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Il piccolo genio che ha trasformato la ruota del suo criceto in un caricabatterie

Lo youtuber spagnolo Flamethrower ha fatto in modo che l'iperattività notturna del suo roditore producesse energia elettrica, con un po' di ingegno e la testardaggine di chi non accetta lo spreco

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Le energie rinnovabili sono il pilastro fondamentale di qualsiasi società che voglia dirsi davvero sostenibile. Eppure, perché limitare la fantasia alle grandi installazioni eoliche o ai pannelli solari? Solo negli Stati Uniti, oltre un milione di abitazioni ospitano una piccola e pelosa fonte di energia alternativa senza nemmeno sospettarlo. A ricordarcelo è un giovane youtuber spagnolo noto come Flamethrower - il cui vero nome è Guillem - noto per i suoi video dedicati a ingegneria, robotica, elettronica e programmazione. Con oltre 74.000 iscritti sul suo canale e contenuti pubblicati in lingua inglese nonostante le sue origini iberiche, Guillem ha deciso che era giunto il momento di far dare un contributo concreto ai criceti di tutto il mondo, o quanto meno, di trasformare la loro ruota da esercizio in una turbina in miniatura.

Lo youtuber spagnolo Flamethrower, appassionato di ingegneria, robotica, elettronica e programmazione 

L'idea nata da una notte insonne

L'intuizione è arrivata nel modo più classico: per pura necessità. Quando il fratello minore di Guillem ha ricevuto un criceto in regalo per il suo compleanno, il giovane ingegnere autodidatta ha scoperto ben presto il rovescio della medaglia della vita con un roditore notturno. I criceti, si sa, sono animali abitudinari delle ore piccole: corrono, girano, cigolano — e non si fermano mai. Invece di rassegnarsi alle notti insonni, Guillem ha avuto un'illuminazione: “e se quella ruota potesse caricare il mio telefonino?”.

La soluzione ingegnosa: tra elettronica e creatività

Il principio alla base del progetto è lo stesso che muove le più grandi centrali energetiche del mondo. Le turbine generano elettricità sfruttando un meccanismo semplice ma potente: far ruotare un motore produce una corrente elettrica ai suoi terminali, che può essere accumulata in una batteria. Lo stesso principio vale che a far girare la turbina sia il vapore, il vento, l'energia nucleare, oppure, appunto, un criceto iperattivo.

La sfida, però, era tutt'altro che banale. Un motore DC da 5 volt dovrebbe teoricamente raggiungere oltre 10.000 giri al minuto per garantire una ricarica standard da 15 watt a uno smartphone. Un criceto supersonico del genere non esiste, e anche se esistesse, la velocità finirebbe probabilmente per fondere il motore prima ancora di accumulare un milliampere utile. A complicare ulteriormente le cose, c'è la natura stessa delle batterie: non si limitano a immagazzinare energia, ma per ricaricarsi hanno bisogno di ricevere una tensione superiore a quella già contenuta al loro interno. Un ostacolo non da poco per un sistema alimentato da un roditore.

La svolta è arrivata grazie a un modulo raccoglitore di energia, un dispositivo capace di amplificare tensioni minime fino a valori accettabili per la ricarica. Ma anche questo non era sufficiente da solo: la tensione necessaria cresce proporzionalmente all'energia immagazzinata, rendendo il sistema difficile da bilanciare. La soluzione definitiva è stata l'integrazione di un sistema MPPT (Maximum Power Point Tracking), che ottimizza in tempo reale il rapporto tra input e output del raccoglitore, massimizzando l'efficienza dell'intero apparato.

Per l'accumulo energetico, Guillem ha scelto di riutilizzare delle celle agli ioni di litio recuperate da uno scooter elettrico dismesso, una scelta perfettamente in linea con la filosofia del riuso creativo.

Il test: una notte di lavoro (del criceto)

Una volta assemblato il sistema e agganciato all'asse della ruota, Flamethrower ha lasciato che il piccolo roditore facesse il suo turno notturno. Il mattino seguente, il telefono è stato collegato via USB per il primo test ufficiale. Il risultato? Il sistema funzionava, lentamente, ma funzionava. Con l'aiuto di una telecamera termica, il giovane inventore ha individuato il vero collo di bottiglia del sistema: non l'elettronica, non il criceto, ma un vecchio cavo USB. Sostituito con uno più recente, la velocità di ricarica è schizzata verso l'alto in modo sorprendente. "E con questo, la vita del mio criceto ha finalmente uno scopo", ha dichiarato soddisfatto l’inventore.

Per quanto possa sembrare un esperimento stravagante, è difficile non apprezzare l'ingegno dietro a un sistema del genere. Questa idea, in teoria, potrebbe essere adattata a qualsiasi dispositivo meccanico presente in casa — una cyclette, per esempio. E in quanto ad affidabilità? Guillem non ha dubbi: "Dovrebbe essere notturno, ma sto iniziando a pensare che il mio criceto non dorma mai". Difficile dargli torto.