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Il report

In Europa il nostro stile di vita è minacciato da clima e inazione

In Europa il nostro stile di vita è minacciato da clima e inazione

Il nuovo report dell'Agenzia Ambientale Europea è allarmante: l'81% degli habitat protetti è in cattive condizioni, i suoli sono degradati e la siccità aumenta. Questo porterà a compromettere le nostre vite future e a incidere, proprio come nello Stivale, sul nostro portafoglio

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Se vivete in Europa sappiate che la crisi ambientale del Vecchio Continente sta mettendo a rischio lo stile di vita di tutti i cittadini.E se nello specifico vivete in Italia, questo rischio sarà ancor più accentuato facendosi sentire direttamente sul portafoglio, dato che ogni italiano dal 1980 al 2023 ha speso in media circa 2.330 euro per far fronte a eventi drammatici legati alla crisi del clima. A dirlo è il nuovo rapporto della Agenzia ambientale Europea (AEA), che viene diffuso ogni cinque anni e fa il punto sia sui progressi compiuti, in termini ambientali, sulle criticità che vive l'Europa tenendo conto anche dei parametri, che sono sempre collegati, di condizioni sociali ed ambientali.

Il problema principale è sempre come la crisi del clima impatta e impatterà ancor di più in futuro sulle nostre vite: i fenomeni meteo estremi intensi che stravolgono la quotidianità, la carenza d'acqua destinata ad aumentare, la perdita di biodiversità, l'impatto sulle risorse agricole e il cibo, ma anche per esempio la povertà energetica. Proprio in quest'ultima criticità l'Italia spicca in negativo, scrive l'AEA, ricordando come il nostro Paese "sta vivendo un crescente divario economico tra le generazioni" con salari non adeguati per esempio a sostenere il costo della vita e delle bollette. Bruxelles, anche nel rapporto sull'ambiente, mette dunque nero su bianco il problema salari dell'Italia indicando questa carenza come una delle cause della povertà energetica delle famiglie e, dunque, di uno stile di vita che nel tempo potrebbe essere ancor più compromesso. "Più una persona è giovane, più è probabile che vada in difficoltà; questo è il risultato di una stagnazione degli stipendi durata 30 anni" si legge nel report fra critiche dirette alla politica italiana e ai governi degli ultimi anni, compreso quello attuale di Giorgia Meloni, in cui l'Italia si trova ancora "ad affrontare sfide socioeconomiche sempre più evidenti". Da noi la povertà energetica è particolarmente evidente: colpisce il 7.7% delle famiglie, dato che sale al 9.5% se si guarda a tutti i nuclei che non riescono per esempio a riscaldare in maniera adeguata le proprie case, tant'è che l'Europa invoca un "un approccio integrato capace di coniugare tutela ambientale, innovazione e benessere collettivo".

Nel più ampio contesto europeo lo studio dell'AEA sottolinea come, nonostante le tante politiche energetiche e climatiche in atto, il futuro sia ancora nero: la biodiversità è in calo e la crisi del clima sta trasformando in negativo gli ecosistemi. In generale e in particolare nell'Europa meridionale, il Vecchio continente si sta riscaldando due volte più velocemente di altre zone del mondo: negli ultimi 45 anni l'aumento delle temperature ha causato circa 240.000 morti e 738 miliardi di euro di perdite economiche. Il Paese che ha registrato perdite economiche totali pro capite (dal 1980 al 2023) più alte è la Slovenia (8.733 euro), seguito da Lussemburgo, Svizzera e appunto Italia (2.330 euro).

A livello di biodiversità, i dati sono estremamente preoccupanti: quasi l'81% degli habitat protetti è oggi in cattive condizioni e il 60-70% del suolo è degradato. Il 62% delle falde non è in buono stato ecologico e i modelli di consumo e produzione attuale "non sostenibili": crescono anziché diminuire, portando a perdita di flora e fauna. Se abbiamo compiuto qualche buon passo avanti a livello di emissioni e di qualità dell'aria, dall'altra parte però il "pozzo di carbonio", cioè la capacità di assorbire CO2, per via di incendi, disboscamento e diffusione di parassiti è diminuito del 30% in un decennio in Europa e, in generale, secondo il rapporto "gli Stati membri non sono riusciti ad adattarsi alle condizioni meteorologiche estreme con la stessa rapidità con cui sono aumentati i livelli di rischio".

Tutto ciò, tenendo conto che lo stress idrico colpisce già un europeo su tre e peggiorerà in futuro, non fa che compromettere i nostri attuali stili di vita soprattutto a livello di cibo. Quello dell'agricoltura è infatti, secondo Teresa Ribera Rodríguez vicepresidente della Commissione Ue, "uno dei temi più complessi per il futuro. Dobbiamo riflettere su quali soluzioni possano rendere l'agricoltura sostenibile e su come sfruttare il Pianeta in modo più sostenibile". Parlando di agricoltura per esempio Paesi come l'Italia dovrebbero allarmarsi dato che, dice il report, "si prevedono significative riduzioni delle rese del grano dovute alla siccità".

Il rapporto, cinque anni dopo quello precedente, certifica dunque come le misure messe in campo finora siano ancora insufficienti ad evitare il peggioramento degli scenari e avverte anche che l'attuale indebolimento delle norme ecologiche e del Green Deal - in un mondo dove davanti all'assemblea dell'Onu il presidente Usa Donald Trump definisce la crisi climatica "una truffa" - è altamente pericoloso per le nostre vite future. Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell'AEA, ha concluso commentando come molti obiettivi del 2030 siano ancora lontani dall'essere centrati e questo "in sostanza, mette a rischio la prosperità, la competitività e la qualità della vita future degli europei". Pensate che, sostiene il rapporto, ad oggi solo 2 (riduzione emissioni climalteranti e dello strato di ozono) dei 22 obiettivi politici specifici per il 2030 in termini ambientali sono in linea con le tempistiche. Tutti gli altri invece arrancano.