La transizione verde si ferma senza sicurezza sociale
2 minuti di lettura
New York - Noi europei ci lamentiamo spesso di Donald Trump, specialmente per come sta uccidendo le politiche per contrastare i cambiamenti climatici, ma guardando la trave nel suo occhio rischiamo di mancare quella che sta entrando pure nel nostro. Così sembrerebbe, almeno, leggendo il dettagliato rapporto con cui nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha rimproverato all’Unione Europea di fare marcia indietro sul suo Green Deal. Sarebbe allora il caso di chiederci se si tratta solo della soddisfazione sadica di un giornale conservatore, felice di denunciare il tradimento dei liberal, oppure di un cambiamento di rotta reale che ci obbliga a rivedere gli obiettivi e le pratiche per raggiungerli.
Ursula von der Leyen (Reuters)
Il quotidiano finanziario di Manhattan nota che "Bruxelles ha proposto di allentare il suo carbon-pricing system e consentire la vendita di auto a benzina più a lungo. Il Regno Unito sembra pronto a riprendere le perforazioni petrolifere nel Mare del Nord e abbassare gli obiettivi per le vendite di auto elettriche. Il Canada ha smantellato la sua impopolare carbon tax e appoggia nuove infrastrutture per il petrolio e il gas". Il Wall Street Journal scrive che stiamo facendo marcia indietro perché le politiche più ambiziose del Green Deal non erano realistiche, non erano condivise dalla maggior parte della popolazione, e soprattutto ci mettevano davanti alla scelta obbligata tra la loro attuazione e il suicidio economico/industriale. Perciò il cambio di rotta era inevitabile, a meno di non voler spingere l’intero continente verso una decrescita più o meno infelice, che lo avrebbe condannato a non contare più nulla rispetto ad America e Asia. Quindi la transizione verde magari proseguirà, ma più lentamente e in una maniera più accettabile dalla gente, ammesso che così serva ancora a prevenire le catastrofi ambientali anticipate da questa bollente estate.
Non va escluso poi che all’origine di questa marcia indietro ci sia la spinta delle forze politiche conservatrici al potere, o in crescita in molti paesi europei, felici di seguire l’esempio o la leadership di Trump. Una scelta che incoraggia il capo della Casa Bianca ad accelerare le politiche finora detestate dall’Europa, usando come conferma delle sue scelte proprio la resa di Bruxelles davanti alla realtà.
Jonathan Safran Foer
La disputa resta aperta, ma lo scrittore Jonathan Safran Foer, autore di "We Are The Weather", dopo aver trascorso un luglio infuocato con la sua famiglia a Parigi, ci ha dato questa interpretazione della marcia indietro dal Green Deal: "Quelle politiche chiedevano alle persone di pagare un costo reale oggi per un beneficio invisibile, differito e condiviso con tutti sulla Terra, e veniva chiesto spesso ai meno abbienti. Non è stupidità o malvagità; è una risposta razionale ad una richiesta mal progettata. Una persona già spaventata dall'aumento dell'affitto, la riduzione dei posti di lavoro e le spese mediche che non può permettersi, non ha più capacità per un'emergenza planetaria. La paura non è additiva, ha spazio limitato. Perciò sono arrivato a pensare che la questione climatica e quella di una sicurezza sociale decente non siano priorità concorrenti, ma la stessa cosa".
Secondo questa logica la sfida andrebbe raddoppiata, invece che abbandonata. Bisognerebbe sommare le politiche ambientaliste a quelle necessarie per combattere le disuguaglianze, che poi sono all’origine del successo di populismo e sovranismo, cavalcati da Trump e dai conservatori europei per andare al potere. Resta da vedere se il progressismo europeo ha la capacità, gli strumenti, le idee, la volontà e il consenso per lanciare questa doppia sfida.