Transatlantico europeo

Il bivio di von der Leyen

Ursula von der Leyen (REUTERS/Johanna Geron)
Ursula von der Leyen (REUTERS/Johanna Geron) 

Inseguire la destra o darle battaglia

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Ursula von der Leyen si trova davanti a un bivio. Una scelta molto più impegnativa rispetto all’inizio di questo suo mandato: decidere se rivitalizzare la sua maggioranza tradizionale costruita sull’asse Popolari-Socialisti o se compiere un ulteriore passo verso destra.

Le elezioni tedesche in Sassonia con la vittoria netta dei neonazisti dell’Afd pongono alla Commissione e al Parlamento europeo un dilemma esistenziale. Come bloccare o almeno frenare l’avanzata della destra radicale antieuropeista e filoputiniana? Fino ad ora la leader europea ha pensato di placare le spinte reazionarie strizzando l’occhio alla destra dei Conservatori. Ogni provvedimento, alla fine, è stato costruito per ottenere almeno la non contrarietà dell’Ecr, il gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia. Ma è ormai evidente che la tattica remissiva e sostanzialmente senza una traiettoria chiara non ha dato i risultati sperati.

Friedrich Merz (REUTERS/Nadja Wohlleben)
Friedrich Merz (REUTERS/Nadja Wohlleben) 
Per di più è probabile che il governo più importante d’Europa, quello tedesco a guida popolare, appaia sempre più un’anatra zoppa. La tedesca von der Leyen non potrà che essere penalizzata dalla caduta di consenso del cancelliere Merz e della “Grande Coalizione” di Germania. Ma appunto la scelta è se provare a imboccare il sentiero più stretto ma più trasparente che porta a concordare i provvedimenti solo con la coalizione tradizionale: Ppe, S&D e Renew.

Una opzione che impone capacità di gestione politica. Perché nei prossimi mesi andranno al voto almeno quattro fondamentali paesi dell’Unione: Francia, Italia, Spagna e Grecia. E altri Land tedeschi (già il prossimo 20 settembre Berlino e Meclemburgo Pomerania). Ma questo è esattamente il punto debole della presidente della Commissione che tende ad accontentare tutti senza imboccare una strada precisa.

Ulrich Siegmund, leader dell'AfD in Sassonia-Anhalt
Ulrich Siegmund, leader dell'AfD in Sassonia-Anhalt 
Già questa settimana, al suo ritorno dalla Groenlandia, von der Leyen sarà chiamata a gestire un ordine del giorno del suo collegio con qualche spina: l’Housing act. Sul patrimonio immobiliare europeo, su come gestirlo e come introdurre nuove regole anche sugli affitti. Ma la vera spina nel fianco sarà il nuovo Bilancio pluriennale europeo. I Paesi che si sentono sotto il tiro dei sovranisti tenderanno a chiedere tagli al budget. La Germania in prima fila. Ma senza soldi, nessuna istituzione – nemmeno quelle europee – sono in grado di risolvere i problemi dei cittadini. In un contesto del genere il pericolo principale è quello dell’inattività e quindi quello di rendere l’Ue ancora più inefficace agli occhi degli elettori che reclamano risposte e soluzioni.

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