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Tartarughe azzannatrici, perché sono pericolose. “Sbagliato liberare animali in cattività”

Testuggine azzannatrice, Chelydra serpentina (Cephas, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons) 

Il naturalista Nicola Bressi commenta il caso di questi giorni, con più esemplari trovati a Ladispoli: “Ogni rilascio causa squilibri ecologici, anche quando a rischiare non siamo noi esseri umani”

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L’ultimo allarme arriva da Ladispoli, dove sono stati ritrovati alcuni esemplari di testuggine azzannatrice (Chelydra serpentina il nome scientifico). Non sarebbe la prima volta in quest’area. Arrivano così prescrizioni chiare per chi dovesse imbattersi nel rettile, che rappresenta un pericolo per l’uomo: "È importante evitare di toccarla o di spostarla impropriamente, perché il collo dell'animale riesce ad allungarsi facilmente per mordere”, spiega il maggiore Matteo Brovelli, comandante della Sezione Operativa Centrale Carabinieri Cites.

“Andavano di moda, in passato c'è stato un certo boom di vendite senza tener conto delle conseguenze. - annota Andrea Brutti, dell'ufficio Fauna selvatica di Enpa - Come accaduto anche per alcuni serpenti, questa specie di tartaruga è stata acquistata senza considerare quanto potesse crescere e quanto potesse diventare pericolosa”.

E dunque il caso riaccende i riflettori sul fenomeno dei rilasci in natura di animali detenuti in cattività, in primis pesci d’acquario, serpenti e, non ultime, proprio le tartarughe: emblematici, su tutti, i numeri della Trachemys scripta, la tartaruga americana, o tartaruga dalle orecchie rosse, che ha ampiamente invaso i nostri spazi pubblici. Un tema che sta molto a cuore a Nicola Bressi, naturalista e zoologo del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, in libreria con Coinquilini bestiali (Aboca Edizioni).

Bressi, che significato ha il nuovo ritrovamento di alcune testuggini azzannatrici, stavolta alle porte di Roma?

“Intanto inizierei con il dire che non sappiamo se si sia trattato di un abbandono o di una liberazione, ma questo non fa molta differenza né da un punto di vista ecologico né da un punto di vista legislativo. Non si possono rilasciare in libertà, in natura, animali domestici o provenienti dalla cattività e queste tartarughe non provengono direttamente dai loro habitat in America: qualcuno, evidentemente, le deteneva in terrari o in laghetti privati. C’è poco da dire: chi le libera, commette un illecito”.

Perché la legge punisce il rilascio?

“La norma ha una ratio molto chiara: ogni liberazione, termine che usiamo per pulirci la coscienza, immette in natura animali che nella maggior parte dei casi non riescono a sopravvivere, essendo abituati alla cattività. Se invece purtroppo, e sottolineo purtroppo, ce la fanno, possono causare notevoli squilibri ecologici. Anche per questo commette un illecito, secondo la legge, chiunque rilasci specie non autoctone in natura”.

Quali, nel caso della testuggine azzannatrice?

“Si tratta di specie pericolose per l’uomo, al punto che possono essere detenute solo con permessi specifici: la loro vendita e la loro detenzione non sono libere. Sono animali che restano a lungo sui fondali, in apnea, per poi emergere in superficie, pronte ad azzannare qualsiasi cosa si prospetti avanti: non sono terribili, come qualcuno ha scritto, ma mordono per difendersi o per mangiare, e le ho viste tranciare in due di netto pesci o roditori. Per questo, se facciamo il bagno in un laghetto, potrebbero ferirci seriamente, arrivano a tranciarci un dito. Mi spiace però una cosa, soprattutto...”.

Cosa, Bressi?

“Che rischi di far notizia questa presenza solo in virtù della pericolosità per l’uomo, mentre casi più emblematici, che configurano grandi rischi per l’ambiente anche perché le popolazioni si sono riprodotte in modo significativo, restano meno eclatanti”.

Si riferisce, immaginiamo, alla diffusione delle testuggini dalle orecchie rosse.

“Esatto. Loro non azzannano, certo, ma sono ormai diffusissime nei nostri parchi pubblici, in tutta Italia, e causano danni enormi, per esempio vincendo la competizione impari con la nostra preziosa testuggine palustre europea, com’è avvenuto in gran parte d’Italia. E poi le testuggini aliene predano larve di libellule e di altri insetti: non le zanzare, cui lasciano invece campo libero. In pratica, sconvolgono i nostri ecosistemi ma fanno meno notizia di altre specie aliene”.

L’appello, ad ogni modo, è a non rilasciare animali detenuti in cattività.

“Assolutamente. Anche quando si è animati da buone intenzioni, i rischi sono incalcolabili. Se è giusto che gli animali siano liberi, è d’obbligo considerare che debbano esserlo negli habitat di cui sono originari. Altrimenti le conseguenze possono essere disastrose”.