Dall'abbacchio alle quaglie ripiene: cosa eliminare dalla tavola per feste più sostenibili
di Paola ArosioA dicembre si impennano i consumi di carne, pesce, salumi: prodotti associati a gravi criticità per il benessere animale e per l’ambiente
Sulle tavole delle feste trionfano lasagne e panettone, cappelletti in brodo e melanzane alla parmigiana, noci e torrone. Ma soprattutto tanta, anzi tantissima, carne, alla quale si aggiungono pesce e salumi. Nel 2024 le famiglie italiane hanno speso ben 920 milioni di euro per consumare, nel periodo natalizio, questi alimenti, anche se per fortuna stanno facendo capolino sempre più spesso menù a base vegetale, più sani, rispettosi e sostenibili. Anche durante le festività, così come nel resto dell’anno, le nostre scelte possono fare la differenza: ecco allora alcune preparazioni da mettere al bando per essere amici degli animali e dell’ambiente.
Cappone
La tradizione di servire il cappone in occasione del Natale risale al Medioevo ed è arrivata fino a oggi, col risultato che, solo in dicembre, ne viene macellato circa un milione. Un’indagine sotto copertura realizzata dall’associazione Essere Animali ha mostrato che la produzione cela crudeltà come la castrazione priva di anestesia, la macellazione senza stordimento, maltrattamenti come lasciare gli animali senza cibo né acqua per più giorni consecutivi.
Agnello
Spesso accompagnato da patate o carciofi, l’agnello, tradizionalmente chiamato abbacchio, è una presenza ricorrente sulle tavole delle feste, soprattutto nelle regioni del Centro Italia. Per soddisfare i consumi di questo periodo, molti esemplari vengono importati dall’Est Europa. Nel 2024 ne sono arrivati più di 600mila da Paesi come Ungheria, Romania e Slovacchia, costretti a viaggi lunghissimi, al freddo, su camion inadeguati, ammassati gli uni sugli altri. Ogni anno tanti animali si ammalano e muoiono proprio a causa delle pessime condizioni di trasporto.
Quaglie
Durante le festività vengono spesso preparate anche le quaglie ripiene, mentre le loro uova sono proposte come ingrediente gourmet. Solo nel 2024 nella nostra penisola ne sono state uccise oltre otto milioni, secondo la Banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica. Questi animali vengono allevati in strutture di rete metallica, all’interno di gabbie molto piccole, in ciascuna delle quali possono essere ammassati circa 50 esemplari. Condizioni che favoriscono malformazioni, gonfiori e ferite alle zampe.
Oche e anatre
Burroso e vellutato, il foie gras è considerato pregiato soprattutto in Francia, in alcune aree del Belgio e nel Nord Italia, dove viene frequentemente servito come antipasto durante le feste. Per ottenerlo, anatre e oche sono sottoposte ad alimentazione forzata tramite un sondino metallico inserito nella gola. Una procedura che provoca un ingrossamento del fegato, che può arrivare a superare di dieci volte le dimensioni abituali. Numerose istituzioni europee e organizzazioni per la tutela degli animali sottolineano che questa pratica causa molta sofferenza, dovuta alle lesioni dell’esofago. Non a caso, la produzione di questo alimento è vietata in vari Paesi dell’Europa.
Capitone
Fritto o in umido, di solito cucinato alla vigilia di Natale, il capitone è un piatto tipico delle regioni del Centro e del Sud Italia: secondo alcune stime, il consumo annuo nel nostro Paese è di circa duemila quintali, in gran parte concentrato a dicembre. Proprio per soddisfare l’abbondante richiesta, la pesca è spesso eccessiva e anche illegale, con un conseguente crollo delle popolazioni di oltre il 90%, che ha portato la specie a essere dichiarata in forte pericolo di estinzione dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (International Union for Conservation of Nature, Iucn).
Salmone
Tra gli antipasti natalizi, sui crostini imburrati, compare di frequente il salmone affumicato, soprattutto quello di origine norvegese. Non a caso, in Italia le vendite durante le feste aumentano di circa il 125% rispetto ai mesi precedenti. Dietro il prodotto si nasconde, però, una filiera critica. Negli allevamenti intensivi questi esemplari vivono concentrati in gabbie ristrette, che ne ospitano migliaia, favorendo stress, malattie e tassi di mortalità elevati. Inoltre, in tali contesti proliferano i parassiti, contrastati con l’uso massiccio di antibiotici che, una volta dispersi in mare, possono danneggiare anche altre specie, oltre all’ambiente.