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La Commissione europea tenta il rilancio

(afp)
Ursula von der Leyen sta preparando una sorta di “Action Plan” per l’autunno
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La Commissione europea tenta il rilancio. Dopo mesi di sostanziale paralisi e di incapacità di assumere un ruolo nelle crisi militari in Ucraina e nel Golfo Persico, Ursula von der Leyen sta preparando una sorta di “Action Plan” per l’autunno. La “palude” in cui si è mossa l’Unione europea è stata determinata in buona parte anche dall’incapacità dei governi nazionali di assumere una linea unica sui principali dossier globali. Persino sulla difesa degli interessi commerciali messi in pericolo da Donald Trump.

Oggi infatti la presidente della Commissione ha organizzato un incontro a Bruxelles con Mario Draghi per discutere ancora una volta dei problemi di competitività dell’Unione. È evidente che tutti i dati – soprattutto alla luce della ripresa del conflitto tra Usa e Iran – evidenziano un deficit di crescita e di prospettiva economica per il Vecchio Continente. Von der Leyen ha allora bisogno di dare nuova linfa al suo…

La Commissione europea tenta il rilancio. Dopo mesi di sostanziale paralisi e di incapacità di assumere un ruolo nelle crisi militari in Ucraina e nel Golfo Persico, Ursula von der Leyen sta preparando una sorta di “Action Plan” per l’autunno. La “palude” in cui si è mossa l’Unione europea è stata determinata in buona parte anche dall’incapacità dei governi nazionali di assumere una linea unica sui principali dossier globali. Persino sulla difesa degli interessi commerciali messi in pericolo da Donald Trump.

Oggi infatti la presidente della Commissione ha organizzato un incontro a Bruxelles con Mario Draghi per discutere ancora una volta dei problemi di competitività dell’Unione. È evidente che tutti i dati – soprattutto alla luce della ripresa del conflitto tra Usa e Iran – evidenziano un deficit di crescita e di prospettiva economica per il Vecchio Continente. Von der Leyen ha allora bisogno di dare nuova linfa al suo mandato. E non può che rintracciarla negli eventuali provvedimenti a favore di un nuovo sviluppo della nostra economia. L’inquilina di Palazzo Berlaymont deve farlo rapidamente. Ne discuterà oggi con l’ex Governatore della Bce per essere pronta a settembre. In particolare a metà mese, quando in occasione della prossima sessione plenaria del Parlamento europeo illustrerà il cosiddetto “State of the Union”, il punto della situazione dell’Ue e le proposte per l’anno successivo. La presidente della Commissione ne ha bisogno per uscire dalla palude in cui è si è di fatto immersa nell’ultimo anno e per affrontare al meglio le conseguenze delle elezioni che si terranno nel 2027 in quattro paesi: Francia, Spagna, Italia e Grecia. Perché l’esito di questi voti – in particolare quelli nel nostro Paese e per l’Eliseo – potrebbero determinare effetti anche sulla sua presidenza. Le possibili dimissioni di Christine Lagarde dalla banca Centrale europea sono potenzialmente in grado di provocare un rimescolamento a catena nelle principali istituzioni europee. Soprattutto prima delle elezioni francesi. Anche se non sarà un’operazione semplice, i “top jobs” comunitari rischiano di essere rimescolati. E Von der Leyen vuole essere pronta ad affrontare quel rischio. Settembre sarà allora il primo test: pronta a lanciare le sue proposte per la competitività europea.

Tra l’altro martedì Eurostat, l’Istituto di Statistica europeo, renderà noti i dati sul Debito pubblico trimestrale, sul disavanzo pubblico trimestrale e sui conti finanziari del primo trimestre 2026. Tutti numeri che renderanno ancora più evidenti le difficoltà del Vecchio Continente. Senza contare che lo stesso nodo, proprio in autunno, si stringerà intorno all’Italia. In quei mesi si saprà definitivamente se il nostro deficit nel 2025 sarà sceso sotto il 3 per cento. Se quindi si potrà chiudere la procedura per disavanzo eccessivo. E a catena se il governo di Roma potrà ricorrere liberamente alla Clausola di Salvaguardia nazionale per le spese riguardanti l’energia. Un passaggio che potrebbe restituire ossigeno alla capacità di manovra della “Squadra Meloni” e dare spazio all’ultima Legge di Bilancio prima delle urne. O, se il deficit sarà confermato sopra il 3, costringerà Palazzo Chigi a muoversi ancora in un’apnea che non darà al governo il fiato per rispondere alle richieste degli italiani.

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