Oltre a parcheggi e grattacieli, anche le autostrade aumentano l'effetto “isola di calore”
di Marta MussoCon l'aumento dell'urbanizzazione e dell'ampliamento delle reti autostradali si rischia di far salire ancor di più le temperature nelle città
Continuare a costruire e allargare le autostrade nelle aree urbane non è affatto una buona idea: potrebbe aggravare ulteriormente il surriscaldamento delle nostre città e intensificare l'effetto delle isole di calore urbane, ovvero aree in cui le temperature sono molto più elevate rispetto alle zone limitrofe. A raccontarlo è stato un recente studio svolto dai ricercatori della Northeastern University, negli Stati Uniti, secondo cui oltre ai parcheggi che con le vaste distese di asfalto intrappolano calore, e ai grattacieli, che ostacolano la circolazione del vento, anche le autostrade giocano un ruolo cruciale nel trasformare le città americane in isole di calore urbane. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Cities.
Le autostrade nelle città statunitensi
Sebbene la costruzione di autostrade sia considerata una strategia efficace per diminuire il traffico, gli ingegneri civili statunitensi hanno recentemente constatato invece che il traffico è tornato ai livelli pre-costruzione con l'aumento del numero di automobilisti in strada. La realizzazione di autostrade, tuttavia, rimane ancora oggi una delle principali forme di investimento infrastrutturale negli Stati Uniti: basta pensare che a gennaio 2026, secondo i dati dell'American Road and Transportation Builders Association, erano in corso negli Stati Uniti quasi 115.000 nuovi progetti autostradali, per un valore di 257 miliardi di dollari.
L'impatto sulle temperature
Per capire in che modo le autostrade influiscano sull'effetto isola di calore urbana, i ricercatori si sono concentrati sulla California, uno stato che ha assistito a una notevole espansione della rete autostradale a seguito del boom demografico dell'ultimo decennio. Da qui, i ricercatori passato in rassegna i dati di temperatura rilevati dai satelliti prima e dopo 11 importanti progetti di ampliamento autostradale nell'area della baia di San Francisco tra il 2013 e il 2020, che comprendevano interventi come l'aggiunta di corsie e l'installazione di guardrail.
Dalle analisi è emerso che tutti i progetti hanno avuto un impatto "significativo e misurabile" sull'effetto isola di calore urbana e sono stati responsabili del 70-88% dell'intensificarsi delle disparità termiche tra i centri urbani e le zone vicine. Risultati che molto probabilmente si possono applicare anche ad altri Stati. "È molto probabile che in altre aree, se si osservano progetti simili nel tempo con un modello analogo, si constati che le autostrade intensificano l'effetto isola di calore urbana", ha commentato l'autrice Serena Alexander. "Non sto cercando di sostenere che non dovremmo costruire autostrade. Dobbiamo essere consapevoli di questi impatti e di dove possiamo mitigarli".
Come mitigare l'impatto
Per attenuare l'impatto che la costruzione di autostrade sta avendo sulle isole di calore urbane, oltre a riportare la vegetazione nelle città e lungo le autostrade, ci sono altre strategie promettenti, come le pavimentazioni cool, realizzate con rivestimenti speciali in grado di riflettere maggior quantità di energia solare e mantenere così le strade più fresche. Come ricordano gli autori del nuovo studio, infatti, uno studio pilota dell'Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) condotto in Arizona ha rilevato che l'asfalto classico può raggiungere temperature massime di 67 gradi centigradi a mezzogiorno, mentre con le pavimentazioni “cool” hanno mantenuto le superfici stradali a una temperatura inferiore di 8-10 gradi.
È importante, infine, non dimenticare che normative federali e statali che regolano la qualità ambientale dei progetti autostradali devono essere aggiornate. "Questi strumenti sono stati preparati in un momento in cui potevamo solo ipotizzare quale potesse essere l'impatto ambientale di questi progetti", ha concluso Alexander. "Ora possiamo effettivamente uscire, misurare e analizzare i dati satellitari per capire cosa è successo. Ora che possiamo farlo, possiamo o dovremmo tornare indietro e aggiornare le nostre procedure di valutazione ambientale, sia a livello federale che statale? Sarebbe l'ideale."