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Jackson (Octopus): "Energia, servono trasparenza e agilità”

Greg Jackson, 54 anni, fondatore e ceo di Octopus Energy Group
Greg Jackson, 54 anni, fondatore e ceo di Octopus Energy Group 

Intervista esclusiva al fondatore e ceo del gruppo energetico. “L'elettrificazione è la risposta alla crisi, ma serve una rivoluzione culturale. La tecnologia è come un genio: anche se le regole non cambiano le persone trovano un modo per cambiarle”

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Un DNA altamente tecnologico, un’ossessione per la semplificazione e una fiducia cieca nel moto perpetuo del cambiamento. Per tracciare l’identikit e disegnare la filosofia di Greg Jackson, 54 anni, fondatore e ceo di Octopus Energy Group, basta leggere le prime due righe della sua presentazione su LinkedIn: “Amo costruire organizzazioni incentrate sulle persone, rivoluzionando settori che trascurano i clienti e la società”.

Il polpo rosa che in meno di 10 anni ha conquistato il Regno Unito, diventando il primo fornitore di energia del Paese, è sbarcato in Italia nel 2022 con altrettanta ambizione e ha da poco tagliato il traguardo dei 900 mila clienti. L’occasione per incontrare Jackson la offre un evento ospitato negli Horti Sallustiani di Roma dedicato alla flessibilità energetica. Tra gli spunti di analisi e riflessione spicca una frase che sintetizza la visione che da sempre accompagna il ceo di questa azienda a metà tra una tech company e un operatore energetico: “La tecnologia è come un genio: alla fine esce sempre fuori dalla lampada”.

Jackson, lei oggi è conosciuto principalmente come fondatore e ceo di Octopus, ma prima di tuffarsi nel mondo dell’energia è stato un imprenditore seriale in ambito tech. C’è qualcosa che lega il suo passato e il suo presente?

"La storia di Octopus mi ha insegnato che i problemi evolvono, ma in fondo sono sempre gli stessi. Nel 2003 insieme ad alcuni soci abbiamo lanciato un’attività che era di fatto un’agenzia web. Creavamo siti web ed e-mail per alcuni clienti, che si lamentavano continuamente dei loro sistemi e di ciò che potevano, o meglio non potevano fare. Quindi abbiamo iniziato a scrivere codice e a disegnare il back-end, ritrovandoci a sviluppare software per alcune grandi aziende globali. Abbiamo però notato che ogni volta che sviluppavamo un progetto software scontava tempi lunghi, costava più del previsto e non otteneva risultati all’altezza perché le aziende avevano sistemi vecchi e troppi database. Abbiamo capito che dovevamo mettere le grandi aziende in condizione di essere veloci come un’azienda tecnologica, così abbiamo iniziato a proporre le fondamenta software alle utility. Le risposte oscillavano tra ‘non abbiamo nessun problema’ e ‘siamo un settore conservatore, se lo fa qualcuno prima di noi valutiamo’. Alla fine abbiamo deciso di costruire direttamente noi un’azienda energetica, basata sulla piattaforma tecnologica che avevamo pensato di costruire per altri. L’abbiamo chiamata Octopus.”

In meno di 10 anni siete diventati il primo fornitore di energia nel Regno Unito. Oltre alla lezione tecnologica, c’è qualche lezione di mercato che si è portato nello sbarco in Italia?

"Ce ne sono diverse e una è sicuramente l’assoluta concentrazione sugli utenti. Quando siamo partiti ci dicevano che ai clienti non interessava l’energia e che le persone volevano solo che le luci si accendessero. Eppure, io notavo che gli utenti si preoccupavano delle loro bollette e dei loro costi, quindi ci siamo chiesti intanto come abbassarli. Ci dicevano anche che non saremmo riusciti a costruire un brand nel mondo dell’energia, ma in realtà un brand è un marchio di fiducia. Di conseguenza abbiamo cercato di rappresentare la promessa di mettere i clienti al centro e soprattutto di rispettarla, scegliendo anche una mascotte insolita per un’azienda energetica. Ci ha dato tanta visibilità e tanta responsabilità, perché più sei in vista e meno l’utenza perdona gli errori o le promesse mancate. Se dovessi però citare la lezione più importante, è che non sai cosa ti riserva il futuro e devi essere agile, saperti adattare e crescere in ogni situazione. Le aziende del mondo energetico invocano garanzie ventennali e certezze, ma le imprese non dovrebbero chiedere alla società di isolarle dal cambiamento. Dovrebbero gestire il cambiamento, altrimento la società finisce per pagare la polizza delle aziende energetiche.”

L’agilità è la chiave di lettura dello scenario contemporaneo?

“Assolutamente sì e basta guarda il settore tecnologico, dove fino a qualche anno fa nessuno aveva mai sentito parlare di ChatGpt e altri modelli linguistici. Nel mondo tech le aziende sono agili, mentre nel settore energetico tutto richiede un’eternità ed è assurdo perché l’energia è la base della nostra economia, di ogni impresa e di ogni famiglia. Essere agili e ridurre i costi energetici è un nostro dovere, perché se le famiglie a basso reddito o i pensionati con meno disponibilità pagano meno l’energia, tutto il sistema diventa più economico e tutti ne beneficiano.”

Uno dei suoi cavalli di battaglia riguarda la semplificazione tariffaria. Dove si può incidere concretamente?

“I consumatori iniziano il loro rapporto con un fornitore a un prezzo basso che poi diventa sempre alto. Non perché cambi il costo dell’energia, ma perché l’idea alla base del business tradizionale è far pagare di più i clienti fedeli dei nuovi clienti. Dal mio punto di vista è un po’ folle, ma il vero tema però è la trasparenza. Ora, l’energia è semplice: esistono due prodotti, l’elettricità e il gas. Ciò nonostante, la maggior parte dei consumatori fatica a capire la propria bolletta e si ritrova a pagare di più perché il sistema è troppo complicato. Dobbiamo semplificare, non si può trarre profitto dalla scarsa trasparenza e dalla complessità del sistema.”

Cita spesso il concetto di energia accessibile per tutti. Cosa vuol dire concretamente?

“Le persone si sentono dire che se vogliono pagare meno l’energia devono usare meno energia. Una famiglia ricca non deve nemmeno fare questa scelta, mentre una famiglia senza disponibilità deve pensare prima di usare l’energia. Che sia per riscaldare la casa o usare il forno. Ecco, rendere l’energia accessibile a tutti significa che tutti devono permettersi di riscaldare, raffreddare e cucinare. Questo obiettivo non si raggiunge con i sussidi o aumentando la spesa, ma rendendo il sistema più economico usando la tecnologia. Dobbiamo usare la rete in modo efficiente ancor prima di spendere soldi per le reti nuove. Per guardare i film su Netflix non abbiamo costruito cavi più spessi per lo streaming. Abbiamo utilizzato la compressione e il buffering per ottimizzare la larghezza di banda e tutti vediamo in alta definizione. Se iniziassimo a usare la rete in modo efficiente potremmo risparmiare denaro, abbassare i costi energetici, garantire la piena accessibilità. E l’elettrificazione è sicuramente la grande risposta alla crisi energetica che stiamo vivendo, perché l’elettrificazione rende tutto più efficiente.”

Il futuro di Octopus in Italia dipende più da Octopus o dalle regole?

“Se il sistema non permette alle persone di ottenere ciò che vogliono, troveranno sempre un modo per ottenerlo e il sistema dovrà cambiare. Certo, è sempre meglio che siano i regolatori e i policy maker a individuare i migliori cambiamenti tecnologici e a beneficiarne. Le aziende consolidate faranno sempre pressioni contro il cambiamento, ma alla fine come ricorda Jurassic Park “la natura troverà un modo”. Guardate quello che sta succedendo adesso con la benzina. Mentre tanti si preoccupano di riempire i serbatoi delle loro auto, c’è chi ha i pannelli solari e auto elettriche che sta spendendo meno di sempre e non si deve preoccupare se luci si spengono perché possono usare la loro auto come batteria. Questo è il mondo verso cui ci stiamo muovendo. Se le regole lo impediscono, dovrebbero essere cambiate. Ma se le regole non vengono cambiate, le persone troveranno un modo. La tecnologia è come un genio, alla fine esce sempre fuori dalla lampada.”