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L’eolico, la strada della Ue verso l’indipendenza energetica

Il North Sea Summit ad Amburgo (afp)

Nove Paesi europei più Norvegia e Regno Unito hanno firmato un accordo per una rete di parchi eolici offshore nel Mare del Nord” per liberarsi dall’acquisto di gas. Tabarelli (Nomisma Energia): “Lodevole ma non basta”

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“Non vogliamo sostituire una dipendenza energetica con una nuova dipendenza”. Il proposito è stato espresso nelle scorse ore dal Commissario europeo per l’Energia, il danese Dan Jørgensen. E una delle attuazioni pratiche sarebbe l’intesa appena siglata tra nove Paesi dell’Unione (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi), cui si sono aggiunti la Norvegia e il Regno Unito, per realizzare una rete di parchi eolici offshore nel Mare del Nord, per quello che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribattezzato “il più grande serbatoio al mondo di energia pulita”. L’accordo si è concretizzato nel corso di un vertice tenutosi ad Amburgo, nel corso del quale i governi di nazioni che hanno interessi in quelle acque si sono impegnati a sostenere un aumento costante di 15 gigawatt di energia eolica offshore all'anno tra il 2031 e il 2040. La Ue nel complesso intende quasi decuplicare l’elettricità generata dal vento, raggiungendo nel 2050 circa 300 GW, rispetto ai circa 37 GW attuali. E in questo contesto, i Paesi del Mare del Nord hanno concordato di sviluppare congiuntamente circa 100 GW di progetti eolici offshore entro il 2050 (abbastanza da alimentare 143 milioni di case), il che comporterebbe la creazione di una rete di cavi sottomarini che collegherebbero le turbine a più territori europei.

Molti osservatori hanno ricondotto questa accelerazione alla crisi nelle relazioni tra Vecchio Continente e Stati Uniti. Il Financial Times, per esempio ha titolato: “Le tensioni in Groenlandia rafforzano la spinta dell’Europa verso l’indipendenza energetica”. Il quotidiano della City ricorda come l’Unione europea stia “diventando sempre più dipendente dal carburante spedito via nave dagli Stati Uniti”. Soprattutto dopo che la Ue ha dato il via libera definitivo al divieto totale sulle importazioni di gas russo entro il 2027. Durante le dure trattative su dazi minacciati dall’Amministrazione Trump, Bruxelles si è impegnata ad acquistare 250 miliardi di dollari di “energia” statunitense all'anno, inclusi gas naturale liquefatto (gnl) e tecnologia nucleare. Il risultato è stata la quasi quadruplicazione delle importazioni europee di gnl Usa, che sono passate da 21 miliardi di metri cubi nel 2021 a circa 81 miliardi di metri cubi nel 2025. Tanto che le spedizioni statunitensi rappresentano ormai il 57 per cento dell’approvvigionamento europeo di gas. “Vogliamo produrre la nostra energia. E la nostra strategia per il futuro è quella di liberarci dal gas”, ha confermato Jørgensen.

“L’obiettivo di liberarsi dai combustibili fossili è nobile, ma di difficile realizzazione”, commenta Davide Tabarelli, presidente di Nomina Energia. “I 100 GW di questo progetto nel Mare del Nord potrebbero produrre 400 miliardi di chilowattora nel 2050, quando però la domanda europea di elettricità dovrebbe essere molto più alta degli attuali 2800 miliardi. Infatti, se si spingerà davvero verso l’elettrificazione di tutti i consumi energetici potrebbero essere necessari 4000 GW. E quindi lo sforzo messo in campo dai dieci Paesi europei per quell’eolico offshore varrà il 10% del totale. Utile, ma ci vuole altro”. Il problema che oggi l’elettricità rappresenta solo circa un quarto dei consumi energetici. “Tutto il resto, dal riscaldamento alla mobilità, si fa con gas e petrolio. E sarà così ancora per molti anni”, ribadisce Tabarelli. Ma allora l’indipendenza energetica da Russia, Usa, Regno Saudita resterà sempre una chimera? “Per conseguirla è giusto puntare sulle rinnovabili fatte in casa, ma occorre differenziare sia le fonti che i fornitori. Nel caso del gas per esempio bisogna trattare con produttori diversi e non solo con gli Usa, in modo da metterli in competizione, spuntare prezzi migliori e soprattutto non dipendere da uno solo di loro”, auspica Tabarelli. E però quella che si sta giocando è una partita non solo commerciale, ma politica. Il ministro britannico all’Energia Ed Milliband, commentando l’accordo di Amburgo ha detto: “Questo patto per la sicurezza dell'energia pulita è una affermazione formidabile del nostro impegno comune a fare del Mare del Nord una potenza di energia pulita”. Una risposta al presidente americano Trump che solo pochi giorni prima a Davos aveva irriso gli europei e i loro “mulini a vento” e criticato il Regno Unito per i suoi piani di eliminazione graduale dell’estrazione di petrolio e gas del Mare del Nord.