Clima, le cozze potrebbero sparire dal Mediterraneo entro il 2050
a cura della redazione di Green&BlueL’aumento della temperatura del mare sta già provocando la riduzione dell’ossigeno nell’acqua. Gli scienziati hanno ricreato le condizioni climatiche fino al 2050: a rischio la sopravvivenza dei molluschi, specie chiave per l’ecosistema e l’economia
La produzione di cozze nel Mediterraneo, se rimarranno queste condizioni climatiche, sarà messa a rischio dal riscaldamento globale già dal 2050. Almeno secondo quanto emerso da una ricerca scientifica che ha rilevato un "crollo totale" degli allevamenti, ipotizzando le condizioni climatiche previste dagli scienziati per quella data. Il Mediterraneo infatti, secondo l’agenzia europea Copernicus, si è riscaldato notevolmente nel 2025, soprattutto nel periodo compreso tra giugno e agosto con ondate di calore marine intese che hanno portato le temperature superficiali fino a +4C sopra la media stagionale. Un surriscaldamento accelerato rispetto agli anni precedenti che sta provocando la riduzione dell’ossigeno mettendo a rischio la sopravvivenza di diverse specie tra cui le cozze, punto essenziale dell’ecosistema e dell’economia di molte aree costiere del Mediterraneo. I molluschi, hanno mostrato agli scienziati, di essere molto fragili rispetto al clima che cambia.
Effetti del riscaldamento globale
"Questo documento è un appello all'adattamento al riscaldamento globale", ha dichiarato Fabrice Pernet, ricercatore presso l'Ifremer (Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare) e autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Earth's Future. La ricerca è stata condotta in laboratorio per 14 mesi attraverso la creazione di modelli dove sono state ricreate le condizioni ambientali favorevoli alla miticoltura: immerse in acqua non filtrata proveniente dalla laguna di Thau (nel sud della Francia), luogo di intensa attività di allevamento di molluschi.
Condizioni che gli scienziati hanno poi via via modificato in base ai dati sul clima previsti dalle istituzioni scientifiche dal 2022 fino al 2050. Guardando i risultati che riguardano la sopravvivenza di cozze e ostriche, non ha dubbi il professor Pernet: "Siamo molto vicini alla realtà del futuro", ha assicurato, precisando che i molluschi erano stati immersi nella salinità, nell'ossigeno, nel fitoplancton, nei virus e nei batteri della laguna. L’acqua è stata solo riscaldata secondo le condizioni climatiche previste per il 2050, il 2075 e il 2100. Da +1°C a +3°C e arricchita di CO2 per simulare l’acidificazione dell’oceano.
“La mortalità delle cozze quasi totale nell’estate 2050”
Al termine dell’esperimento, la mortalità delle cozze era “quasi totale in tutte le condizioni future di temperatura” e acidificazione, secondo lo studio, che descrive risultati “allarmanti”. Un aumento relativamente modesto della temperatura previsto per il 2050 (+1°C) ha infatti causato la mortalità totale delle cozze durante l’estate. E se qualcuno crede che siano risultati pessimisti, risponde il professor Pernet: “Si tratta di un esperimento i cui risultati sono confermati dalle osservazioni nel Mediterraneo orientale, dove si stanno già verificando episodi di mortalità massiccia negli allevamenti di cozze in Italia o in Grecia”.
Le ostriche più resistenti
In confronto, le ostriche hanno mostrato una maggiore resistenza alle condizioni climatiche attuali e future. Anche se la loro mortalità è 1,5 volte superiore secondo l’esperimento che riproduce le condizioni previste per il 2100, questi molluschi bivalvi mostrano un tasso di sopravvivenza ancora soddisfacente, pari a circa il 77%. La loro crescita è tuttavia ridotta del 40% nel 2100 rispetto alle condizioni attuali, il che rischia di comportare un aumento dei costi di gestione e del tempo di esposizione ai rischi ambientali (alghe tossiche, inquinanti, agenti patogeni) per raggiungere una dimensione comparabile.
Lavorare su strategie di adattamento
Per i ricercatori è già urgente lavorare su strategie di adattamento, come la selezione di varietà più resistenti, la coltivazione congiunta con le alghe o il trasferimento delle attività di molluschicoltura in mare aperto, dove le temperature e l’acidità dell’acqua raggiungono livelli meno elevati. “Siamo molto vicini al punto di svolta”, ha avvertito Pernet.