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I polpi “scelgono” quale braccio usare

(foto: Chelsea Bennice, Florida Atlantic University) 

La scelta in base all’attività che devono compiere. Un altro indizio della loro incredibile intelligenza e destrezza: lo studio su “Scientific Reports”

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È straordinariamente intelligente. Riesce a “vedere” con occhi, pelle, ventose e persino con il cervello. Ma non solo. A quanto pare, al ventaglio dei superpoteri del polpo se ne è appena aggiunto un altro: stando ai risultati di uno studio condotto da un gruppo di biologi della Florida Atlantic University e del Marine Biological Laboratory di Woods Hole e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, infatti, il polpo è in grado di “scegliere” quale braccio usare in base all’attività da compiere. Analizzando questa “grammatica” del movimento, gli scienziati hanno scoperto in particolare che le braccia anteriori sono dedicate principalmente all’esplorazione e quelle posteriori alla locomozione, senza particolare preferenza tra destra e sinistra. Una flessibilità che potrebbe ispirare la robotica del futuro.

L’alfabeto del movimento

I polpi sono da sempre considerati tra gli animali più intelligenti e misteriosi degli oceani. Con le loro otto braccia, capaci di muoversi in modo indipendente (ognuna di esse ha una sorta di “cervello” indipendente da quello delle altre), riescono a compiere azioni complesse che vanno dalla caccia alla mimetizzazione fino alla costruzione di tane, all’autodifesa e persino all’apertura di barattoli. Gli autori del lavoro appena pubblicato hanno cercato di approfondire questa straordinaria destrezza analizzando 25 video di tre diverse specie di polpi selvatici (Octopus vulgaris, Octopus insularis, Octopus americanus) ripresi in sei diverse località tra i Caraibi e la Spagna, caratterizzate da habitat molto diversi, come barriere coralline, praterie di posidonia e fondali sabbiosi.

Esaminando oltre 4mila movimenti, i ricercatori hanno quindi scomposto le azioni complesse dei polpi in una sorta di “alfabeto” gerarchico, identificando 15 comportamenti principali (come la caccia o la locomozione) che vengono realizzati attraverso la combinazione di 12 azioni fondamentali delle braccia (per esempio “raggiungere”, “afferrare”, “attorcigliarsi”); a loro volta, e sorprendentemente, queste azioni sono il risultato di soli 4 tipi di deformazione di base delle braccia: accorciamento, allungamento, piegamento e torsione. Il piegamento è risultato essere la deformazione più comune: costituisce infatti il 70% di tutti i movimenti osservati, ed è seguito dall’allungamento, che ne costituisce il 22%.

Mancino o destrorso?

Un’altra scoperta sorprendente riguarda l’“ambidestrismo” del polpo. Le sue braccia, pur essendo anatomicamente identiche, mostrano una chiara divisione dei compiti: quelle anteriori (le prime due coppie) sono utilizzate molto più frequentemente per compiti di esplorazione e manipolazione (“raggiungere”, “sollevare”, “abbassare”), mentre quelle posteriori (le ultime due coppie) sono principalmente dedicate alla locomozione, un comportamento analogo a quello osservato in primati, roditori e pesci. Ma a differenza degli esseri umani, che hanno una preferenza per l’uso di uno dei due arti, i polpi non sembrano avere un lato dominante: le braccia di destra e sinistra vengono usate con la stessa frequenza e in modo coordinato. Inoltre, hanno scoperto i ricercatori, è la parte distale del braccio – ossia la “punta”, una sorta di analogo delle nostre dita – a compiere il maggior numero di deformazioni, con una finissima sensibilità e capacità di movimento.

Ecologia, etologia e bio-robotica

La comprensione dei meccanismi dietro le abilità neurologiche e motorie dei polpi non aiuterà soltanto a conoscere meglio i superpoteri di questi animali, ma, auspicabilmente, tornerà utile anche per sviluppare robot bio-ispirati sempre più efficienti e precisi, capaci di manipolare oggetti con una destrezza e un’adattabilità senza precedenti, con applicazioni che vanno dalla medicina alle operazioni di soccorso.

Sono gli stessi autori a spiegarlo: “Analizzare questi comportamenti naturali”, ha detto Chelsea O. Bernice, coordinatrice dello studio e ricercatrice al laboratorio marino della Florida Atlantic University, “è molto utile per arricchire la nostra conoscenza della biologia del polpo, ma non solo: spiana nuove strade nel campo delle neuroscienze, del comportamento animale e anche della robotica ispirata a queste creature straordinarie”.