La fusione dei ghiacciai potrebbe innescare una serie di violente eruzioni vulcaniche
di Sara CarmignaniSecondo i risultati di una nuova ricerca, questo fenomeno si sarebbe verificato già alla fine dell’ultima era glaciale. E in futuro potrebbe riguardare l’Antartide e altre aree continentali del Pianeta
Le temperature globali aumentano e i ghiacciai “battono in ritirata”. È una delle innumerevoli conseguenze del cambiamento climatico, che, come spesso succede, potrebbe innescarne un’altra. Secondo i risultati di una ricerca presentata alla Goldschmidt Conference, (dal 6 all’11 luglio a Praga, nella Repubblica Ceca), la fusione dei ghiacciai potrebbe infatti scatenare eruzioni vulcaniche più esplosive e frequenti in futuro. Lo studio è stato condotto su sei vulcani delle Ande cilene da un gruppo di ricercatori dell’Università di Wisconsin-Madison (Stati Uniti), in collaborazione con diversi altri istituti di ricerca e università. Attualmente è in fase di revisione per essere pubblicato su una rivista scientifica.
Il passato del vulcano Mocho-Choshuenco
Il collegamento fra la fusione dei ghiacciai e l’incremento dell’attività vulcanica era già stato studiato in Islanda a partire dagli anni ’70. Questa nuova ricerca, però, è la prima ad analizzare il fenomeno nel contesto di sistemi vulcanici continentali. In particolare, il team ha utilizzato un metodo di datazione radiometrica (cioè che si avvale della presenza di isotopi radioattivi) per stimare l’età di campioni di roccia prelevati da sei vulcani situati nel sud del Cile, incluso il vulcano Mocho-Choshuenco, attualmente inattivo. L’obiettivo era quello di studiare come l’espansione e il restringimento dei ghiacciai abbia influenzato l’attività vulcanica in passato.
Dalle analisi è emerso che durante l’ultima era glaciale, fra 26mila e 18mila anni fa, la spessa copertura di ghiaccio avrebbe inibito l’attività vulcanica e contribuito indirettamente alla formazione di un grande serbatoio di magma a 10-15 chilometri di profondità in corrispondenza dell’attuale vulcano Mocho-Choshuenco.
L’effetto della fusione dei ghiacciai sull’attività vulcanica
Secondo la ricostruzione degli autori della ricerca, quando lo strato di ghiaccio ha poi iniziato a fondere verso la fine dell’ultima era glaciale, la pressione esercitata sul serbatoio magmatico è notevolmente diminuita e i gas contenuti al suo interno hanno iniziato ad espandersi, innescando violente eruzioni e la formazione del vulcano.
“Il requisito chiave per l’aumento dell’esplosività è la presenza di una copertura di ghiaccio molto spessa sopra una camera magmatica, e il punto di innesco è quando questi ghiacciai iniziano a ritirarsi, riducendo la pressione che esercitano - spiega Pablo Moreno-Yaeger, che ha presentato i risultati alla Goldschmidt Conference ed è ricercatore presso il dipartimento di geoscienze dell’Università di Wisconsin-Madison - Il nostro studio suggerisce che questo fenomeno non è limitato all’Islanda, dove è stato osservato un aumento della vulcanicità, ma potrebbe verificarsi anche in Antartide”.
Non solo, prosegue Moreno-Yaeger, anche altre zone continentali, come parti del Nord America, della Nuova Zelanda e della Russia, potrebbero meritare una certa attenzione da questo punto di vista. La nota “positiva” è che i processi di cambiamento che interessano i sistemi magmatici sono graduali e si verificano nell’arco di secoli, spiegano gli autori della ricerca, fatto che rende possibile l’attività di monitoraggio.
Il rischio che si inneschi un circolo vizioso
Un aspetto preoccupante, invece, riguarda la possibilità che una maggiore attività vulcanica inneschi un circolo vizioso sul lungo termine. Infatti, se le eruzioni vulcaniche possono causare inizialmente un abbassamento delle temperature globali a causa dell’accumulo di polveri sottili in atmosfera che riducono la penetrazione dei raggi solari, a lungo termine un’attività vulcanica molto sostenuta causa l’accumulo di gas serra e il conseguente aumento delle temperature. “Questo - conclude Moreno-Yaeger - crea un ciclo per cui la fusione dei ghiacciai innesca eruzioni, che a loro volta potrebbero contribuire a un ulteriore riscaldamento”.