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Il congresso Afd, cent’anni dopo

Il 4 luglio del 1926 il partito nazionalsocialista convocò a Weimar un congresso passato tristemente alla storia
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L’anniversario

Il 4 luglio del 1926 il partito nazionalsocialista convocò un congresso a Weimar, allora capitale della Turingia, passato tristemente alla storia. Adolf Hitler era uscito da poco dalla prigione, dove era stato rinchiuso dopo il fallito putsch di Monaco, e in carcere aveva scritto “Mein Kampf”. L’esigenza, dopo che il suo partito era stato vietato quasi ovunque, era ricompattarlo e lanciarsi alla conquista della Germania. Scelse Weimar perché era stata la città dove sette anni prima era stata firmata l’odiata costituzione della prima repubblica democratica. E a Weimar, il Führer sfilò con il braccio teso in una Mercedes decappottabile, protetto dalle Sa, e scelse l’aquila come simbolo della NSDAP. Infine, a Weimar i nazisti fondarono la Gioventù hitleriana. Dal Teatro nazionale di Weimar, Hitler ruggì: “da questo giorno comincia la rinascita del partito nazionalsocialista”.

È un caso che esattamente un secolo dopo, il 4 luglio del 2026, l’Afd abbia scelto di convocare un…

L’anniversario

Il 4 luglio del 1926 il partito nazionalsocialista convocò un congresso a Weimar, allora capitale della Turingia, passato tristemente alla storia. Adolf Hitler era uscito da poco dalla prigione, dove era stato rinchiuso dopo il fallito putsch di Monaco, e in carcere aveva scritto “Mein Kampf”. L’esigenza, dopo che il suo partito era stato vietato quasi ovunque, era ricompattarlo e lanciarsi alla conquista della Germania. Scelse Weimar perché era stata la città dove sette anni prima era stata firmata l’odiata costituzione della prima repubblica democratica. E a Weimar, il Führer sfilò con il braccio teso in una Mercedes decappottabile, protetto dalle Sa, e scelse l’aquila come simbolo della NSDAP. Infine, a Weimar i nazisti fondarono la Gioventù hitleriana. Dal Teatro nazionale di Weimar, Hitler ruggì: “da questo giorno comincia la rinascita del partito nazionalsocialista”.

È un caso che esattamente un secolo dopo, il 4 luglio del 2026, l’Afd abbia scelto di convocare un importante congresso proprio in Turingia, a Erfurt? Nessuno lo pensa, in Germania. Guarda caso, nella regione dove i nazisti andarono al potere già negli anni Venti attraverso l’appoggio esterno di un governo conservatore che tra i tanti orrori cacciò il Bauhaus da Weimar, e dove oggi il dominus del partito è un uomo considerato l’esponente della corrente più radicale, Björn Höcke, architetto principale della svolta a destra degli ultimi dieci anni. Che non sia un caso lo pensa ad esempio Jens-Christian Wagner, grande storico e direttore del Memoriale del campo di concentramento di Buchenwald - che si trova proprio tra Erfurt e Weimar - e che ha voluto partecipare alle pacifiche manifestazioni di protesta contro il congresso. L’ho intervistato sotto al palco e mi ha spiegato perché quel congresso, convocato nel centesimo anniversario di quello famoso del partito nazista, è un chiaro segnale a estremisti e neonazisti. Una chiamata, una richiesta di sostegno.

“Siamo noi il partito del popolo"

Oltretutto, alla vigilia del congresso, in una città blindata per le annunciate, grandi contromanifestazioni, girava voce che Höcke volesse presentare una mozione per spostare l’Afd ancora più a destra, ridefinendo la ‘clausola di incompatibilità’ del partito, insomma, aprendo le porte a movimenti estremisti dichiarati finora tabù. La sera prima dell’evento ho partecipato alla tradizionale serata off the record con i capi dell’Afd e làgià spiegavano a microfoni spenti che la mozione sarebbe stata ritirata ma che quest’anno se ne parlerà comunque tra i vertici. Il timore, in sostanza, era che i giornali non avrebbero parlato d’altro.

Come si è capito poi il giorno dopo, lo scopo del congresso è stato infatti quello di ricompattare l’Afd alla vigilia di tre elezioni regionali cruciali in autunno, che potrebbero terremotare il governo Merz. Alice Weidel e Tino Chrupalla sono stati rieletti a capo dell’ultradestra. Weidel è riuscita a far nominare alcuni suoi fedelissimi nella segreteria, ma idem Höcke. Ed è chiaro che il patto di ferro svelato anni fa dallo Spiegel tra la leader ‘presentabile’ del partito e la sua anima più nera è inossidabile. E lei, dal palco di Erfurt, ha fatto un discorso volutamente vago, per non scontentare nessuno e non risvegliare i malumori che covano sotto la cenere. Quel giorno ho parlato anche con una delle leader della prima ora dell’Afd, Beatrix von Storch, che mi ha spiegato che in Europa il cordone sanitario è caduto da un pezzo.

La riserva della repubblica

La scorsa settimana vi avevo raccontato delle voci che giravano al simposio annuale dei banchieri centrali organizzato dalla Bce a Sintra. Christine Lagarde potrebbe lasciare il suo incarico come presidente della Bce prima della scadenza ad autunno del 2027 per consentire a Emmanuel Macron di nominare un membro francese nel comitato esecutivo. E lei potrebbe mettersi a disposizione dei centristi per fare il primo ministro nel caso che dal risultato delle presidenziali emergesse un parlamento bloccato, insomma una premier di garanzia, una tecnocrate per tenere a bada i mercati. Oppure potrebbe andare, come anticipato un anno fa dal Financial Times, a prendere le redini del Forum economico mondiale di Davos dopo l’addio del fondatore, Klaus Schwab. Ebbene, in un’intervista a Les Echos, Lagarde ha confermato che potrebbe dimettersi prima della fine del suo mandato. E in questo pezzo vi racconto quali potrebbero essere le opzioni per il post-Lagarde.

Lunga notte

Prima di lasciarvi alle vostre vacanze e di concedermi qualche settimana di riposo (Bertolt torna ad agosto, quando Berlino è bellissima e il sole tramonta ancora alle dieci) voglio consigliarvi un bellissimo podcast: “Lange Nacht” del Deutschlandfunk. Sono puntate lunghissime, di due ore, sugli argomenti più disparati, costruite benissimo, piene di voci, testimonianze, analisi raffinate. C’è la puntata su Ingeborg Bachmann e quella sul peso del silenzio delle generazioni post-nazismo, quella su Alexander Kluge e quella sulla storia della bicicletta. Decine di puntate perfette per le passeggiate in montagna o l’ozio sotto all’ombrellone.

Per questa settimana è tutto, ricordatevi che potete scrivermi direttamente a t.mastrobuoni@repubblica.it o seguirmi sui social. Mi trovate su Instagram, Facebook, Bluesky e su X (dove sono @mastrobradipo).

Bis dann! Tonia Mastrobuoni

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