Mondiali di Calcio, come nasce l'erba perfetta per gli stadi in 16 città dal clima diverso
di Paolo TravisiSi chiama fLEX la macchina che testa il manto erboso degli stadi in vista del World Cup Soccer 2026, per rendere simili le condizioni di gioco
Centoquattro partite, in 16 città di tre paesi diversi: Stati Uniti, Canada e Messico con climi molto differenti e fino a 5mila km di distanza tra uno stadio e l'altro. Ma i giocatori che si dovranno affrontare nel prossimo Campionato Mondiale di Calcio 2026 dovranno poter giocare su un prato erboso dalle stesse condizioni. Una missione resa possibile da un gruppo di ricerca universitario, che sta lavorando ai Mondiali già da tre anni e che può contare su oltre 70 anni di esperienza nella ricerca. Gliaccademici dell'erba naturale negli stadi provengono dal Michigan State University, a cui la FIFA ha affidato l'arduo compito di preparare un manto eccellente dove la palla rotolerà in modo identico a Los Angeles come a Vancouver e Città del Messico.
Il detentore del segreto è un certo John "Trey" Rogers III, professore esperto in tappeti erbosi presso il College of Agriculture and Natural Resources che guida il team di ricercatori alla MSU in collaborazione con l'Università del Tennessee per garantire che il manto erboso sia a regola d'arte. Non sia mai che i giocatori di calcio ed i club si lamentino, oltre che delle prestazioni arbitrali, anche dell'erbetta su cui calciano la palla. Insomma, per convincere la severa FIFA ad adottare la loro formula, i ricercatori americani hanno acquisito una lunga esperienza sia nella ricerca, culminata con lo sviluppo della miscela ideale di Poa pratensis e Lolium perenne o Bermudagrass per ogni stadio, che nella pratica, quando nella Coppa del Mondo FIFA del 1994, il suo team installò per la prima volta un campo in erba temporaneo al Pontiac Silverdome.
Oggi il professor Rogers conosce ogni aspetto per creare l'erba perfetta, di installarla sul campo da gioco e manutenerla in condizioni ineccepibili durante tutto il torneo. Un'esperienza messa a disposizione dei coltivatori di tappeti erbosi e dei gestori degli stadi che da mesi stanno preparando il terreno di gioco per l'attesissima competizione, dove purtroppo l'Italia non ci sarà.
"Il fatto che il programma di ricerca sui tappeti erbosi della MSU sia stato invitato a partecipare e selezionato per la seconda volta dimostra la nostra competenza e leadership in questo campo", ha affermato John "Trey" Rogers III, che nel 1994 dimostrò che l'erba sintetica portatile, un'innovazione per l'epoca, era possibile. Oggi è una pratica comune nel settore.
Nel frattempo Rogers collabora con John Sorochan, suo studente ed illustre professore presso l'Università del Tennessee, che ha sviluppato fLEX, macchina che simula il movimento di impatto della scarpa con il terreno di un calciatore medio di 76 kg per testare le parcelle di erba del tappeto erboso al fine di garantire la conformità agli standard FIFA.
L'idea risale al 2018 quando stava lavorando per la National Football League Players Association, dopo che una partita internazionale era stata spostata a Los Angeles da Città del Messico, poiché il campo prescelto era stato giudicato non idoneo. All'epoca, i metodi di prova sul campo non permettevano di valutare la sensazione e la reazione della superficie al tocco del piede di un giocatore. Infatti, l'erba perfetta deve essere fitta e senza spazi vuoti, perché se un punto è troppo morbido, la palla non rimbalzerà abbastanza lontano, mentre l'erba lunga rallenterà o modificherà la traiettoria della palla.
Tornando al sistema. Il piede artificiale con i tacchetti, tutto stampato in 3D è circondato da sensori che misurano la quantità di energia trasferita a ogni passo, quando il player si ferma, fa una virata veloce, cambia direzione. Insomma ogni movimento possibile finisce sotto analisi. fLEX è stato provato su oltre 100 campi in Canada, Stati Uniti ed Europa, e alla Coppa del Mondo di quest'anno, sarà utilizzato per testare 77 punti di un campo per valutare l'uniformità della durezza del terreno.
Una cosa che fLEX non è in grado di misurare è il rimbalzo. Ma niente paura, un software creato ad hoc analizza il suono della palla che rimbalza ed il successivo impatto, misurando la differenza di tempo tra i due impatti. Inoltre, vista la distanza da uno stadio e l'altro, ovvero tra climi molto diversi, anche la miscela d'erba usata sarà diversa: per climi freddi o caldo torrido, coltivata in fattorie selezionate tra marzo e giugno dello scorso anno, e trasportata negli stadi poco prima delle partite. L'erba arriverà sotto forma di zorre arrotolate e poi srotolate ed installate nello stadio, magari coltivata a una distanza di 1.500 km. Non proprio un esempio di sostenibilità ambientale.
Sotto il tappeto erboso la FIFA pretende un sistema di ventilazione a vuoto che invia ossigeno alle radici e drena l'acqua verso una tubazione nel sottosuolo perché il manto erboso deve resistere per 40 giorni, sia con il caldo che con la pioggia torrida. Infine ci sono anche gli stadi al coperto, dove la situazione è ancora più complessa, e che rende necessaria un'illuminazione controllata. Ovviamente a LED che miscela diverse tonalità: per il 90-95% composta da luce rossa per la crescita allungata e per il 5-10% da luce blu per una pianta più corta e robusta che tollera meglio il calpestio. Alla fine di tutto il processo, interviene la falciatura robotizzata per mantenere l'erba più fitta ad un'altezza di circa 3,8 centimetri e sana, in quanto un dispositivo leggero non schiaccia il terreno come i tosaerba convenzionali. Che manca? Il fischio d'inizio.