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Grazie alle maree possiamo predire il distacco degli iceberg

(Foto Anadolu / Getty Images)
(Foto Anadolu / Getty Images) 

Lo sostiene uno studio appena pubblicato su Nature Communications, che ha analizzato nel dettaglio gli eventi che hanno portato al distacco dell’iceberg A-81 nel 2023 in Antartide

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A-81, con i suoi 1550 km quadrati, A23a con i suoi 4000 km quadrati, o ancora A76 con oltre 4300 km quadrati. Questi sono alcuni, tra i più grandi, iceberg che si sono staccati da piattaforme di ghiaccio antartiche negli ultimi anni. Una volta in mare, vengono monitorati attentamente dai ricercatori, preoccupati per le conseguenze che possono avere su ambiente e animali, ma anche per la nostra sicurezza (soprattutto per quella delle navi). Ma ci sono dei segnali, magari evidenti ben prima che si formino le fratture, che possano predire la probabilità di distacco? Sì, secondo alcuni ricercatori della British Antarctic Survey, che puntano il dito contro le maree.

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Ma perché, prima di tutto, tentare di capire cosa regola il distacco di un iceberg? Come scrivono gli autori in apertura del loro articolo su Nature Communications, studiare gli iceberg, e le conseguenze di queste masse di ghiaccio, è importante anche per prevedere gli effetti che avranno sulle dinamiche oceaniche e per studiare la stabilità della piattaforma da cui si staccano. Per capire qualcosa di più sul fenomeno del calving - termine con cui ci si riferisce al distacco della massa di ghiaccio - i ricercatori si sono riferiti a un evento particolare e a un iceberg particolare. Parliamo dell’iceberg A-81, che è stato rilasciato dalla piattaforma di ghiaccio Brunt agli inizi del 2023. In realtà gli scienziati hanno osservato cosa è successo prima di quel gennaio di tre anni fa, per cercare di individuare dei fattori in grado di prevedere l’evoluzione della situazione.

Nel farlo si sono focalizzati sull’evoluzione della frattura Chasm -1, in modo particolare nell’intervallo di tempo tra il 2017 e il 2023, mettendo insieme immagini satellitari, dati radar e gps. E secondo quanto riferiscono, a influenzare l’apertura di questa frattura, oltre la collisione con l’iceberg A-74 (che ha accelerato l’apertura della frattura), ai venti, ci sarebbero state anche le maree oceaniche. In particolare, si legge nel paper, “il tasso di cambiamento dell’altezza delle maree oceaniche”, come hanno dimostrato i ricercatori, osservando delle correlazioni tra le dinamiche della frattura e gli andamenti delle maree.

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Nello specifico, il distacco dell’iceberg A-81 è avvenuto all’apice di una marea sigiziale. E anche nei giorni successivi, continuano gli autori, una volta avvenuto il distacco, è stata osservata un’associazione tra la velocità dei movimenti dell’iceberg e l’andamento delle maree. “È incredibilmente emozionante scoprire un legame tra qualcosa di così prevedibile come le maree e il drammatico e improvviso processo di distacco degli iceberg”, commenta in una nota della British Antarctic Survey Oliver Marsh, primo autore del lavoro: “Questo tipo di intuizione ci aiuta nella previsione di importanti eventi di perdita di ghiaccio e del loro impatto sul livello del mare, con una precisione molto maggiore.”