Tokyo: i gemelli tornano in Cina, è la fine della "diplomazia dei panda"
di Giacomo TalignaniXiao Xiao e Lei Lei, panda dello zoo nipponico, verranno rispediti in Cina. Migliaia di visitatori in lacrime per l'ultimo saluto. Con le tensioni fra Giappone e Cina per Taiwan potrebbero essere gli ultimi panda del Sol Levante
La fine della diplomazia del panda ha gli occhi lucidi di migliaia di bambini. Lacrime e selfie, nello zoo di Ueno a Tokyo, si alternano fra oltre 4mila visitatori vincitori di una speciale lotteria che nelle ultime ore di domenica si sono messi in fila per dire addio agli ultimi panda del Giappone: Xiao Xiao e Lei Lei martedì saranno spediti in Cina forse per sempre e per la prima volta dopo 54 anni il Paese nipponico non ospiterà più gli iconici e amati panda. Con la partenza dei due gemelli nati nello zoo nel 2021, che per le regole fra i due Stati però sono da considerarsi comunque “in prestito” da parte della Cina, sembra dunque concludersi quella che è stata definita per oltre mezzo secolo la “diplomazia del panda”, il modo per normalizzare i rapporti fra i due stati asiatici che dal 1972 ha visto la Cina cedere agli zoo giapponesi - solitamente con contratti decennali prima di riportarli a casa, - alcuni esemplari di panda gigante in nome dell’amicizia tra le due nazioni.
Adesso però, con l’intensificarsi delle tensioni a causa della questione Taiwan e la data già fissata del ritorno a casa di Xiao Xiao e Lei Lei, la diplomazia bianco e nera potrebbe essere arrivata al capolinea. I rapporti fra i due Stati, dopo le minacce di un intervento militare da parte del Giappone se la Cina dovesse invadere Taiwan, sono infatti attualmente ai minimi termini. Tensioni che non lasciano intravedere un futuro per la presenza degli amatissimi panda cinesi in Giappone: per questo ancor prima dell’apertura delle porte dello zoo di Ueno migliaia di nipponici si sono accalcati all’ingresso - tra souvenir a ruba e migliaia di peluche venduti - per provare a dare un ultimo saluto a quei gemelli diventati simbolo del parco giapponese. Xiao Xiao e Lei Lei a breve saranno trasferiti in Cina in un centro di conservazione della provincia del Sichuan dove si riuniranno alla sorella Xiang Xiang. Molto probabilmente non faranno più ritorno in Giappone.
Nell’ultimo mezzo secolo la Cina, sempre in nome dei rapporti fra le due realtà, ha prestato al Giappone oltre 30 panda, specie in via di estinzione oggi in ripresa grazie alle politiche di conservazione. Ora però la questione Taiwan sta esacerbando le relazioni: la Cina ha invitato i suoi cittadini a non visitare il Sol Levante e centinaia di iniziative, scambi culturali e legami fra i due stati asiatici sono già stati cancellati. Di conseguenza si è arrivati al punto che, scrivono esperti cinesi sul Beijing Daily, “se le tensioni tra Giappone e Cina dovessero persistere, la Cina potrebbe rinunciare a nuovi prestiti e i panda potrebbero non essere più visibili in Giappone”. Sarebbe davvero la fine di un’era perché, come spiega il professor Rumi Aoyama dell'Università Waseda di Tokyo, i panda sono “simboli dell’amicizia” che da anni “servono come indicatori dello stato più ampio delle relazioni tra i due Paesi”. Per dare un’idea dell’amore nipponico per questi mammiferi basta ricordare quando negli anni Settanta arrivarono a Ueno i primi panda (King e Lan Lan): furono quasi 8 milioni i visitatori accorsi allo zoo per vederli.
Anche nell’ultima domenica, quando i vincitori di una speciale lotteria si sono accaparrati gli ultimi biglietti per poter salutare i due animali (circa 4mila ticket su 100mila richieste), erano migliaia le persone in attesa ed è stato necessario fissare un tetto massimo di 4800 entrate per contenere la folla. Per ospitare i due panda, ogni anno, Tokyo versava una quota di 1 milione di dollari. Ora però, a causa dell'inasprirsi delle tensioni, il prezzo da pagare sarà un altro: l’impossibilità, per milioni di giapponesi, di ammirare dal vivo i loro amati panda.