Dalla perdita di specie animali e vegetali all'andamento delle energie rinnovabili, dalle emissioni di gas serra nell'atmosfera agli eventi estremi. Una fotografia, in dati, dello stato di salute del Pianeta

A cura della redazione
Green&Blue e del Visual Lab

Specie animali minacciate

La fauna italiana è stimata in circa 60.000 specie, e il 98% di queste è costituito da invertebrati mentre le specie di vertebrati sono 1.300. Se invece consideriamo solo l’ecosistema marino, abbiamo 2.800 specie floristiche e 9.300 specie faunistiche. In merito agli endemismi, vi sono 1.371 specie e sottospecie vegetali esclusive dell’Italia o subendemiche ossia presenti anche in Corsica e a Malta. È endemico anche il 20% delle specie animali terrestri e di acqua dolce, soprattutto anfibi e pesci ossei di acqua dolce.

Animali a rischio

Secondo gli ultimi aggiornamenti delle Liste Rosse Italiane, lo stato di conservazione di molte specie e di altrettanti ecosistemi è seriamente compromesso. Circa 40 specie di vertebrati sono in pericolo critico di estinzione, tra cui l’orecchione sardo, il geotritone del Sarrabus e lo squalo volpe occhione. Gli ecosistemi a rischio sono invece 58 e corrispondono al 19,6% della superficie nazionale, ovvero quasi la metà di quella coperta dagli habitat naturali e seminaturali (46,3%).

1mln

di specie sono a rischio estinzione nel 2025

50%

potrebbe scomparire entro la fine del secolo

0%

dei mammiferi

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degli uccelli

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degli anfibi è minacciato dall’estinzione
(dati IUCN)

Specie vegetali minacciate

Il 43% delle 202 specie della nostra flora tutelate anche dalla Convezione di Berna e dalla Direttiva Habitat 92/43/CE, sono minacciate o a rischio di estinzione e 8 Piante vascolari e 3 Briofite si sono già estinte.

Questi numeri, e il fatto che la diversità di organismi viventi presente sul nostro territorio è così elevata, ci pongono di fronte a una grande responsabilità e a un notevole impegno in termini di tutela della natura. Dobbiamo proseguire con le buone azioni implementate sinora e allo stesso tempo attivare nuove misure di gestione e conservazione che tengano conto anche degli effetti dei cambiamenti climatici. (fonte: Legambiente, "Biodiversità a rischio", 2024). 

Emissioni di gas serra

Calo significativo dei gas serra nel 2024 per l'Italia: -3% rispetto all’anno precedente, principalmente per effetto del comparto che produce energia elettrica. Questo settore incide mediamente per un quarto delle emissioni nazionali e negli anni si dimostra tra i più efficienti in termini di riduzione dei gas climalteranti: questi sono diminuiti del 64% dal 1990 ad oggi.

Si conferma problematico il settore dei trasporti le cui emissioni continuano a crescere significativamente e rappresentano il 28% di quelle nazionali: derivano per oltre il 90% dal trasporto stradale e sono aumentate di circa il 7% dal 1990. Il parco veicolare italiano è tuttora caratterizzato da mezzi ad alimentazione tradizionale (benzina e gasolio) e negli anni il numero dei veicoli ha registrato una notevole espansione (oltre il 50%). Tutti gli altri settori economici registrano marcate riduzioni delle emissioni, ad eccezione della gestione dei rifiuti che però contribuisce solo al 5% del totale nazionale. (fonte: ISPRA, “Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030”, 2024).

Eventi estremi in Italia

Sempre più drammatici gli effetti della crisi climatica sul territorio italiano diviso tra siccità e alluvioni. In costante crescita il numero degli eventi meteo estremi negli ultimi dieci anni: nel 2024 l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ne ha registrati 351 (+485% rispetto al 2015).

L’Italia è sempre più sotto scacco della crisi climatica. Nel 2024, e per il terzo anno consecutivo, sono stati oltre 300 gli eventi meteo estremi che hanno colpito la Penisola, arrivando quest’anno a quota 351. Un numero in costante crescita negli ultimi dieci anni: nel 2024 ha visto un aumento degli eventi meteo estremi di quasi 6 volte, +485% rispetto al 2015 (quando ne furono registrati 60). A fare la parte da leone in questo 2024 l’aumento dei danni da siccità prolungata (+54,5% rispetto al 2023), da esondazioni fluviali (+ 24%) e da allagamenti dovuti alle piogge intense (+12%), con un’Italia divisa in due tra poca e troppa acqua. Il trend, come dimostrato dagli eventi meteo estremi avvenuti negli ultimi 10 anni, è ormai chiaro ed evidente: non siamo più in una situazione di eccezionalità ma di costante emergenza e crisi climatica. (Fonte:  Legambiente, Osservatorio Città Clima di Legambiente, Bilancio 2024)

Catastrofi con maggior incremento

Il 2024 è stato segnato da 134 casi di allagamenti da piogge intense, 62 casi di danni da vento, 46 esondazioni fluviali che hanno causato danni, 34 eventi con danni da siccità prolungata, 30 danni da grandinate, 19 casi di frane causate da piogge intense, 9 danni alle infrastrutture, 8 da mareggiate, 2 al patrimonio storico e 1 caso di temperature record.

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Allagamenti da piogge intense

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Esondazioni fluviali

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Danni da siccità prolungata

Il Nord Italia risulta il più colpito con 198 eventi meteo estremi, seguito dal Sud 92 e dal Centro 61.  A livello regionale, quest’anno l’Emilia-Romagna con 52 eventi, è la regione più martoriata dalla crisi climatica, seguita da Lombardia (49), Sicilia (43), Veneto (41) e Piemonte (22). (fonte:  Legambiente, Osservatorio Città Clima di Legambiente, Bilancio 2024)

Giornate con
onde di calore e anomalie medie
di temperatura

2024, anno dei record. Spicca l’ennesimo record di temperature globali registrato dal programma europeo Copernicus che indica il 2024 come l’anno più caldo da inizio registrazioni con, per la prima volta, il superamento della soglia di 1,5 °C sopra i livelli pre-industriali.

Il mese di novembre 2024 è stato il secondo più caldo a livello globale, dopo il novembre 2023, con una temperatura media dell’aria superficiale di 14,1°C, +0,7°C al di sopra della media di quel mese del periodo compreso tra il 1991 e il 2020. Il novembre 2024 è stato di 1,6°C al di sopra del livello pre-industriale ed è stato il 16° mese in un periodo di 17 mesi in cui la temperatura superficiale media globale dell’aria ha superato di 1,5°C i livelli pre-industriali. Anche la temperatura superficiale media marina per il mese di novembre 2024 ha registrato livelli record, con 20,6°C, il secondo valore più alto registrato per il mese, e solo 0,13°C al di sotto del novembre 2023.

Una produzione

Gedi Visual

Coordinamento editoriale
Annalisa D'Aprile

Grafica e sviluppo
Accenture MediaTech

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