese vicino.
Il ponte tra Corea del Nord e Russia, “simbolo dei rapporti di alleanza invincibile”
I due Paesi hanno inaugurato il primo collegamento stradale. Il ponte attraversa il fiume Tumen ed è stato intitolato all’ufficiale sovietico Yakov Novichenko, che salvò il leader fondatore della Corea del Nord Kim Il-sung da un attentato nel ’46. Finora la Russia e la Corea del Nord erano collegate esclusivamente da una linea ferroviaria e da collegamenti aerei. Durante l’estate l’organizzazione ucraina per la difesa dei diritti umani Truth Hounds aveva affermato che il ponte, allora in fase di realizzazione, avrebbe potuto costituire “un’arteria diretta per il trasporto di truppe nordcoreane, di operai e di funzionari militari verso la Russia e, in senso inverso, di tecnologie e risorse russe”.
Il (futuro) funerale ristretto dell’ex imperatore giapponese
L’imperatore emerito Akihito, 92 anni, ha chiesto una cerimonia funebre notevolmente più ridotta rispetto a quella che ci fu per suo padre. L’annuncio è l’ultimo tassello di quello che è stato il progetto di una vita per Akihito: allontanare la famiglia imperiale dal culto quasi religioso che un tempo circondava suo padre, Hirohito, l’imperatore del periodo bellico, per dedicarsi ad una riconciliazione nazionale all'insegna del pacifismo. L’ex sovrano, che abdicò nel 2019, “ha espresso il desiderio che l’impatto del suo funerale sulla vita delle persone sia il più limitato possibile”, dice la Casa Imperiale, che ha sottolineato tuttavia che l’imperatore emerito “non ha gravi problemi di salute”. Lui e la moglie avranno mausolei più piccoli rispetto a quelli dei precedenti imperatori e imperatrici, oltre a rituali funebri più semplici. La cerimonia funebre dovrebbe tenersi dentro il Palazzo Imperiale e non in edifici appositamente costruiti in parchi pubblici come invece avvenne per Hirohito (all’epoca nell’89 uno dei parchi più belli di Tokyo rimase chiuso per due mesi e mezzo e al funerale parteciparono 10mila persone, per un costo di 10 miliardi di yen di allora).
Letture. “Toyohiro Akiyama, l’antieroe spaziale giapponese e fumatore incallito, muore a 84 anni"
“Giornalista, è stato il primo giapponese ad andare nello spazio, unendosi a un equipaggio sovietico nell’ambito di una spettacolare operazione pubblicitaria da 35 milioni di dollari nel 1990”, scrive il New York Times.
Il numero della settimana
65,2%. Il mese scorso il 65,2% delle 1,54 milioni di auto vendute nella Cina continentale era costituito da veicoli elettrici puri o ibridi plug-in, una percentuale record. Qui il passaggio all’elettrico è iniziato molti anni fa e ora la guerra in Iran sembra accelerare la transizione verso l’elettrificazione, poiché l’aumento dei costi del carburante spinge un numero crescente di cinesi ad abbandonare i veicoli a benzina. Un altro fattore è stato il lancio, negli ultimi mesi, di centinaia di nuovi modelli di veicoli elettrici dotati di sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Memorie asiatiche. Storie, reportage, interviste dall’archivio da rileggere
Nella fabbrica cinese di Babbo Natale. “Noi più forti dei dazi Usa”. Reportage da Yiwu (pubblicato nel novembre 2024).