✕

“Con la dieta vegana si dimezzano le emissioni”

Due nuove ricerche mostrano come il passaggio a una dieta a base di vegetali e cereali possa ridurre quotidianamente l'impronta di carbonio di quasi il 50%, il tutto senza "perdere valori nutrizionali"

2 minuti di lettura

Spesso, davanti agli effetti devastanti della crisi del clima, ci sentiamo impotenti. Se la causa principale del riscaldamento globale sono le emissioni legate ai combustibili fossili, è giusto pensare che a livello planetario chi governa debba trovare una intesa per ridurre queste emissioni. Ma se volessimo, nel nostro piccolo, trovare un modo efficace per contribuire ad abbassarle quotidianamente, quale potrebbe essere il più efficace? Passare a una dieta vegana, ribadisce ancora una volta la scienza. Questa volta però due studi differenti ci forniscono una chiave di lettura in più, basata su dati che sostengono come l’impronta di carbonio di un cittadino che non mangia prodotti animali è la metà rispetto a quella di chi invece segue una dieta tradizionale.

Una ricerca del Physicians Committee for Responsible Medicine pubblicata su JAMA Network Open racconta infatti come una dieta vegana a basso contenuto di grassi sia associabile “a una significativa riduzione delle emissioni di gas serra (GHGE) e della domanda energetica cumulativa (CED)” rispetto per esempio alla dieta americana standard. Lo studio, che si basa su dati ed esami di cittadini di Washington, mostra come la dieta vegana permetta “una riduzione del 51% dei gas serra (GHGE) e di 1.313 grammi di CO2 equivalente a persona al giorno”. Se chi mangia vegano abbatte di oltre la metà la sua impronta di carbonio il principale motivo è attribuibile al ridotto consumo di carne, seguito poi dal basso consumo di latticini e uova. "Con la crescente consapevolezza dell'impatto ambientale delle diete, sostituire prodotti animali con quelli vegetali diventerà onnipresente quanto ridurre, riutilizzare e riciclare” sostiene Hana Kahleova, autrice dello studio aggiungendo come “questa analisi ci mostra quanto siano importanti le nostre scelte alimentari quotidiane".

Lo studio, che segue quello della prestigiosa Commissione EAT-Lancet in cui viene suggerito un cambiamento verso "diete più sane" che includano più frutta, verdura e noci e meno carne rossa proprio per ridurre le emissioni, arriva a conclusioni simili a quelle di un’altra ricerca portata avanti dai ricercatori dell'Università di Granada e del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo. In questo caso gli esperti hanno elaborato quattro menù settimanali ideali con lo stesso valore energetico e con una dieta mediterranea onnivora, pesce-vegetariana, uova-latte-vegetariana o vegana. I ricercatori stimano che la dieta vegana abbia ridotto le emissioni di carbonio del 46%, il consumo di acqua del 7% e il consumo di suolo del 33%. Le due diete vegetariane (che includono prodotti di derivazione animale) hanno invece ridotto le emissioni di carbonio fino al 35%. Inoltre, specificano gli autori, le tre diete a base vegetale erano “nutrizionalmente equilibrate” ad eccezione di piccole carenze di vitamina D, iodio e vitamina B12, facilmente recuperabili con integratori. Risultati che dovrebbero “incoraggiare” ad una dieta vegana, anche se nel mondo si stima che solo circa l'1,1% della popolazione mondiale sia vegana. La percentuale però è in crescita e in cinque anni in alcuni Paesi come la Germania è ad esempio raddoppiata. Nello studio spagnolo pubblicato su Frontiers in Nutrition viene dunque suggerita la dieta vegana come strumento di lotta alla crisi climatica: “Abbiamo confrontato diete con la stessa quantità di calorie e abbiamo scoperto che il passaggio da una dieta mediterranea a una vegana generava il 46% in meno di CO2, utilizzando il 33% in meno di terra e il 7% in meno di acqua e riduceva anche altri inquinanti legati al riscaldamento globale” coclude la ricercatrice e autrice Noelia Rodriguez-Martín.