Ingolfati - La crisi di Volkswagen
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniIngolfati
La Golf fu un simbolo per una generazione intera dei tedeschi: solida, infallibile, una sorta di panzer delle utilitarie che ispirò persino un popolare romanzo, “Generation Golf" e una serie di film. Così com’era stato un simbolo della generazione precedente il Maggiolone, anch’esso celebrato dal cinema, dalla televisione, dagli scrittori. Sono passati pochi decenni e il grande marchio che sfornò quei piccoli capolavori che fecero felice un ceto medio ancora inebriato dai “decenni d’oro”, come li definì Paul Krugman, è sprofondato in una crisi che non sembra aver fine.
Il gruppo Volkswagen teme per la propria sopravvivenza. E la proprietà sta reagendo, dopo i clamorosi errori dei top manager che si sono succeduti in questi anni, con un piano di crisi che è stato accompagnato, però, dalla minaccia di mettere fine a un modello che ha tenuto insieme la Germania del dopoguerra anche nelle crisi più dure: la cogestione. La ricostruzione di un’(ennesima) settimana drammatica per V…
Ingolfati
La Golf fu un simbolo per una generazione intera dei tedeschi: solida, infallibile, una sorta di panzer delle utilitarie che ispirò persino un popolare romanzo, “Generation Golf" e una serie di film. Così com’era stato un simbolo della generazione precedente il Maggiolone, anch’esso celebrato dal cinema, dalla televisione, dagli scrittori. Sono passati pochi decenni e il grande marchio che sfornò quei piccoli capolavori che fecero felice un ceto medio ancora inebriato dai “decenni d’oro”, come li definì Paul Krugman, è sprofondato in una crisi che non sembra aver fine.
Il gruppo Volkswagen teme per la propria sopravvivenza. E la proprietà sta reagendo, dopo i clamorosi errori dei top manager che si sono succeduti in questi anni, con un piano di crisi che è stato accompagnato, però, dalla minaccia di mettere fine a un modello che ha tenuto insieme la Germania del dopoguerra anche nelle crisi più dure: la cogestione. La ricostruzione di un’(ennesima) settimana drammatica per Vw che ho scritto per l’ultimo numero di Affari&Finanza la trovatequi.
Riarmo e remigrazione
Ulrich Siegmund, reduce dal trionfo delle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt, dove la sua Afd ha sfiorato il 44%, ha gettato la maschera. Quando gli hanno chiesto se fosse d’accordo con l’arrivo di una fabbrica di armi nella sua regione, il leader dell’ultradestra ha scioccato tutti. Per Siegmund il riarmo va benissimo perché garantirà armi e mezzi per deportare i migranti. Apriti cielo. La Germania è insorta, i partiti dell’arco costituzionale, come si sarebbe detto una volta, hanno accusato Siegmund di attingere a un immaginario nazista. E non può meravigliare, dunque, quello che è successo poche ore dopo e che ho anticipato su Repubblica: le chiese hanno comunicato a spostare i migranti che beneficiavano dell’asilo ecclesiastico in altre regioni.
Negoziati rossobruni
Una decisione inquietante, senza precedenti, motivata dal timore che il giorno che Siegmund sarà eletto governatore le chiese si ritrovino la polizia alle porte. Nel programma elettorale, del resto, l’Afd ha minacciato apertamente di cancellare l’asilo ecclesiastico, di non riconoscerlo più. Intanto, a proposito di consultazioni per il nuovo governo in Sassonia-Anhalt, Siegmund ha cominciato a negoziare con Sahra Wagenknecht. E qui trovate una mia intervista al leader dell’Afd Tino Chrupalla che spiega cosa farà l’ultradestra, se andrà al governo. Peraltro nei giorni scorsi è uscito un inquietante sondaggio che dà l’Afd ormai al 30% a livello nazionale. Un record che alimenta per l’ennesima volta le voci su una possibile cacciata del cancelliere Friedrich Merz.
Domenica si vota in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino, e in entrambi i land la Cdu è in grande difficoltà. Nella regione nordorientale qualcuno teme possa finire addirittura fuori dal parlamentino regionale, ossia sotto al 5%. E a Berlino, dopo la pessima reggenza del sindaco cristianodemocratico Kai Wegner, la Linke è in testa a tutti i sondaggi.