Cop28, trattative ad oltranza sulle fonti fossili
di Luca Fraioli"Sultan Al Jaber è rimasto sveglio fino alle 4 del mattino per incontrare ogni singolo gruppo di negoziatori e ascoltare le loro proposte". Una lunga notte di trattative quella appena trascorsa a Dubai, che però non è servita a raggiungere l'obiettivo che il presidente di Cop28 si era dato tassativamente: chiudere oggi questa Conferenza Onu sul clima. Troppo distanti le posizioni dei diversi blocchi di Paesi. Lo ha confermato, alle 12 locali, il braccio destro di Al Jaber, l'ambasciatore Majid Al Suwaidi, direttore generale di Cop28, in un improvvisato incontro con la stampa. "In questa Cop stiamo cercando di fare qualcosa che non è mai stato fatto prima. E includere il linguaggio sui combustibili fossili nel testo finale è una parte importante di questo tentativo".
La presidenza è consapevole di aver gettato nello scompiglio le delegazioni, soprattutto quelle (Europa, Africa, Stati insulari) che vedevano ormai a portata di mano l'inserimento della parola definitiva: phaseout, uscita graduale. "Sapevamo che il nostro testo non avrebbe trovato il consenso necessario", ha confermato Al Suwaidi. "Ma era proprio la nostra intenzione: far venire allo scoperto le delegazioni e farci dire qual è la loro 'linea rossa', il punto oltre il quale non vogliono e possono spingersi, soprattutto sui fossili".
E' stato fatto notare all'ambasciatore che proprio nel capitolo relativo ai combustibili fossili si usa spesso il condizionale could, si potrebbe. "Ho partecipato per anni alle trattative e so quando sia facile per i negoziatori aggrapparsi alle singole parole o espressioni. Ma come membro della presidenza il mio compito è scrivere un testo che raccolga il consenso di tutti i Paesi presenti. Tuttavia, noi possiamo solo facilitare questo processo, l'esito finale dipende dal coraggio e dalla ambizione delle parti".
Dopo il giro di consultazioni notturne, la presidenza sta elaborando una seconda bozza che riduca la distanza tra chi vuole i phaseout e chi si oppone (Arabia Saudita in primis), ma che tenga anche a bordo le nazioni africane, deluse per le poche risorse economiche destinate alle loro politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Sultan Al Jaber ha chiesto alle delegazioni di rimanere a disposizione per consultazioni bilaterali: "Il nostro obiettivo è garantire che i gruppi e i partiti dispongano di un pacchetto completo di decisioni da prendere in considerazione più tardi oggi, ma non prima delle 18:00". Una mossa che ha indotto i vertici di Unione europea e Stati Uniti a cancellare i loro incontri con la stampa previsti nel pomeriggio, anche se la loro contrarietà alla bozza presentata ieri è emersa chiaramente fin dalle prime letture.
Più difficile decifrare la posizione del vero convitato di pietra, la Cina. Unica certezza c'è: anche la prossima notte Al Jaber farà le ore piccole. "Sarebbe felice di poter chiudere oggi come da programma", ha concluso Al Suwaidi, "ma in questo momento la cosa più importante è ottenere il consenso di tutti su un documento ambizioso". A Dubai si tratterà a oltranza.