Una “salamoia” di milioni di anni fa all’origine del fenomeno delle cascate di sangue
di Paolo TravisiIn Antartide la pressione interna al ghiacciaio spara l’acqua contenente particelle di ferro verso l’esterno finché il sistema non torna a riposo
Uno dei misteri della natura più affascinanti, finalmente svelati dopo oltre un secolo di studi ed ipotesi: come si formano le celebri Blood Falls in Antartide? Le “cascate di sangue” non sono diventate una meta del turismo di massa, solo perché si trovano in uno dei luoghi più estremi ed inospitali della Terra. Ma quelle cascate color rosso vivo che sgorgano in mezzo al bianco secolare dei ghiacciai hanno fatto parlare molto di loro fin dall'anno della scoperta. Era il 1911 quando il geologo Thomas Griffith Taylor nel corso di una spedizione scientifica ha svelato al mondo quel fenomeno unico, che da subito ha generato curiosità, inquietudine ed in anni recenti anche un pò di folle speculazione.
Il fenomeno delle Blood Falls che si riversano nel lago glaciale Bonney, oggi si arricchisce di un nuovo tassello del puzzle che ne rivela la comprensione, grazie ad uno studio condotto da scienziati dell'Università dell'Alaska e dell'Università del Colorado, pubblicato sulla rivista Antarctic Science. Nel corso di oltre un secolo, infatti, le Blood Falls situate nelle McMurdo Dry Valley in Antartide fuoriescono periodicamente dal fronte del Taylor Glacier, colorate sempre di rosso. Il primo a formulare una teoria che ne spiegasse il colore fu lo stesso Taylor, secondo il quale l'acqua prendeva quella colorazione perché particolarmente ricca di microalghe rosse. Non era così. In realtà si tratta di salamoia - formatasi circa due milioni di anni fa quando le acque dell'Oceano Antartico si ritirarono - che contiene particelle di ferro intrappolate sotto il ghiaccio. Quando l'acqua fuoriesce dalle cavità ghiacciate a contatto con l'ossigeno dell'aria, cambia colore, diventa ruggine liquida, in pochi secondi. Proprio quel colore è stato il responsabile di suggestioni di varia natura.
Non sono mancati i teorici degli UFO secondo cui le cascate non erano naturali, ma lo scarico di una base aliena sotterranea; i complottisti hanno ipotizzato che il rosso fosse il risultato di un esperimento di bio-ingegneria militare andato storto durante la Guerra Fredda, solo per citarne due. Per fortuna la scienza ha svelato uno ad uno tutti i misteri delle Blood Falls, come quello dell’acqua che non gela a temperature di decine di gradi al di sotto dello zero. La risposta è nella chimica. Infatti, l'acqua è talmente tanto salata che non può gelare. Risolti gli enigmi sulla mancata solidificazione dell'acqua e sul colore è rimasta l’ultima questione aperta: la periodicità del fenomeno. Il nuovo studio iniziato nel 2018 ha monitorato nel dettaglio ciò che accade durante gli episodi di fuoriuscita. Combinando i filmati di una telecamera time-lapse con i dati GPS e i sensori termici, i ricercatori hanno catturato un "respiro" del ghiacciaio Taylor finora invisibile: ogni deflusso di salamoia coincide con un abbassamento della superficie di circa 15 millimetri e un contestuale rallentamento della marcia glaciale del 10%.
Cosa succede? La massa di ghiaccio sovrastante agisce come una specie di morsa che comprime i canali subglaciali, li deforma perché si accumula una pressione enorme. Quando lo sforzo diventa insostenibile, allora la salamoia rossastra viene sparata fuori in brevi esplosioni attraverso le fessure. Questo rilascio, che si intensifica nel periodo estivo, agisce paradossalmente come un freno idraulico: dopo diverse settimane di rilascio, allora si va riducendo anche la pressione interna, il ghiacciao si abbassa di un centimetro e mezzo, si stabilizza temporaneamente rallentando la scivolata verso valle prima che il ciclo ricominci. Con questa scoperta, il motore segreto delle Blood Falls sembra finalmente svelato, ma lo studio ha portato anche alla prima prova diretta che collega la dinamica superficiale del ghiacciaio a quello che accade nel suo sistema idrologico subglaciale.