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Deforestazione, pesticidi, biodiversità: i possibili danni all'ambiente con l'accordo Mercosur

ursula von der Leyen (agf)

Mentre protestano parte degli agricoltori europei le associazioni ambientaliste, Verdi europei e oppositori denunciano il potenziale impatto dell'accordo di libero scambio: "Così in futuro deforestazione potrebbe crescere del 25%"

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Terra fertile per nuovi scambi commerciali o terra fragile ulteriormente distrutta. Il nuovo accordo Mercosur, appena firmato in Paraguay dalla Commissione Ue ma non ancora ratificato, dal punto di vista ambientale ha poche vie di mezzo. L’Ue sostiene che non impatterà sulle foreste e la biodiversità dell’America Latina ma i Verdi europei, le associazioni ambientaliste e parte del mondo accademico temono esattamente il contrario.

Che cos'è l'accordo Mercosur-Ue

Facciamo un passo indietro: il 17 gennaio in Paraguay, dopo quasi un quarto di secolo di tentativi, c’è stata una prima firma della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen all'accordo fra Europa e Mercosur (Mercato comune del Sud) che aprirà le porte a minori dazi commerciali e a libero scambio fra il Vecchio continente e i paesi latini dell’Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. In una mossa decisamente anti Donald Trump con questa intesa l’Ue punta a un combinato che vale un quinto dell’economia mondiale e a oltre 700 milioni di persone pronte a consumare i prodotti latini o del Vecchio Continente senza più restrizioni o tasse nocive. Grazie all’accordo e a meno barriere commerciali, sostengono gli economisti, cresceranno infatti i rispettivi Pil: alla base c’è l’idea di eliminare oltre il 90% dei dazi imposti dal Mercosur e dall'UE sui prodotti di entrambe le sponde dell’Atlantico e in Europa arriveranno per esempio con più facilità i prodotti agroalimentari sudamericani. Per esempio 99.000 tonnellate di carne bovina all'anno potranno entrare nell’Ue a un'aliquota preferenziale (7,5% anziché 20%), idem per 180.000 tonnellate di pollame e zucchero oppure 60.000 tonnellate di riso che saranno tutti senza barriere tariffarie. Man mano verranno eliminati dazi anche su vino, frutta fresca, cioccolato e altri cibi.

Più in generale si parla di una intesa che coinvolgerà 718 milioni di persone, un Pil complessivo di 22.400 miliardi di dollari e che proteggerà meglio anche 350 prodotti Ue a indicazione geografica (di cui 58 italiani) vietando il commercio di quelli d’imitazione. Inoltre, come risposta alle politiche di Trump, agevolerà l’obiettivo strategico di accesso alle materie prime e i minerali critici.

Le critiche: così si aumenta la deforestazione e l'impatto dei pesticidi

Sebbene sia stato definito da economisti e analisti come una straordinaria agevolazione a libero scambio e crescita, ci sono però due fazioni che si oppongono duramente: parte degli agricoltori europei, preoccupati per una ricaduta diretta sulle loro già fragili produzioni e oggi decisi a protestare con i trattori a Strasburgo, e buona parte del mondo degli ambientalisti. Gli agricoltori di Francia, Austria, Polonia e altre nazioni temono che le importazioni creeranno concorrenza sleale mentre gli ambientalisti sottolineano pesanti ricadute a livello ambientale globale: l’aumento delle emissioni dovute ai flussi commerciali, il possibile peggioramento della deforestazione in aree come l’Amazzonia e l’ulteriore crescita della perdita di biodiversità, scrivono per esempio da Greenpeace, preoccupati anche per una possibile minore tracciabilità di pesticidi e fitosanitari.

Durissimi, in particolare, sono i Verdi europei che parlano di ulteriore impatto e indebolimento del Green Deal sostenendo inoltre come “l’accordo commerciale tra l’UE e i paesi del Mercosur intensificherà la deforestazione e aumenterà l’importazione di prodotti che rischiano di avere un impatto sulle foreste, minacciando seriamente gli sforzi compiuti nell’ambito del Green Deal. C’è profonda preoccupazione tra gli esperti che temono che l’accordo aumenterà la deforestazione nella regione del Mercosur. Il pilastro commerciale dell’accordo ha l’obiettivo di aumentare le esportazioni del Mercosur di carne bovina, soia, bioetanolo e altri prodotti agricoli verso l’UE, prodotti che sono proprio i principali motori della deforestazione” scrivono sottolineando come “ogni tre minuti l’equivalente di un campo da calcio di foresta pluviale viene distrutto a causa delle importazioni di prodotti di base nell’UE dai paesi del Mercosur e più carne di manzo del Mercosur nei piatti europei significa più deforestazione”. Secondo i Verdi europei sarà inevitabile infatti aumentare la domanda di terra per allevare il bestiame nei paesi latini con impatti diretti sugli ecosistemi.

Vale per la carne così come per il bioetanolo che, stimano gli oppositori, con il nuovo accordo sarà richiestissimo dato che “aumenteranno di sei volte le esportazioni di bioetanolo dal Mercosur, fino a 650.000 tonnellate, per far funzionare le automobili europee”. Discorso simile anche legato alla soia e in generale si parla, a lungo termine, di un rischio di crescita del 25% della deforestazione in Sudamerica per soddisfare le richieste europee. Insomma, c’è il "serio rischio di aumentare le importazioni di materie prime legate alla deforestazione e di favorire poche grandi aziende, a scapito degli agricoltori e dei produttori europei. Le promesse della Commissione europea di minori vincoli e maggiori risorse non affrontano i nodi strutturali dell’accordo, né garantiscono controlli efficaci sulle merci che entrano nel mercato europeo” sostiene ad esempio Martina Borghi di Greenpeace Italia che ricorda il già attuale “indebolimento e rinvio del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (EUDR), l’attacco alla Moratoria sulla soia in Amazzonia e la spinta a un modello di scambio che incentiva la distruzione degli ecosistemi”.

“Come si può puntare a ridurre le emissioni di gas serra del 55% e firmare l'accordo con il Mercosur? È completamente ipocrita” aggiunge poi senza mezzi termini l'eurodeputata Manon Aubry de La Sinistra unitaria europea. Per Audrey Changoe di Climate Action Network (CAN) si tratta di “accordi commerciali dannosi per il clima e di greenwashing, che secondo gli esperti legali potrebbero addirittura violare il diritto dell’UE e fanno ben poco per promuovere un partenariato paritario, una cooperazione genuina o un'autonomia strategica”. Nell’ordine, gli oppositori sostengono che il nuovo patto colpirà in primo luogo sulla deforestazione, definita come “la minaccia più grave”, ma non bisogna sottovalutare anche la crescita delle emissioni climalteranti e il fatto che il libero scambio favorirà le esportazioni di sostanze chimiche, pesticidi o fitosanitari. Questi, secondo la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) dell’Onu, sono uno dei cinque fattori diretti della perdita di biodiversità dato che contribuiscono all'inquinamento ambientale.

Con l’aumento degli scambi commerciali crescerà infatti probabilmente anche l’uso di pesticidi: la sola Argentina ad esempio, sostiene il think tank verde Heinrich Böll Institute, nel 2018 ha utilizzato 240.000 tonnellate di glifosato per la produzione di soia. Infine, occhi puntati anche ai possibili impatti sulle popolazioni indigene dell’America Latina, considerate i difensori più importanti delle risorse naturali, che potrebbero però soffrire di una possibile espropriazione delle terre a vantaggio dell’agroindustria, soprattutto in Brasile.