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La rivoluzione di Andy Burnham

Andy Burnham 
E i biglietti di Wimbledon a 700mila euro
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Almeno ora sappiamo qualcosa di più di Andy Burnham come primo ministro che si appresta ad essere tra meno di tre settimane. Ieri l’ex sindaco di Manchester ha pronunciato il suo primo discorso programmatico - proprio nella città adottiva – mentre lui è di vicino Liverpool – che ha governato per 9 anni - per dare un’idea ai britannici, e a noi giornalisti, che idea e visione ha del Regno Unito una volta che avrà definitivamente scalzato Keir Starmer da Downing Street (i due intanto “se le sono già date”). A proposito, piccola premessa: ai giornalisti presenti ieri a Manchester - il sottoscritto e Repubblica siamo stati unico media straniero ammesso - non è stato permesso di fare domande. Anzi, all’inizio siamo stati persino relegati persino in piccionaia del “Museo della Storia del Popolo” (mai luogo più adeguato per il discorso di Burnham), anche se poi successivamente ci è stato permesso di scendere tra gli eletti. Almeno siamo riusciti a raccogliere i commenti di ministri britannici e autorità locali presenti al discorso del “re del Nord”, potentissimo tra l’altro (andremo nei dettagli tra poco).

In realtà Burnham, applaudito e celebrato dai suoi supporter e da molti sindaci del Nord inglese come lui, non ha risposto nemmeno a domande del pubblico. Ciò ha aumentato le critiche su quanto poco sappiamo davvero di lui come primo ministro. Certo, siamo parlando di un politico di lungo corso (ha 56 anni e ha servito anche nel governo di Gordon Brown), ma fino a due settimane fa non aveva neanche un seggio in Parlamento, con il quale – dopo la vittoria alle suppletive di Makerfield – ha poi lanciato il golpe politico per costringere Starmer a dimettersi, nonostante Sir Keir avesse trionfato alle elezioni del 2024 con una maggioranza monstre.

Anche per questo, nel Labour (e soprattutto tra i deputati pro Starmer) sta crescendo la tentazione di evitare l’”incoronazione” di Burnham a primo ministro - in quanto sinora è ufficialmente l’unico candidato alla successione del dimissionario Starmer - e innescare le primarie con un candidato “di carta”. Ciò almeno per capire che cosa vuole davvero fare Burnham, per metterlo alle strette e se ha intenzione di rispettare il mandato e il programma di Starmer. Il “paper candidate” potrebbe essere Al Carns, che però di carta proprio non è, perché è un deputato scozzese tosto, ambizioso, veterano di guerra, 25 anni nell’esercito ed ex ministro delle forze armate nel governo Starmer, carica dalla quale si è dimesso in protesta contro i fondi alla Difesa secondo lui insufficienti.

Al Carns 
Carns sta ancora valutando se correre (inutilmente) contro il favoritissimo Burnham (ha tempo fino al 15 luglio) ma lo farà solo se sarà conveniente ad innalzare la sua statura politica - non quella fisica, perché è già un colosso di suo. Se si lancerà nella lotta, ci saranno le primarie, i membri del Labour voteranno fino al 27 agosto e il vincitore, ossia il nuovo leader Laburista e quinto primo ministro in quattro anni, sarà proclamato il 29 dello stesso mese. Altrimenti, come al momento sembra decisamente più probabile, l’unico candidato Burnham dovrebbe essere annunciato trionfatore già il 17 luglio (o il 16 sera), con il passaggio di consegne ufficiale tra lui e Starmer a Downing Street lunedì 20 luglio.

Burnham e Starmer (Afp) 
Ma torniamo a ieri. Perché il primo discorso di Andy Burnham da primo ministro in pectore, a Manchester, è già una rivoluzione, almeno a parole. È un martello il 56enne “re del Nord”, come viene chiamato da queste parti - da “Game of Thrones” - dopo nove anni da sindaco di Manchester, che cresce più di ogni regione del Regno. Con lui al governo, la Gran Bretagna si prepara “al più grande cambiamento mai visto”. Burnham vuole riscrivere il futuro del Paese, con un pezzo di “Downing Street che si sposterà a Manchester, per coordinare la più grande redistribuzione di potere”, ricchezze e risorse della Gran Bretagna, da Londra al Nord. Perché, secondo “Burnham, “abbiamo bisogno di una direzione nuova, dieci turbolenti anni dopo la Brexit e soprattutto perché Westminster non ha lavorato per il popolo. Non c’è più fiducia nei politici e non possiamo permetterci un altro decennio così. Serve una riforma dei servizi con maggiore controllo pubblico su acqua, edilizia, energia, difesa e trasporti; la reindustrializzazione; e la rigenerazione dei territori”. Sì agli investimenti stranieri ma talvolta lo Stato “deve intervenire per non lasciare tutto in mano ai mercati, perché la crescita non arriva dall’alto ma si genera dal basso, come dimostra Manchester. Questo è il Manchesterismo. Offriremo alle imprese la stabilità e la fiducia necessarie per investire”, continua Burnham, “aumentando la produttività e adottando nuove tecnologie. Ma la “trickle-down economics”, per cui la ricchezza dovrebbe "sgocciolare" dall'alto verso il basso, non funziona”. Inoltre: “Per troppo tempo gli appalti pubblici hanno avuto come unico obiettivo quello di trovare l'offerta più economica a livello globale, invece di aiutare i fornitori britannici a diventare più solidi e competitivi”. E poi il sostegno ai negozi locali contro i giganti del web, costruzione record di case popolari e più attenzione alle scuole professionali e meno alle università, “per quanto importanti”: “Bisogna pensare anche a chi non ci va, è finita l'epoca di una scuola costruita esclusivamente attorno al percorso universitario”, sentenzia l’ex sindaco. Burnham vuole ribaltare il Regno. È la vendetta del Nord operaio contro il ricco Sud, dieci anni dopo lo schiaffo della Brexit. Il sindaco di Londra Sadiq Khan loda il suo amico e collega, promettendo collaborazione. Ma come la prenderanno i londinesi e l’Inghilterra meridionale? Le opposizioni già criticano il re del Nord, che a quanto pare non andrà neanche a vivere a Downing Street, rimanendo di base a Manchester, e sarebbe il primo a snobbarla dopo Harold Wilson. Questa è una rivoluzione post-industriale dell’Inghilterra e Burnham non ha degnato Difesa, Esteri o Unione Europea nemmeno di una parola. Allacciate le cinture.
Harold Wilson 
Intanto è iniziato Wimbledon, che sto seguendo a Church Road, e ho intervistato Matteo Berrettini che mi ha detto perché “non ha mai amato il tennis così tanto, nonostante mi infortuni da quando avevo 14 anni”, oggi gioca finalmente Serena Williams, a 44 anni (!), ma si parla anche dei suoi farmaci per dimagrire e delle polemiche sui controlli antidoping, mentre ieri Jannik Sinner ci ha fatto spaventare, e c’è anche il caso dei biglietti a Wimbledon arrivati a costare 700mila euro per un posto al campo centrale.
Serena Williams 
E se ve lo siete perso, questo è il mio annunciato reportage da Boston, Lincolnshire, la città più brexiter di tutte 10 anni dopo il referendum che ha sancito l’uscita di Londra dalla Ue (spoiler: le cose non sono andate benissimo), qui un’intervista esclusiva al sindaco di Londra, Sadiq Khan, che rivela anche come le minacce di morte contro lui sarebbero legate a un particolare fenomeno, mentre qui trovate una mia intervista a Nicolas Vaporidis per i 20 anni del film cult “Notte prima degli esami” (a proposito, lo sapevate che vive a Londra ora?), mentre re Carlo e la regina Camilla hanno clamorosamente annunciato che abbandoneranno un luogo storico (e hanno pure annunciato quante tasse pagheranno) ma soprattutto la principessa Kate ha compiuto un’impresa storica (e per una buona causa).
La principessa Kate durante la scalata 
Il pub della settimana è The Eight Bells a Fulham: un’atmosfera che più inglese del secolo scorso non si può, birre tradizionali e di fianco a una libreria unica (non rovino la sorpresa). Solo evitatelo quando gioca il Fulham…
The Eight Bells 
Mentre il ristorante della settimana è il Parlour a Kensal Green: design rilassato, cucina britannica creativa, come la “Desperate Dan’s Cow Pie” e il posto ideale se non volete spendere una fortuna.
Il Parlour 

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