I mondiali di caldo: le partite della Fifa World Cup a rischio per temperature e meteo estremo
di Luca FraioliA una manciata di giorni dal fischio d’inizio delle gare tra America, Canada e Messico l’allerta degli scienziati: si gioca in 3 paesi con climi diversi. E le emissioni? “Le stime parlano di 9 milioni di tonnellate di CO2 emesse in 38 giorni di torneo, l’equivalente quasi di una città come Roma in un anno intero”
Chi vincerà ai Campionati del Mondo di Calcio? Al netto delle quote dei bookmakers, si può scommettere quasi a colpo sicuro su un protagonista assoluto: il caldo. Il termometro ha iniziato a spaventare anche i vertici Fifa, tanto fargli prendere in considerazione l’ipotesi che quello che sta per prendere il via in Messico, Stati Uniti e Canada, potrebbe essere uno degli ultimi tornei a disputarsi d’estate. Una tradizione che risale al 1930, anno della prima competizione mondiale: ma da allora, fanno notare gli scienziati, la temperatura media globale per il mese di giugno è salita di oltre 1 grado. Un assaggio di come la crisi climatica (con il caldo e gli eventi meteo estremi correlati) potrebbe giocare un ruolo decisivo nella Coppa lo si è già avuto: la squadra argentina aveva appena raggiunto il suo ritiro in Kansas, quando l’area è stata spazzata da violentissimi temporali, con conseguenti blackout e caduta di alberi.
Molti climatologi si sono cimentati con studi relativi al Campionato del Mondo. Tra loro anche l’italiano Davide Faranda, che lavora a Parigi, presso il Centre National de la Recherche Scientifique. Faranda è coautore di uno studio in fase di pre-print, che deve cioè ancora superare il vaglio della peer-review. Ma il titolo rende bene il senso della ricerca: “Esposizione ineguale alle condizioni meteorologiche tra squadre e gruppi alla Coppa del Mondo FIFA 2026”. “Questa World Cup si gioca in tre Paesi, in aree caratterizzate da zone climatiche molto diverse e ben quattro fusi orari”, spiega lo scienziato italiano. “Si passa dalla zona boreale di Vancouver alle zone climatiche desertiche come quelle di Guadalajara, che tra l'altro si trova a un'altitudine di più di 1000 metri. La Florida invece ha un clima tropicali, mentre le città delle Grandi Pianure, come Kansas City e Atlanta, sono spesso colpite dai tornado. Chicago è sui Grandi Laghi, con una altissima umidità nei mesi estivi. E la California ha un clima mediterraneo. Anche senza eventi estremi, per le squadre che dovranno spostarsi da uno stadio all’altro ci saranno seri problemi di adattamento”.
Se si chiede qual è il rischio maggiore (per calciatori, pubblico e addetti ai lavori) Faranda risponde: “La temperatura di bulbo umido”. Si tratta di un parametro che tiene conto dell’umidità dell’aria: se supera una certa soglia, il corpo umano non riesce più ad autoregolarsi con il sudore e si rischia il “colpo di calore”.
“La temperatura di wet bulb raccomandata per giocare deve essere dell'ordine di 26 gradi centigradi, che equivale a circa 35-36 gradi di temperatura secca. Ma dai dati che abbiamo a disposizione, risulta che tale soglia sarà praticamente sempre superata in città come Kansas City, Atlanta e Miami. In queste zone si giocherà sempre a rischio ondata di caldo. E questo rischio è aumentato del 20% a causa dei cambiamenti climatici: se la Coppa del Mondo si fosse giocata in un clima senza emissioni di gas serra, i rischi sarebbero stati inferiori del 20% i rischi legati al calore”.
Alcuni stadi, le netta minoranza, sono dotati di aria condizionata. Le squadre che giocheranno lì saranno avvantaggiate? “Non è detto”, risponde il ricercatore italiano. “Come sappiamo bene tutti, gli sbalzi di temperatura dovuti al passaggio dall’aria condizionata alle temperature esterne sono spesso causa di disagi e malanni. Inoltre, non tutto succede allo stadio: ci sono gli spostamenti e i festeggiamenti, che naturalmente avvengo all’esterno degli impianti sportivi”.
In partita ci sono anche i temporali. “Già l’anno scorso, diverse partite del Mondiale per club disputatosi negli Usa furono interrotte per la pioggia e i fulmini. C’è il rischio che ciò si ripeta in Kansas, a Chicago e Atlanta”.
Sulla costa ovest degli Usa il rischio principale è invece quello della qualità dell’aria: “A peggiorare la situazione potrebbero esserci gli incendi boschivi che ormai ogni anno colpiscono l’area di Los Angeles”. E per tutti questi motivi che a metà maggio una lettera aperta firmata da scienziati di fama mondiale ha avvertito la FIFA che le attuali misure di sicurezza contro il caldo previste per i Mondiali sono "inadeguate" e potrebbero mettere a serio rischio giocatori, spettatori e ufficiali di gara. Si prevedono pause durante le gare per la reidratazione dei calciatori e sospensioni delle gare in caso di condizioni avverse.
Per il futuro, il presidente della Federazione Gianni Infantino ha avviato discussioni per spostare, dopo il 2030, l'inizio della Coppa del Mondo da giugno a marzo oppure a ottobre. Quello che la Federazione non sembra aver compreso sono le cause della crisi: l’edizione americana del Campionato sarà quella con le maggiori emissioni di CO2 della storia, anche per i viaggi aerei necessari a raggiungere i luoghi tanto distanti in cui si giocheranno le partite. “Le stime parlano di 9 milioni di tonnellate di CO2 emesse in 38 giorni di torneo, l’equivalente quasi di una città come Roma in un anno intero”, commenta Faranda. “Sarebbe stato meglio scegliere gli stadi nella stessa zona climatica, evitando volti intercontinentali per pubblico e squadre, che avranno anche problemi ad adattarsi a climi diversi, con eventi estremi molto diversi”. Davide Faranda è anche un esperto di attribuzione di eventi meteo estremi: insieme ad alcuni colleghi gestisce il sito web ClimaMeter che quasi in tempo reale risponde domande del tipo: una alluvione, un’ondata di calore o di siccità, si sarebbero verificate con la stessa modalità senza la CO2 emessa dalle attività umane? Chiediamo se lo faranno anche in occasione dei Mondiali: “Noi siamo pronti”.