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So long, Sir Keir

E la Frida-Kahlo mania a Londra
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Buongiorno,

e ben ritrovati su London Eye, l’occhio di Repubblica su Londra, il Regno Unito e anche l’Irlanda.

Alla fine è successo. Sir Keir Starmer ha annunciato ieri mattina le dimissioni da primo ministro britannico, anche commuovendosi alla fine. È pazzesco, se pensiamo che solo due anni fa aveva trionfato alle elezioni generali, ottenendo una maggioranza monstre. Ma questo è oggi il Regno Unito. Un Paese stranito, per alcuni impazzito, di certo incredibilmente instabile. E il motivo principale è la Brexit, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario decennale, da quel fatidico referendum del 23 giugno 2016. Non a caso, il probabile successore di Starmer, Andy Burnham, molto presto sarà il quinto primo ministro britannico negli ultimi quattro anni e il settimo negli ultimi dieci. Qualcosa di incredibile, per cui qui si sprecano i paragoni con l’Italia - che nel frattempo è diventata eccezionalmente stabile in politica.

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Buongiorno,

e ben ritrovati su London Eye, l’occhio di Repubblica su Londra, il Regno Unito e anche l’Irlanda.

Alla fine è successo. Sir Keir Starmer ha annunciato ieri mattina le dimissioni da primo ministro britannico, anche commuovendosi alla fine. È pazzesco, se pensiamo che solo due anni fa aveva trionfato alle elezioni generali, ottenendo una maggioranza monstre. Ma questo è oggi il Regno Unito. Un Paese stranito, per alcuni impazzito, di certo incredibilmente instabile. E il motivo principale è la Brexit, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario decennale, da quel fatidico referendum del 23 giugno 2016. Non a caso, il probabile successore di Starmer, Andy Burnham, molto presto sarà il quinto primo ministro britannico negli ultimi quattro anni e il settimo negli ultimi dieci. Qualcosa di incredibile, per cui qui si sprecano i paragoni con l’Italia - che nel frattempo è diventata eccezionalmente stabile in politica.

Dunque, non vi fidate di chi di vi dice che la Brexit non c’entra con i guai della Gran Bretagna oggi. Qui trovate una mia analisi economica pubblicata ieri sul nostro magazine finanziario Affari & Finanza. Ma se torniamo ad analizzare i primi ministri caduti, Cameron si dimise subito dopo il referendum Brexit perso (lui era un Remainer), Theresa May perché non riuscì a portare a casa un accordo post Brexit con l’Ue, e tutti gli altri si sono comunque auto-eliminati o per scandali istituzionali (vedi il Partygate per Boris Johnson) o per teorie economiche lunari, come la disastrosa Liz Truss dopo soli 44 giorni a Downing Street, con l’intento di far ripartire l’economia, o per insipienza politica in un Regno ancora scosso e smarrito, vedi Rishi Sunak e lo stesso Starmer. Se non ci fosse stata la Brexit, Cameron non si sarebbe dimesso, Theresa May non sarebbe mai diventata premier, e forse lo stesso Boris Johnson, e via discorrendo.

Theresa May 

Sono un po’ di fretta per la notevole mole di lavoro delle ultime ore, quindi solo per oggi questa newsletter sarà più breve del solito. Ma, nel frattempo, vi volevo segnalare la nostra ampia copertura sull’ennesimo terremoto politico oltremanica e sull’anniversario Brexit. Qui per esempio trovate una potente intervista al grande scrittore Robert Harris, che racconta perché “il Regno Unito oggi è come la Germania degli anni Venti. Dopo il referendum dell’uscita dall’Ue un decennio fa, il mio Paese è diventato ingovernabile”. Qui i motivi per cui è caduto Starmer, qui invece un ritratto del nuovo possibile premier, il re del Nord Andy Burnham (spoiler: potrebbe essere il primo cattolico a Downing Street), e qui il mio video da Downing Street ieri mattina.

Andy Burnham (epa) 

Riguardo all’anniversario Brexit, invece, stamattina troverete tra sito e giornale un mio reportage da Boston (non in America bensì in Lincolnshire :-)), la città più brexiter di tutte (circa 75% per l’uscita dall’Ue nel 2016), in cui il referendum non ha di certo risolto i problemi, ma anche una mia intervista al sindaco Sadiq Khan, che racconta il tormento degli ultimi dieci anni per Londra e le minacce di morte che riceve (secondo lui anche per colpa di Donald Trump). Qui invece l’ultimo sondaggio che certifica il sentimento e il rimorso di “Bregret” in molti britannici. E poi tutti gli articoli e i retroscena sulla storica giornata di ieri. Ah, e se vi siete persi la mia lunga ed esclusiva intervista a Nigel Farage, qui potete recuperarla.

Ieri intanto ho visto in anteprima una attesissima mostra su Frida Kahlo alla Tate Modern (apre il 25 giugno, e vi consiglio di andare), se vedete degli orologi strani nella tube di Londra qui potrete svelare l’arcano, una allieva del compianto David Hockney ha dato scandalo alla BBC, e pure il tennista Moutet al torneo Queen’s di tennis.

Frida Kahlo, Senza titolo (autoritratto), 1940 

Il pub della settimana è il Parakeet a Kentish Town, nord Londra: ottime birre, cucina deliziosa, in particolare il Sunday Roast, piatti cotti nel forno a legna e specialità come il pane di patate con burro affumicato e porri brasati.

Mentre il ristorante della settimana è Les 2 Garçons, nella vicina Crouch End: autentica cucina francese, tra zuppa alla cipolla, “duck confit” e una atmosfera unica.

Se volete scrivermi, la mia mail è a.guerrera@repubblica.it (non rispondete direttamente a questa email perché il messaggio non mi arriverà) mentre qui c'è il mio X e qui il mio Instagram, dove potete seguirmi ogni giorno.

Alla prossima settimana con London Eye,

Antonello Guerrera Corrispondente di Repubblica a Londra

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