Purghe, promozioni, disciplina: il Plenum del Partito comunista cinese
dal nostro inviato Gianluca ModoloUna promozione di peso a sorpresa, nuove misure per rafforzare la disciplina interna al Partito comunista cinese e la lotta alla corruzione, trentatré espulsioni dal Pcc confermate. Dopo quattro giorni di riunioni blindatissime, si sono chiusi giovedì a Pechino i lavori del Quinto Plenum del Comitato Centrale, che ha registrato la partecipazione più bassa nell’era post-Mao a dimostrazione della portata della campagna anti-corruzione di Xi Jinping. Riunione importante nel calendario della vita politica cinese questo Plenum, che segna l’inizio del conto alla rovescia per il Congresso del Partito dell’autunno 2027 dove Xi otterrà quasi certamente un quarto, storico, mandato. La decisione più significativa emersa finora dal Plenum è la promozione del generale Zhang Shengmin a membro del Politburo, l’élite del Partito. Zhang, vicepresidente della Commissione militare centrale (dopo le purghe di questi anni, la Commissione ha solamente due membri in carica: Xi e, appunto, Zhang), dal 2018 a…
Una promozione di peso a sorpresa, nuove misure per rafforzare la disciplina interna al Partito comunista cinese e la lotta alla corruzione, trentatré espulsioni dal Pcc confermate. Dopo quattro giorni di riunioni blindatissime, si sono chiusi giovedì a Pechino i lavori del Quinto Plenum del Comitato Centrale, che ha registrato la partecipazione più bassa nell’era post-Mao a dimostrazione della portata della campagna anti-corruzione di Xi Jinping. Riunione importante nel calendario della vita politica cinese questo Plenum, che segna l’inizio del conto alla rovescia per il Congresso del Partito dell’autunno 2027 dove Xi otterrà quasi certamente un quarto, storico, mandato. La decisione più significativa emersa finora dal Plenum è la promozione del generale Zhang Shengmin a membro del Politburo, l’élite del Partito. Zhang, vicepresidente della Commissione militare centrale (dopo le purghe di questi anni, la Commissione ha solamente due membri in carica: Xi e, appunto, Zhang), dal 2018 a luglio di quest’anno è stato l’architetto della campagna anti-corruzione nell’esercito che ha scosso le forze armate. La promozione di Zhang è in linea con la prassi (i vicepresidenti della Commissione militare centrale sono solitamente anche membri del Politburo), tuttavia è rarissimo che tali nomine vengano fatte tra un Congresso e l’altro: è la prima volta in 32 anni che succede. Le nomine al Politburo (che ora con Zhang conta 22 membri) avvengono solitamente infatti durante il Congresso del Partito, che si tiene ogni cinque anni. Il ruolo fondamentale di Zhang nella lotta alla corruzione molto probabilmente spiega tale mossa urgente. Il messaggio del leader Xi Jinping - segretario generale comunista al potere dal 2012 - ai compagni alla vigilia del Plenum era chiaro: serve più disciplina all’interno del Partito. E più fedeltà, ovviamente nei suoi confronti. Tradotto: rendere i funzionari più efficienti e meno corrotti. Questioni che continuano ad essere fonte di frustrazione per il leader cinese. "Xi considera la corruzione la ‘minaccia più grave’ alla sopravvivenza del Partito e un pericolo per lo sviluppo economico della Cina. Per questo ritiene che una disciplina più severa sia essenziale sia per la sicurezza politica sia per il progresso economico”, come hanno scritto gli analisti dell'Asia Society Policy Institute. Questo Plenum precede il Congresso del Partito che ci sarà nell’autunno del 2027, dove Xi Jinping otterrà quasi certamente un quarto mandato, e dove verranno nominati nuovi funzionari: ecco perché l’importanza della disciplina e della lealtà. In vista del Congresso Xi deve esaminare con maggiore attenzione la prossima generazione di dirigenti.
Mbappé, oh Mbappé
Un cartellino rosso pesante quello che la Cina ha mostrato a Kylian Mbappé. L’attaccante del Real Madrid si è visto cancellare sponsorizzazioni (immaginiamo) milionarie, ha fatto saltare le partite del campionato spagnolo dalla tv di Stato, i suoi account social cinesi sono stati bloccati, si è beccato insulti online e pure una tirata d’orecchi dal governo di Pechino. Tutto per una battuta su un suo meme in cui appare in versione Mao Zedong che, a sentire le parole del calciatore francese, forse nemmeno sa chi sia. Il padre della Cina comunista non si può toccare, argomento sensibile qui: infangare la memoria del Grande Timoniere porta dritti al cartellino rosso. In un video del talk show The Bridge apparso online lunedì Mbappé aveva affermato che il meme “che mi fa ridere di più è quello in cui c’è un tizio, credo sia un dittatore cinese”. Mentre l’attaccante parla, appare un’immagine che raffigura il volto di Mbappé sul corpo di Mao. Uno dei tanti meme che riguardano il giocatore e che circolano online da mesi. Il calciatore si è scusato: scuse che Pechino dice di aver “preso sul serio”. Si è scusata la Liga e si è scusato il Real Madrid. Offendere il Paese - mercato sempre più imprescindibile per star e marchi stranieri - si paga, caro. Lo sanno bene quei brand (Nike, Dolce&Gabbana, Givenchy) che negli ultimi anni hanno suscitato polemiche o commesso passi falsi sul piano geopolitico. Un esempio su tutti, sempre in ambito sportivo: nel 2019 Daryl Morey, allora direttore generale degli Houston Rockets, aveva twittato a sostegno delle proteste a Hong Kong, cosa che fece infuriare il governo cinese. Risultato: niente più match dell’Nba qui e niente più basket americano in tv. La Cctv riprese a trasmettere le partite solamente tre anni più tardi. Caso-Mbappé chiuso? Forse no.
Hello Kitty, pure tu?
Sembrano tutti indaffarati a scusarsi con la Cina in questi giorni. E a non urtarne certe sensibilità. Kylian Mbappé, la Liga, il Real Madrid e, ora, pure i creatori di Hello Kitty, finita in mezzo alle tensioni tra Pechino e Tokyo che vanno avanti ormai da un anno. Sanrio, la società che produce il famoso personaggio giapponese, ha annullato una collaborazione con una serie televisiva nipponica di spionaggio a seguito delle polemiche che la serie ha suscitato a Pechino. Si tratta del secondo episodio, nel giro di pochi giorni, dopo il caso-Mbappé, che mostra bene come aziende e celebrità straniere debbano stare molto attente se non vogliono perdere il loro redditizio mercato cinese. Il caso ruota attorno alla serie giapponese “Vivant”: in alcune scene della seconda stagione uomini di una agenzia di intelligence cinese catturano e torturano brutalmente (dita tagliate e pugnalate all’addome) spie giapponesi. Scene che in Cina non sono piaciute. I cinesi dicono che i giapponesi “distorcono la Storia” e quelle torture brutali ricordano quelle “inflitte dall’esercito giapponese invasore ai combattenti della resistenza cinese” negli anni ’30 e ’40 del ’900, come ha detto la Cctv, la tv di Stato. E Hello Kitty che c’entra? Sanrio aveva una partnership con “Vivant” per il merchandising: personaggi, tra cui appunto Hello Kitty, vestiti come i protagonisti della serie. L’azienda giapponese ha registrato un fatturato di 9,8 miliardi di yen (56 milioni di euro) in Cina nel primo trimestre, in crescita di quasi il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ed è dunque un mercato importante che non può permettersi di perdere. Ecco perché le scuse e la fine del contratto con la serie tv.
Nuove scoperte sull’esercito di terracotta
Stanno lì da più di duemila anni. Soldati di un’armata magnifica che doveva servire a proteggere nell’aldilà il primo imperatore della Cina. Fino ad ora si pensava che l’esercito di terracotta lo avesse costruito un esercito di uomini. Non soltanto: anche donne, e ragazzini, parteciparono all’incredibile impresa. È quello che sostiene un nuovo studio, di cui dà conto la stampa cinese, da poco pubblicato sul Journal of Cultural Heritage. Grazie alle impronte digitali analizzate su alcune delle statue, i ricercatori hanno scoperto che una parte dei guerrieri di terracotta fu realizzata, anche, da donne e minori, e non esclusivamente da uomini come si è pensato fino ad ora.
Letture. “Un quartiere di Tokyo vieta gli affitti a breve termine”
“Il quartiere di Shinjuku punta a regolamentare le strutture ricettive nelle zone residenziali e in prossimità dei siti culturali, dato che i residenti lamentano che i turisti smaltiscono i rifiuti in modo improprio e sono troppo rumorosi”, scrive The Guardian.
La frase della settimana
伤害中国人民感情 (shānghài Zhōngguó rénmín gǎnqíng): “ferire i sentimenti del popolo cinese”. Espressione ricorrente nel linguaggio politico e mediatico cinese. Sentita e letta molte volte nei giorni scorsi con il caso-Mbappé.
Memorie asiatiche. Storie, reportage, interviste dall’archivio da rileggere
Il racconto. “Tra i clienti del ristorante preferito di Biden: ‘Speriamo nel dialogo tra Usa e Cina’” (pubblicato nel novembre 2023).