✕

Trump e le "elezioni dell’odio"

Spingere gli elettori a “odiare i democratici più di quanto odino i repubblicani”. Sarebbe questa la strategia scelta dal Gop per non perdere le midterm
2 minuti di lettura

New York - Trasformare le midterm di novembre nelle "elezioni dell’odio". Questa sarebbe la strategia scelta dai repubblicani per non perderle, secondo una fonte molto vicina al presidente Trump sentita dal sito Axios. È anche un anticipo di quanto ci aspetta dopo l’estate, quando "C’era una volta l’America" tornerà a raccontarvi come sta cambiando questo Paese, dopo una sosta fino a Ferragosto.

Le midterm sono diventate il banco di prova del capo della Casa Bianca, come ha fatto capire chiaramente lui stesso con il discorso rivolto alla nazione il 16 luglio, in cui ha lanciato accuse per brogli elettorali che vanno dalle attività spionistiche cinesi, fino al voto di chi non ha la cittadinanza americana. Perciò ha sollecitato il Congresso ad approvare il "Save America Act", ossia la legge che in teoria dovrebbe rendere più sicure le consultazioni, ma in realtà punta a sopprimere la partecipazione al voto dei gruppi più vicini ai democratici. Ad esempio ordina di imporre la presentazio…

New York - Trasformare le midterm di novembre nelle "elezioni dell’odio". Questa sarebbe la strategia scelta dai repubblicani per non perderle, secondo una fonte molto vicina al presidente Trump sentita dal sito Axios. È anche un anticipo di quanto ci aspetta dopo l’estate, quando "C’era una volta l’America" tornerà a raccontarvi come sta cambiando questo Paese, dopo una sosta fino a Ferragosto.

Le midterm sono diventate il banco di prova del capo della Casa Bianca, come ha fatto capire chiaramente lui stesso con il discorso rivolto alla nazione il 16 luglio, in cui ha lanciato accuse per brogli elettorali che vanno dalle attività spionistiche cinesi, fino al voto di chi non ha la cittadinanza americana. Perciò ha sollecitato il Congresso ad approvare il "Save America Act", ossia la legge che in teoria dovrebbe rendere più sicure le consultazioni, ma in realtà punta a sopprimere la partecipazione al voto dei gruppi più vicini ai democratici. Ad esempio ordina di imporre la presentazione di un documento di identità ai seggi, che può sembrare una misura logica, fino a quando non si scava sulle motivazioni reali. I sistemi di votazione negli Usa variano da stato a stato, ma comunque per esercitare questo diritto bisogna registrarsi, perché la scheda non arriva automaticamente a casa di tutti i maggiorenni iscritti all’anagrafe. Quando si compie questo atto è necessario dimostrare di avere i requisiti necessari, a partire dalla cittadinanza americana, con modalità che variano da regione a regione. Una volta iscritti si riceve a casa il certificato per andare ai seggi, dove alcuni stati chiedono di presentare anche un documento di identificazione, ma altri no. In teoria non ci sarebbe nulla di strano a stabilire l’uniformità nazionale, imponendo a tutti di esibire una prova della propria identità. Nella pratica però questo sopprimerebbe soprattutto la partecipazione di minoranze come quella nera o ispanica, più inclini a votare democratico, perché spesso sono loro a non avere i documenti o non saper navigare il sistema per ottenerli.

È solo un esempio dei molti trucchi che Trump sta cercando di utilizzare per non perdere le midterm, a cui vanno aggiunti la nuova mappatura dei collegi elettorali per favorire il Partito repubblicano e le contestazioni contro il voto postale.

Il presidente teme le elezioni di novembre, dove i sondaggi al momento danno i democratici in vantaggio, per diversi motivi politici e personali. Il primo è che una sconfitta sarebbe comunque una sconfitta, anche se il suo nome non sarà sulle schede, indebolendo la minaccia di tornare a candidarsi per un terzo mandato nel 2028, anche se la Costituzione lo vieta. Il secondo è che se i repubblicani perdessero la maggioranza anche in una sola aula, per loro diventerebbe impossibile far approvare qualsiasi legge fino al termine del mandato presidenziale, a meno di mettersi d’accordo con l’opposizione per concludere compromessi. Il terzo, forse il pericolo più grave per Trump, è che alla Camera iniziano le procedure per l’impeachment e le indagini sull’amministrazione. Forse i democratici non hanno molta voglia di ripetere per la terza volta l’incriminazione del presidente, anche perché verrebbe nuovamente bocciata al Senato, ma di sicuro userebbero tutte le commissioni per mettere sotto inchiesta l’intera amministrazione, paralizzandola. Per non parlare dei probabili accertamenti sui vari modi con cui il capo della Casa Bianca e la sua famiglia hanno approfittato della carica pubblica per arricchirsi.

(reuters)

Per evitare queste trappole, secondo la fonte sentita da Axios, i repubblicani si preparano a trasformare le midterm in una "hate election", ossia una consultazione basata sull’odio. Lo scopo è spingere gli elettori a "odiare i democratici più di quanto odino i repubblicani. E abbiamo del materiale su cui lavorare". Quindi il Gop punta a spaccare ancora di più gli Stati Uniti, come se non bastassero le divisioni politiche e culturali già drammatiche, che hanno provocato e continuano a provocare violenze letali. Basti pensare ai due cittadini americani uccisi dagli agenti dell’Ice a Minneapolis, Renée Good e Alex Pretti, oppure sul fronte opposto all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk. Ma tanto cosa importa? L’importante è vincere le elezioni, a qualsiasi prezzo.

Questo ci aspetta in autunno, e di questo torneremo a parlare dopo la pausa fino a Ferragosto.

Leggi i commenti