Veleni postelettorali
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniDopo le elezioni del 20 settembre a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Germania è partita una pesante campagna di delegittimazione della Linke, guidata da alcuni gruppi editoriali ma anche da politici di primo piano della Cdu/Csu. La vittoria diElif Eralp a Berlino ha scatenato soprattutto il più popolare tabloid tedesco, Bild, che sta martellando su un solo tema: la Linke è un partito antisemita.
Come ho spiegato qui, la sinistra tedesca, che a Berlino ha vinto per la prima volta le elezioni regionali sfiorando il 26% dei voti, ha conquistato consensi anzitutto battendo sul tema dell’emergenza abitativa e del caro-affitti nella capitale. Un tema sentito da tutti. Ma è anche quasi l’unico partito tedesco che ha sempre espresso solidarietà ai palestinesi e orrore per i massacri a Gaza.
La spaccatura della Linke
Su Israele, la Linke si è di fatto spaccata, soprattutto in questi ultimi tre anni post 7 ottobr…
Dopo le elezioni del 20 settembre a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Germania è partita una pesante campagna di delegittimazione della Linke, guidata da alcuni gruppi editoriali ma anche da politici di primo piano della Cdu/Csu. La vittoria diElif Eralp a Berlino ha scatenato soprattutto il più popolare tabloid tedesco, Bild, che sta martellando su un solo tema: la Linke è un partito antisemita.
Come ho spiegato qui, la sinistra tedesca, che a Berlino ha vinto per la prima volta le elezioni regionali sfiorando il 26% dei voti, ha conquistato consensi anzitutto battendo sul tema dell’emergenza abitativa e del caro-affitti nella capitale. Un tema sentito da tutti. Ma è anche quasi l’unico partito tedesco che ha sempre espresso solidarietà ai palestinesi e orrore per i massacri a Gaza.
La spaccatura della Linke
Su Israele, la Linke si è di fatto spaccata, soprattutto in questi ultimi tre anni post 7 ottobre. E se la candidata sindaca, Elif Eralp, della quale trovate un mio ritratto qui ha sempre difeso sia Israele sia le ragioni dei palestinesi, è vero che esistono delle frange estremiste che inneggiano ad Hamas. Ma da qui a bollare il partito, tout court, come “antisemita”, ce ne passa.
L’impressione è che una parte del mondo mediatico ma anche la Cdu stiano cercando di distrarre dal disastro Merz e da un pericolo ben maggiore, l’ascesa sempre più irresistibile dell’Afd. La Süddeutsche Zeitung, che non può certo essere tacciata di estremismo di sinistra, ha raccontato l’accanita campagna anti-Linke e ha fatto un bel reportage in un quartiere di Neukölln considerato una roccaforte dell'elettorato filopalestinese per capire quanto sia effettivamente intriso di antisemitismo.
I candidati viola e blu
Il giorno prima delle elezioni del 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino ho intervistato nel quartiere Friedrichshain, nella vecchia Berlino Est, un candidato della Linke di origine italiana, Damiano Valgolio, che mi ha spiegato cosa intende la Linke quando promette l’esproprio dei grandi fondi immobiliari per fermare la folle corsa degli affitti, aumentati negli ultimi dieci anni, in media, del 69%.
Il giorno prima ero andata invece in quartiere dell’ovest, Charlottenburg, dal lato opposto della città, per intercettare la spitzenkandidatin dell’Afd, Kristin Brinker.
Una rimonta straordinaria
Le elezioni di due domeniche fa hanno confermato una tendenza angosciante: l’Afd continua a crescere ovunque. E, sempre più spesso, a vincere le elezioni. È successo anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l’ultradestra è arrivata prima superando il 38% e fermando l’incredibile rimonta della Spd della governatrice uscente Manuela Schwesig.
Ho raccontato alla vigilia del voto la straordinaria rincorsa della popolare politica socialdemocratica - un anno fa era ancora a 18 punti dall’Afd - ma anche la società civile che mantiene uno straordinario presidio democratico in molte zone assediate dall’estrema destra. Per molti, a Berlino, Schwesig potrebbe essere la prossima candidata della Spd alla cancelleria. È l’unica luce, al momento, in un partito che sta registrando ovunque enormi crolli nei consensi.
Ma nei giorni precedenti al voto sono anche andata a esplorare le aree del Meclemburgo dove si nascondono tanti “villaggi-fortezza” dei völkischen, degli eco-nazi che infestano sempre di più le zone rurali della Germania. Il reportage lo trovatequi.
“Un disastro, ma resto"
Le voci su una sostituzione in corsa del cancelliere Friedrich Merz si sono di nuovo scatenate prima del voto di domenica - ma stavolta il cancelliere ha tentato un contropiede. Ha convocato in anticipo una riunione dei vertici della Cdu per domenica alle 17 - un’ora prima dei primi exit poll. E li ha costretti a blindarlo: alle 18 e qualche minuto, mentre arrivavano i primi, devastanti risultati delle elezioni a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, il cancelliere è apparso davanti ai giornalisti e ha mandato un messaggio inequivocabile: è un disastro ma io resto.
Un paio di giorni dopo, Martin Schulz, presidente della Fondazione Ebert, ex presidente del Parlamento europeo ed ex candidato alla cancelleria per la Spd, mi ha spiegato il motivo per cui Merz resta in sella. Eppure, nella notte elettorale, è successo un fatto drammatico: la Cdu è crollata sotto il 5% in Meclemburgo-Pomerania, è finita fuori da un parlamento regionale, e per la prima volta nella storia. In quest’intervista a caldo, lo scrittore Thomas Brussig, che è cresciuto a Berlino Est ma ha una casa da anni in Meclemburgo, mi ha raccontato cosa pensa di questo doppio risultato elettorale.