Il mestiere della Bce
di Tonia MastrobuoniNel 2016 al simposio dei banchieri centrali di Sintra irruppe come una bomba la notizia del referendum della Brexit. Mi ricordo che tanti banchieri centrali tornarono immediatamente in patria a presidiare i mercati e il forum fu dominato dallo sgomento di coloro che restarono. In quel decennio nero, che si era aperto nel 2009 con il collasso della Grecia e la crisi dell’euro e si concluse nel 2020 con la pandemia del Covid, in Europa si sono aperte immense ferite che hanno aiutato le destre a crescere vertiginosamente.
Ma alla cena d’avvio del simposio di quest’anno, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha voluto ricordare che quei traumi sono stati anche uno sprone, che l’Europa si è rafforzata, almeno dal punto di vista economico e finanziario, con l’Unione bancaria, il fondo Salva-Stati, il Recovery Fund. E la Bce si è dotata, guidata da Mario Draghi, di strumenti straordinari che hanno fatto da scudo ai titoli di Stato e a una moneta unica sconquassati da ondate di sfiducia dei mercati. In quest’Europa diventata più “resiliente”, questa la tesi di Lagarde, la Bce può archiviare ora le misure straordinarie e tornare a fare il suo mestiere: controllare l’inflazione attraverso le politiche dei tassi di interesse.
Nel secondo giorno del simposio, varie discussioni tra economisti e banchieri centrali sull’uso dell’intelligenza artificiale in Europa e negli Stati Uniti hanno tuttavia messo in luce delle nuove fragilità che si delineano all’orizzonte se il nostro continente continuerà a usare solo marginalmente le nuove tecnologie. L’uso dell’IA è molto più robusto tra le aziende americane, e sta enormemente spingendo la produttività, scavando un fosso con l’Europa. Come mi ha spiegato Lucrezia Reichlin una grande economista italiana che insegna a Londra ma è stata, tra mille altre cose, capa della ricerca alla Bce, dobbiamo colmare rapidamente quel gap o rimarremo schiacciati tra Stati Uniti e Cina.
Reichlin mi ha anche detto che l’inflazione ha subito un picco a causa della guerra in Medio Oriente e la crisi dello Stretto di Hormuz, ma che si sta già raffreddando e che riterrebbe un rialzo dei tassi di interesse a settembre prematuro. A giugno la Bce li ha alzati per la prima volta in tre anni e i mercati si aspettano una nuova stretta in autunno. Ma anche qualche banchiere centrale comincia a pensare che potrebbe non essere necessario. In più, ai conciliaboli a margine del forum si è parlato del futuro della Bce, e ho colto qualche indiscrezione su una possibile uscita anticipata di Christine Lagarde: la presidente scade in autunno del 2027, ma potrebbe lasciare già in primavera. Il motivo e i candidati per la sua successione ve li ho raccontati qui.
Nell’ultimo giorno del simposio di Sintra è avvenuto qualcosa di molto importante. L'arrivo del neo governatore della Federal Reserve, Kevin Warsh, era attesissimo. E un po’ temuto. Avvocato e finanziere, entrato giovanissimo nella Fed dove aveva affiancato il governatore Ben Bernanke negli anni turbolenti della crisi finanziaria del 2008, Warsh è stato fortemente voluto da Donald Trump dopo una violentissima campagna per defenestrare il suo predecessore, Jerome Powell. Il presidente Maga è ossessionato dai tassi bassi, li vuole ai minimi a tutti i costi, a prescindere dal contesto. E Powell non obbediva. La nomina di Warsh sembrava insomma foriera di una catastrofe, soprattutto nel contesto attuale di un’inflazione alta. Che richiederebbe, al contrario, una stretta sul costo del denaro.
Corrispondenza d’amorosi sensi
Quando sono arrivata a Sintra, la prima buona notizia è stata che tutti parlavano bene di Warsh: dietro alle quinte sembrava già andare d’accordissimo con i suoi colleghi europei, sin dalla cena della prima sera. E quando, nell’ultimo giorno del simposio, è salito sul podio con la sua omologa europea Christine Lagarde, col governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey e il suo collega canadese Tiff Macklem, è sembrato per un’ora di rivivere i bei vecchi tempi andati dell’Occidente unito. Una sintonia manifesta, anzitutto nei contenuti. Il “trumpiano”, sulla carta, neo governatore della Fed ha voluto mandare due messaggi chiarissimi: non accontenterà la mania dei tassi al lumicino di Trump. Anzi, Warsh ha confermato l’impressione della sua prima apparizione pubblica: è piuttosto tentato di alzarli visto che l’inflazione negli Usa ha superato a maggio il 4%. Soprattutto: ha fatto un discorso molto chiaro sul valore dell’indipendenza della Fed. Il racconto di quell’amarcord del vecchio Occidente lo trovate qui.
Confesso. Causa super lavoro e un po’ di appuntamenti che mi hanno reso molto, molto felice e mi hanno assorbita parecchio (ho vinto due premi giornalistici, il Premio De Sanctis e il Premio Barbato, e ho saputo che il mio libro, “La Peste. Indagine sulla destra in Germania” è stato scelto per la cinquina dello Strega saggistica e per la quartina del Premio Estense), non ho visto neanche un minuto dei Mondiali. Sarei stata ridicola, insomma, se avessi scritto dell’esclusione della Germania dal torneo più popolare del mondo. Però un commento più complessivo su una sconfitta amara, che piomba in un momento drammatico per un Paese che si sente al crepuscolo, me l’ha concesso la adorata redazione dello sport.