Tibet, bastano 2°C in più per aumentare le emissioni dal permafrost dell’80%
di Mara MagistroniIl calore penetra nelle profondità del suolo liberando il carbonio antico, rimasto intrappolato per oltre 3 mila anni
Un aumento della temperatura di 2-4°C può innescare un circolo vizioso di rilascio di carbonio dal permafrost tibetano, accelerando il riscaldamento globale in un modo che i modelli climatici attuali non hanno considerato. A identificare questo nuovo “punto di non ritorno” è uno studio, pubblicato su Nature Communications, condotto dai ricercatori dell'Institute of Tibetan Plateau Research, che in 5 anni di indagini a quasi 4.800 metri di quota hanno effettuato circa 40 mila misurazioni.
Permafrost, una gigantesca cassaforte del carbonio
L’altopiano del Tibet misura circa 2,5 milioni di chilometri quadrati e nel suo permafrost, cioè il terreno che rimane sempre congelato per almeno due anni consecutivi, sono intrappolate enormi quantità di materia organica antica (si stima siano 47 miliardi di tonnellate solo nei primi 10 metri di profondità). Il problema, riferiscono gli autori della nuova ricerca, è che questa regione si sta scaldando a una velocità 2,5 volte superiore alla media globale, rilasciando inevitabilmente il carbonio accumulato. E non si sa come questo possa impattare sul clima.
Cinque anni a 4.800 metri
Per comprendere i meccanismi del fenomeno, gli scienziati hanno condotto un esperimento di riscaldamento controllato del suolo nel Tibet centrale, a un'altitudine di 4.790 metri. Utilizzando riscaldatori a infrarossi, il team ha simulato diversi scenari climatici, confrontando terreni a temperatura ambiente con altri riscaldati di 1°C, 2°C e 4°C. Durante 5 anni sono state effettuate oltre 40.000 misurazioni della concentrazione di anidride carbonica (CO2), distinguendo gli isotopi (varianti alternative dell’atomo) del carbonio per capire la provenienza del gas, ossia se fosse generato dalle piante in superficie o da processi biochimici dei batteri delle profondità del suolo.
Il punto di non ritorno
Dalle analisi è emerso che un lieve aumento del calore favorisce la crescita di piante e aumenta quindi la capacità di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera fissandola con la fotosintesi. Oltre i 2°C di incremento, però, le piante raggiungono il limite di tolleranza termica e idrica: l’assorbimento di carbonio da parte vegetale si riduce, mentre i microbi del suolo vengono sollecitati dal calore che si propaga nelle profondità, aumentando l’attività di decomposizione e liberando gas serra. A questo livello le emissioni annuali medie aumentano dell’80%, ma il peggio si registra quando il riscaldamento del suolo supera i 4°C, con un incremento delle emissioni del 176%. Gli scienziati sostengono che in simili condizioni a essere mobilizzato sia anche il carbonio antico, quello rimasto intrappolato nel terreno congelato anche per più di 3 mila anni. È questo il punto di non ritorno, quando la capacità delle piante di compensare le perdite di CO2 dal permafrost è completamente annullata.