“Le nostre case sono invase da animali, ma non dobbiamo preoccuparcene”
di Pasquale RaicaldoNicola Bressi, naturalista e zoologo, autore di “Coinquilini bestiali”, (in libreria dal 27 marzo) apre una prospettiva nuova su formiche, ragni, vespe, gechi e pipistrelli: “Alcuni ci danno fastidio, ma basta saperli osservare e riconoscere. E di tutti dobbiamo avere rispetto”
In fondo dice tutto l’incipit, sintesi efficace condita da un tocco di malcelata ironia: “Non siamo mai veramente soli: ci sono vite che dipendono da noi, e dal nostro aspirapolvere”. Ed è a queste, un variegato microcosmo di biodiversità che ci circonda, che Nicola Bressi, naturalista e zoologo, curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste, da anni punto di riferimento per chiunque voglia approfondire le tematiche relative alla biodiversità e alle specie aliene, un profilo X seguitissimo da appassionati e profani, dedica Coinquilini bestiali. Conoscere, resistere o convivere con gli animali che si autoinvitano a casa nostra (Aboca Edizioni).
Linguaggio irresistibilmente divulgativo, il libro offre una prospettiva privilegiata su formiche, zanzare, ragni, millepiedi, vespe, scarafaggi, cimici, ma anche gechi, pipistrelli e mantidi: chi più ne ha più ne metta, insomma. Basta aguzzare gli occhi e, in fondo, non sorprendersi più di tanto: la verità, ci informa Bressi, è che condividiamo i nostri spazi domestici “con coinquilini spesso insospettabili, talvolta indesiderati e quasi sempre sconosciuti”.
Ecco, Bressi. Ma dobbiamo preoccuparcene?
“No, assolutamente. Questo è un libro che vuole essere soprattutto di servizio: aiuta a comprendere come porci nei confronti degli animali che entrano nelle nostre case, liberandoci da pregiudizi e fake news. Parto da un presupposto: non tutti i nostri coinquilini sono uguali, ma sono tutti forme di vita complesse, e dunque interessanti. Alcuni ci danno fastidio, beninteso, e dunque vanno combattuti. Ma sono tutti da rispettare, anche perché sintesi di processi evolutivi che hanno consentito loro di adattarsi, in tempi brevi, alle nostre case. Parlo per esempio di ragni che si sono co-evoluti nel corso della mia, di vita: da studente incontravo occasionalmente alcune specie che oggi sono diffusissime nelle nostre case. Non è sorprendente?”.
Lo è, eccome. Ma il suo libro è anche un invito a osservare ciò che abbiamo intorno. Da bambino, lei aveva un approccio empirico, scandagliando il suo giardino. Non è che stiamo perdendo questa sensibilità?
“Eccome, se la stiamo perdendo. Lo scrive bene, del resto, Richard Louv ne ‘L’ultimo bambino dei boschi’. I motivi? Anzitutto, i maestri hanno smesso di insegnare il contatto con la natura. Quand’ero ragazzino, si faceva scienze nel giardino della scuola, altro che Power Point. E’ colpa, soprattutto, della terribile cultura dell’iperprotezione: se un’ape pungeva uno studente, prima nessuno faceva causa. Oggi, quando proponiamo alle scuole un tour in aree verdi, ci chiedono: ‘E se ci sono le zecche?’. Andare in natura comporta dei rischi, e questo non tutti lo accettano. Infine, c’è un altro punto, non marginale: abbiamo smesso di annoiarci. Io passavo tempo a osservare gli insetti perché non c’erano i social, e non scrollavamo sugli smartphone: arrampicarmi sugli alberi cercando piccoli animali era un antidoto alla noia, e al contempo un modo per scoprire il mondo. Senza schermi”.
In molti provano paura o disgusto per insetti e aracnidi domestici: lei prova a smontare i pregiudizi. Quali sono gli animali più bistrattati?
“Io citerei il calabrone, percepito alla stregua di un killer assetato di sangue. In realtà non ha alcuna intenzione di farci del male: è, anzi, più terrorizzato di noi: Probabilmente si è perso, cerca una via d’uscita. E non ci colpisce più di api e vespe: insomma, è vittima di un razzismo ingiustificato, forse a causa delle sue dimensioni”.
Come facciamo a comprendere quando è giusto convivere con un insetto, anziché eliminarlo?
“Io direi che ce ne accorgiamo. Alcuni ci pungono: zanzare e cimici dei letti, per esempio. Entrano per mangiarci, a piccoli pezzi. Ma non vogliono ucciderli, anche le zanzare possono trasferirci malattie in grado di farlo. Di altri, constatiamo i danni: nella nostra dispensa banchettano le tarme, costringendoci a buttare due pacchi. In generale il mio invito a considerare ipotesi ragionate di convivenza è legato a due fattori: il primo è che è impossibile non convivere perché anche la persona più maniacalmente attenta alla pulizia non può aspirare a una casa senza pesciolini d’argento, acari e ragni: ecco, non ha senso intestardirsi. In secondo luogo, molti di questi animali non sono soltanto innocui: sono addirittura utili. Ci sono ragni che predano zanzare o competono con i ragni violino. Io adoro conviverci”.
E i suoi preferiti, apprendiamo, sono i ragni sputatori...
“Coinquilini ideali, quelli del genere Scytodes: non mordono, non tessono ragnatele. Si chiamano così perché sputano fili velenosi addosso alle prede. Se potessi, li alleverei”.
C’è una questione, però: come fanno, i comuni cittadini, a distinguere una specie dall’altra? Mica possiamo tutti postare foto sul suo profilo, chiedendole aiuto?
“Nel libro do alcune nozioni rudimentali per riconoscere le specie più diffuse, ma il primo consiglio è rivolgersi, sempre, a esperti. Oggi i nostri smartphone ci consentono di fotografarli senza troppo impegno, occhio però all’AI: può commettere errori, anche gravi. Il mio suggerimento generale, quando si ha dubbi su una specie è questo: nel dubbio, lo metto fuori casa. No, non lo elimino. E aggiungo una cosa: tra le imprese che fanno disinfestazione, non manca una percentuale che ci marcia, proponendo preventivi per eliminare animali innocui o che, semplicemente, non ci sono”.
Secondo uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che lei cita, in alcune abitazioni sono stati trovati sino a 40 esemplari di ragno violino. In questo caso, dobbiamo preoccuparci?
“Il dato può spaventare, ma anche tranquillizzare. Perché vuol dire che ci conviviamo, in fondo, senza troppi problemi: in Italia c’è stato, nella storia, un solo caso accertato di morte per il morso di un ragno violino. Perché in fondo lui è del tutto disinteressato a noi, e ne ho avuta contezza esplorando una casa, sull’Appenino, che era letteralmente invasa da esemplari di questa specie. Non serve andare nel panico, e del resto solo in città fredde e in aperta campagna possiamo dirci del tutto impermeabili alla loro presenza”.
Bressi, lei sottolinea come globalizzazione e cambiamento climatico stiano modificando la fauna domestica: quali “nuovi coinquilini” dobbiamo aspettarci nei prossimi anni?
“Desertificando gli habitat, è normale che molte specie animali – come ci insegnava zio Darwin – cerchino nuovi ambienti. E sta accadendo questo: vince chi sa adattarsi alle nostre città, luoghi potenzialmente colonizzabili: ecco, le metropoli sono il nuovo West. Terreno fertile soprattutto per le specie aliene: ratti, cimici marmorate, ragni brasiliani e indiani. E ancora: mantidi aliene anche nelle metropoli, ai piani alti e altissimi dei grattacieli di Milano. Sta accadendo tutto nel giro di pochi anni. E di origine aliena, del resto, sono anche le quattro specie di scarafaggi che ci preoccupano: l’ultima per ordine di tempo, Supella longipalpa, è arrivata in Italia dall’Africa nel dopoguerra”.
“A me piace molto la differenza tra serioso e serio. Io cerco di fare educazione scientifica in modo serio, mai serioso. Vuol dire alleggerire con qualche battuta, non avere mai la pretesa di veicolare realtà incontrovertibili. Anzi, le cose che scrivo potrebbero cambiare, da un momento all’altro”.
Un capitolo importante riguarda le zanzare: la scienza studia il modo per eliminarle. Lo ritiene eticamente giusto?
“Anzitutto, sono convinto che non riusciremmo a estinguerle: hanno straordinarie capacità di adattamento e un alto tasso riproduttivo. Sulla questione etica, va detto che l’eliminazione della zanzara tigre, specie aliena qui da noi, sarebbe una operazione di ripristino di un habitat che la specie ha invaso, adattandosi, e non di sterminio immotivato. Ma purtroppo non ci riusciremo, statene certi: parliamo di una specie tropicale che ritenevamo incapace di adeguarsi al nostro clima, per di più al Nord Italia. E invece, eccola ovunque, nostro malgrado”.
Un altro elemento che attraverso il libro è la sua capacità di meravigliarsi. Come con il geco mediterraneo.
“Sì, lui è uno stupendo esempio di ingegneria biologica: si arrampica quasi su ogni superficie anche grazie alle unghie, ma soprattutto grazie alle lamelle sotto le dita che, composte da milioni di particolari microsetole, creano una forza di attrazione elettromagnetica sfruttando un fenomeno detto forza di van der Waals. Basterebbe osservarlo per fare una lezione di chimica, geografia, storia, cultura generale. E che dire dello scorpione? Impossibile non restare incantati da animali così”.