Gli Stati Generali del Cleantech, nuove rotte per una politica industriale green
di Gabriella RoccoCuppoloni (Cleantech for Italy) “L’Italia non può limitarsi ad adottare tecnologie sviluppate altrove: deve preservare e rafforzare la propria capacità industriale in settori ad alto valore aggiunto come il cleantech”
Trasformare il potenziale del cleantech in un pilastro strutturale della crescita del Paese.Un impegno necessario per non perdere un treno industriale e tecnologico che l’Italia ha oggi l’opportunità di guidare. È questo l’obiettivo della prima edizione degli Stati Generali del Cleantech, promossa da Cleantech for Italy, iniziativa lanciata nel 2024 con lo scopo di posizionare le tecnologie pulite al centro della politica industriale italiana.
L’evento ha visto riuniti nell’Aula Nuova dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati i principali attori dell’ecosistema cleantech italiano – aziende innovatrici, fondi di investimento, università, centri di ricerca e leader industriali – insieme a rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee. Il confronto ha analizzato le sfide e le opportunità strategiche legate all’industrializzazione di queste tecnologie, che ritraggono un terreno di sfida a livello globale in cui l’Italia deve rafforzare la sua posizione di leadership. A spiegare il ruolo strategico dello Stato nell’innovazione è Federico Cuppoloni, Direttore di Cleantech for Italy.
Se volessimo dare un sottotitolo a questi Stati Generali del Cleantech, avrebbe sicuramente a che fare con la politica industriale.
“Tornare a parlare di politica industriale con una partecipazione così ampia e qualificata, proveniente da molteplici angoli del mondo pubblico e privato, rappresenta un segnale di forte discontinuità rispetto al recente passato. Si torna finalmente a discutere di creazione di bene pubblico e del ruolo strategico dello Stato in questo processo. Fino a pochi anni fa, la politica industriale era vista, nel migliore dei casi, come inutile, e spesso dannosa. Oggi siamo orgogliosi di aver coinvolto rappresentati di questo livello, riaffermando la centralità e l’urgenza del tema”.
Cosa è emerso?
“Dal dibattito sono emersi spunti di grande interesse, che spingono l’ambizione oltre: non solo esportare tecnologia, ma anche un modello di transizione capace di portare soluzioni dal laboratorio al mercato. Un modello che eviti la miopia di una transizione a sola trazione tecnologica, includendo invece una costante attenzione alla società e alle opportunità di sviluppo per il Paese”.
Durante l’evento lei ha ribadito più volte il concetto di responsabilità.
“Ho voluto rendere esplicito che, quando si parla di futuro e di come le nostre attività possano contribuire a costruirne uno migliore, si accende una scintilla di speranza nelle persone. Ed è una responsabilità enorme, che molti nell’ecosistema dell’innovazione – non solo nel cleantech – sentono con forza. Ma occasioni come queste servono anche a ricordarci che tale responsabilità è condivisa: sono tanti, e diversi, gli attori che contribuiscono, ciascuno a modo proprio, a un risultato collettivo. Ma l’ambizione di tenere viva quella speranza non deve mai venire meno”.
E qual è la sua speranza dopo questo evento?
“Che si riesca a comunicare tutto questo alle persone, a uscire dai tecnicismi. Ho apprezzato le parole di Paolo Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino: serve riscrivere insieme le narrative, avvicinare questi temi alla cittadinanza per rimuovere la paura della tecnologia. Ma anche far percepire alle generazioni più giovani, spesso protagoniste di importanti progetti nel campo della ricerca e dell’innovazione, che quello che fanno ha un impatto potenziale enorme nel futuro del Paese”.
Gli Stati Generali del Cleantech
Il dibattito, aperto dalla Vicepresidente della Camera dei Deputati On. Anna Ascani e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy On. Adolfo Urso, ha visto l’approfondimento di alcune delle priorità strategiche individuate dal Manifesto di Cleantech for Italy, a partire da tre assi fondamentali. Anzitutto, il trasferimento tecnologico, per accelerare il passaggio delle innovazioni dalla ricerca al mercato, sostenendo le fasi di validazione industriale e valorizzando le competenze già presenti nel Paese. Poi l’accesso al capitale per le fasi di scaleup, ancora oggi un collo di bottiglia per molte soluzioni cleantech bloccate tra sviluppo tecnologico e industrializzazione. Infine, l’espansione della domanda industriale, attraverso politiche pubbliche che stimolino il mercato interno e riducano il rischio di delocalizzazione o acquisizione estera prematura.
Nel corso della giornata, sono intervenuti esperti, come Paolo Frankl della International Energy Agency sul ruolo dell’innovazione tecnologica per l’accelerazione della transizione energetica, Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino, che ha messo in luce il ruolo essenziale della ricerca scientifica, e Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti, che ha evidenziato il ruolo strategico della BEI nel rilancio industriale europeo. I panel hanno visto la partecipazione di esperti, dei diversi Ministeri coinvolti su questo tema traversale, di istituzioni come ENEA, Cassa Depositi e Prestiti, oltre alle più importanti scaleup e pmi innovative del settore e i principali rappresentanti dell’industria energivora, tra cui Federacciai, Assovetro e Fincantieri.
“Manca ancora una reale capacità di fare sistema”
Obiettivo degli Stati Generali non è solo fare il punto sullo stato dell’arte, ma costruire una piattaforma di dialogo stabile tra innovatori, industriali, investitori e decisori pubblici, capace di orientare le politiche industriali italiane nei prossimi anni. L’Italia dispone già di eccellenze nel Cleantech e di un tessuto manifatturiero tra i primi in Europa. Tuttavia, manca ancora una reale capacità di fare sistema: istituzioni e imprese raramente hanno avuto occasioni strutturate di collaborazione, e molte iniziative risultano frammentate o scollegate dalle leve strategiche della politica economica.
“Per affrontare queste sfide abbiamo bisogno di una strategia industriale coraggiosa e proiettata nel futuro, che sappia adattarsi ai cambiamenti in corso – ha aggiunto Michele Torsello, Head of Policy and Strategy, Cleantech for Italy -. L’Unione europea ha già dato un segnale chiaro al mercato attraverso il Clean Industrial Deal, un insieme di politiche che fa delle tecnologie pulite il cuore della competitività. Oggi vediamo chiaramente che i Paesi più attenti all’innovazione e al cleantech occupano una posizione privilegiata nelle catene globali del valore e sono meno esposti ai rischi derivanti da materie prime critiche. L’Italia deve essere tra quei Paesi”.
Al termine dell’evento, i rappresentanti di Cleantech for Italy hanno dichiarato che lavoreranno sui temi emersi nei tavoli di lavoro e nelle plenarie, in collaborazione con i soggetti coinvolti durante la giornata, con l’obiettivo di elaborare proposte concrete per trasformare il potenziale del cleantech in un pilastro strutturale della crescita del Paese.?