Le piante si coltivano dal Neolitico ma prima di acquistarle in un negozio specializzato, almeno in Europa, bisognerà aspettare tra la fine del Seicento e la Rivoluzione francese, più di diecimila anni dopo. I primi vivai commerciali nascono oltralpe e sono un riflesso dei cambiamenti sociali e delle innovazioni in orticoltura.
Il giardinaggio diventa fenomeno di massa solo in epoca moderna. II pubblico degli appassionati della domenica cresce con l’avvento della borghesia e la protagonista di questa rivoluzione verde è la rosa a cui sono dedicate le prime attività industriali. Fino ad allora non era molto presente nei giardini. Le varietà disponibili si contavano sulle dita di una mano ed erano emarginate negli ambienti meno visibili del giardino. Rustiche ma poco appariscenti, ben fiorite ma vulnerabili agli sbalzi di temperatura. La svolta avviene nel 1867 a Lione, capitale francese del vivaismo, con un incrocio accidentale da cui emerge la prima rosa moderna, chiamata “La France”. Le nuove cultivar resistono al freddo, fioriscono più volte all’anno e hanno un ventaglio cromatico più ampio.
Ma allo sviluppo del vivaismo ha contribuito molto, in particolare nel Regno Unito, l’importazione delle esotiche, piante da altri continenti. Di queste vicende, tra dinastie di vivaisti e geni della botanica, i soli testimoni rimasti sono i cataloghi e le riviste d’epoca come ricostruisce l’esperta di storia della botanica Silvia Fogliato nel libro Mercanti di piante, pubblicato da Viella editrice nella nuova collana Altrimo[n}di.
La natura da imitare, con Paola Bonfante
"Molte di queste imprese erano aziende familiari e hanno sofferto della cosiddetta sindrome dei Buddenbrook per cui, dopo qualche generazione, hanno chiuso i battenti. - spiega l’autrice - Il vivaio Vilmorin, fondato a fine Settecento di fronte all’Île de la Cité a Parigi, nel XIX secolo è stato uno dei centri più importanti a livello europeo. Oggi ha mantenuto la denominazione ma da anni ha una proprietà diversa". Sono decine gli esempi di vivai perduti dopo aver servito per anni teste coronate e floricoltori appassionati. Nel libro si parla dei Bourdin di Torino, dei Loddiges di Hackney, dei Veitch prima a Exeter e poi a Londra, di Jacob‑Makoy a Liegi, di Van Houtte e Linden a Gand, solo per fare alcuni esempi.
Uno dei pochi sopravvissuti fino ad oggi all’epoca d’oro del commercio botanico è il vivaio fondato da Jean-Baptiste Guillot 1829 a Lione a cui è legata la creazione della rosa moderna.
La prima è un caso fortuito. È il risultato di un’ibridazione spontanea tra due varietà ed è considerata lo spartiacque tra antico e moderno nel mondo delle rose. “La produzione su larga scala di questa pianta è stata possibile anche grazie ad alcune innovazioni in termini di coltivazione. – prosegue Silvia Fogliato – Guillot per esempio inventa l’innesto a scudetto, una tecnica grazie a cui si possono replicare le rose sul portainnesto a partire da una sola gemma della pianta madre”.
Ma nei giardini moderni oltre alle rose si sono diffuse anche molte piante introdotte dal Nord America che hanno generato manie e corse all’acquisto. Facili da coltivare perché provenienti da un clima simile a quello europeo nel giro di trent’anni, a metà Settecento, in Inghilterra vengono introdotte tra le 200 e le 300 nuove specie. Molte sono di alberi che fioriscono come la Magnolia grandiflora.
La diffusione di queste piante, che costituiscono l’ossatura del giardino all’inglese o giardino paesaggistico, è dovuta anche a un evento tragico, la scomparsa di lord Petre nel 1742. Il barone coltivava nei suoi vivai privati nel parco di Thorndon Hall decine di migliaia di piante americane distribuite secondo precisi schemi di impianto basati sugli effetti paesaggistici di forme e colori. "A nemmeno trent’anni muore all’improvviso, la leggenda vuole a causa della perdita di due rare camelie cinesi ma è più verosimile che sia stato il vaiolo. - conclude l’autrice - La vedova è costretta a vendere circa 220mila esemplari di 700 specie, gli amici nobili di Petre se le contendono a prezzi da liquidazione e da quel momento le americane invadono i parchi della nobiltà inglese”.