Dalle Ande all’Australia, come scegliere souvenir etici e sostenibili
di Paola ArosioIn questo periodo di vacanze, ecco una piccola guida per aree geografiche, che aiuta a scegliere oggetti che rispettino l'ambiente e le popolazioni locali
Che sia un tessuto andino fatto a mano, un bracciale africano di perline, un barattolo di spezie orientali, il miglior souvenir è quello che fa bene all’ambiente e alle comunità locali. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (United?Nations Environment Programme, Unep), ogni anno sono milioni gli oggetti che contribuiscono alla perdita di biodiversità e al degrado sociale. Eppure basta poco per fare la scelta giusta: per orientarsi, ecco una guida suddivisa per aree geografiche, con i prodotti da evitare e quelli da preferire. Tenendo sempre a mente che scrivere un diario di viaggio, scattare fotografie, realizzare schizzi, raccogliere ricette possono costituire ricordi ben più preziosi di un anonimo soprammobile commerciale.
Europa del Sud e Mediterraneo
Capita spesso che i viaggiatori abbiano la tentazione di mettere la sabbia delle spiagge in valigia: meglio non farlo, sia per non alterare l’ambiente sia per evitare sanzioni. In Sardegna, per esempio, l’asportazione è vietata dal 2017, con multe fino a 3mila euro per i trasgressori. Un altro classico souvenir dell’Europa meridionale è il corallo rosso, utilizzato per realizzare collane, braccialetti, orecchini. Nonostante la tradizione secolare, oggi questa specie è seriamente minacciata: il consiglio è allora quello di lasciarla in mare e optare per altri oggetti. In Grecia, un’ottima alternativa è il tradizionale occhio blu in vetro, simbolo scaramantico realizzato dagli artigiani. In Croazia, a Samobor, si possono trovare realizzazioni in cristallo e vetro finissimo, create nelle fornaci locali. Oltre al vetro, l’Europa del Sud offre ceramiche stupende: le teste di moro e i vasi di Caltagirone in Sicilia, i piatti dipinti a mano in Andalusia, gli azulejos in Portogallo. Gli amanti della buona tavola non resteranno delusi: in Italia possono acquistare, per esempio, olio extravergine Dop, pasta artigianale, vino biologico, in Francia il sale marino di Guérande raccolto nelle saline atlantiche, evitando rigorosamente il foie gras.
Europa del Nord e dell’Est
Nei Paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) e in Polonia l’ambra, pur essendo un souvenir tradizionale, va evitata perché la domanda turistica ha incentivato estrazioni intensive e illegali, spesso dannose per le coste. In Scandinavia, è preferibile non acquistare pellicce di foca o pelle di renna e orientarsi sui coltelli artigianali del popolo sami o su piccoli oggetti in legno intagliato. Se, invece, vi trovate in Islanda, potete scegliere un caldo maglione in lana locale lavorato a mano o un gioiello in lava vulcanica.
Africa
In questo vasto continente sono da evitare monili in avorio o in corno di rinoceronte, così come pellicce o pelli di rettili esotici. Al bando anche diamanti e pietre preziose. Molto meglio puntare sulle realizzazioni artigianali. In Africa orientale i mercatini masai vendono gioielli realizzati con perline di vetro e cuoio oppure cesti intrecciati dalle donne utilizzando fibre vegetali. In Kenya e in Tanzania è possibile acquistare sculture in pietra saponaria provenienti da cooperative e spesso vendute tramite il circuito Fair Trade. In Africa occidentale, sono bellissimi i tessuti bogolanfini del Mali o i batik del Senegal, stoffe di cotone dipinte a mano, ideali come arazzi o foulard. In Sudafrica si possono, infine, trovare rappresentazioni di animali fatte con fili di metallo e perline, automobiline costruite con lattine di bibite, infradito realizzate in legno intagliato.
India e Asia meridionale
Da mettere nella lista nera gli scialli di shahtoosh, un tessuto pregiato ottenuto dal pelo dell’antilope: per ricavarlo è, infatti, necessario uccidere più esemplari di una specie oggi in via di estinzione. Inoltre, niente oggetti in avorio intagliato, né pelli di leopardi, ghepardi, serpenti, coccodrilli. Attenzione anche al legno: lo sheesham e il sandalo sono preziosi e sovrasfruttati. In India via libera a cuscini ricamati, tappeti realizzati a mano, tessuti in cotone organico, sciarpe in seta (meglio se con certificato Peace Silk, che dimostra che è stata ottenuta senza uccidere i bachi), ma anche a barattoli di spezie o conserve agrodolci e a dischi di musica tradizionale. In Nepal e Tibet potete, invece, trovare prodotti in carta fatta a mano e dipinti realizzati dai monaci: assicuratevi, però, che siano autentici e non stampati in serie. Infine, in Bhutan il suggerimento è quello di orientarsi su tessuti tradizionali creati nelle cooperative femminili o su prodotti di artigianato in bambù.
Cina e Sud-Est Asiatico
Visitando il gigante asiatico, non acquistate alcun prodotto animale o vegetale, a meno che non ne sia garantita la legalità. In molte città cinesi troverete tante valide alternative: opere d’arte di inchiostro create da artisti locali, bacchette in bambù, stampe su carta di riso. Un classico è anche la seta (basta accertarsi che si tratti di Peace Silk). Se, invece, vi trovate in Indonesia, batik e ikat sono tessuti eccezionali da collezionare. In Malaysia e Filippine, optate per prodotti in fibra di cocco o bambù, mentre in Vietnam sono consigliati caffè tradizionale, tè verde e spezie. Un’idea originale sono i giocattoli fatti a mano, come le marionette in legno del teatro delle ombre indonesiano o le piccole lanterne vietnamite.
Oceania
In Australia mai cedere alla tentazione di comprare souvenir in corallo e conchiglie della Grande Barriera Corallina: sono rigorosamente protetti (raccoglierli o esportarli senza autorizzazione è vietato), senza contare che ogni pezzo rappresenta una ferita per un ecosistema unico e molto fragile. Tante le idee per acquisti sostenibili: un boomerang decorato reperito nei negozi gestiti da aborigeni o certificato dall’Indigenous Art Code, gioielli e accessori creati con semi e con legno di quandong, saponi e cosmetici biologici a base di olio di macadamia o tea tree coltivati localmente, cappelli in feltro di lana merino. In Nuova Zelanda, prestate attenzione a non scegliere prodotti in osso di balena o denti di delfino. Meglio optare per gioielli maori in pounamu, cioè la giada neozelandese, o in legno di koa intagliato. Anche i maglioni in fibra di possum sono considerati sostenibili.
America del Nord
Se negli Stati Uniti è proibito raccogliere reperti naturali, come pietre, fossili, legno pietrificato, nei parchi nazionali, in Alaska è bene evitare di comprare souvenir fatti con parti di orso polare, balena o foca. In queste zone, l’artigianato delle tribù native è straordinario e sostenibile: potete cercare gioielli in argento e turchese prodotti da artigiani Navajo, ceste intrecciate realizzate dagli Hopi, tamburi e acchiappasogni fatti a mano dagli Ojibwa. Vanno bene anche i prodotti alimentari locali: dallo sciroppo d’acero del Canada al caffè coltivato nelle Hawaii, fino alla confettura di peperoncino del New Mexico.
America del Sud e Ande
Perù, Bolivia, Ecuador offrono un ricco artigianato. L’altopiano andino è famoso per i tessuti in lana di alpaca, una fibra naturale leggera e isolante come il cashmere, lavorata spesso a mano: potreste acquistare, per esempio, un maglione, una sciarpa o uno scialle. Altre idee tipiche sono una bottiglia di Pisco, distillato di vino aromatico peruviano, oppure i celebri Toritos de Pucará, piccoli tori in ceramica decorata, simboli di fertilità e prosperità.
Caraibi e Tropici
Mai comprare conchiglie, coralli, stelle marine essiccate. E nemmeno oggetti in guscio di tartaruga, come pettini, bracciali, occhiali da sole con la caratteristica venatura marrone-oro, perché spesso si tratta di vero carapace di una specie in via di estinzione. Alternative sostenibili? Realizzazioni artigianali in cocco, come ciotole, utensili, sculture, gioielli, che si possono trovare nei mercatini delle isole. Anche i prodotti gastronomici, come un barattolo di spezie creole o una bottiglia di rum, possono essere un ottimo ricordo. Nelle Antille francesi si usa, invece, portare a casa la confettura di frutti tropicali o il rum arrangé, liquore aromatizzato con frutta e spezie, mentre in Giamaica o nella Repubblica Dominicana si possono cercare monili realizzati con semi di piante locali.