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Biodiversità a rischio

Incendi, dati Ispra: in fiamme un territorio grande come una provincia

Un rogo scoppiato tra le sterpaglie all'interno di un bosco in Maremma
Un rogo scoppiato tra le sterpaglie all'interno di un bosco in Maremma 

Nel 2025, il fuoco ha distrutto 965 km². La stagione 2026 brucia già: Toscana e Calabria le più colpite. Con le alte temperature rafforzate le misure di prevenzione: droni e più autobotti pronte ad intervenire. La crisi del clima tra le cause, ma nel 98% dei casi a scatenare la scintilla è l’uomo

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Nel 2025, il fuoco ha percorso 965 km² di territorio. Come se l’intera provincia di Pistoia si ritrovasse da un giorno all’altro incenerita. A fornire un quadro dettagliato è l’Ispra. Secondo l’istituto scientifico dal 1 gennaio al 15 settembre dello scorso anno ci sono stati circa 1600 incendi, quasi il doppio rispetto al 2024. Il fuoco ha colpito soprattutto la macchia mediterranea e gli ecosistemi forestali di Sicilia, Calabria e Campania, regioni che da sole pesano per il 71% delle superfici forestali distrutte. Paesaggi improvvisamente trasformati, anneriti e sconvolti. Ma c’è un altro dato che complica ancora di più la situazione. Oltre il 30% della superficie totale bruciata ricade in aree protette, spazi che custodisco la biodiversità più preziosa e fragile. In poche ore è sparito circa il 38% degli ecosistemi forestali, compresi anche alcuni siti della Rete Natura 2000.

Il 2025 tra gli anni più critici

E se il 2025 è considerato dagli esperti uno degli anni più critici, la stagione 2026 brucia già: dal primo gennaio al 9 giugno sempre secondo l’Ispra il fuoco ha percorso circa 60 km², la Toscana prima regione colpita per superficie forestale con il 28%, davanti alla Calabria al 23%. Se continua così, secondo gli esperti, la stagione si annuncia tra le più difficili degli ultimi vent'anni. La forte ondata di calore che sta coinvolgendo l’Europa meridionale (dove si toccano i 39 e 40 gradi) sta aumentando sensibilmente il rischio di innesco e propagazione degli incendi boschivi. Siccità prolungata, temperature elevate e vento possono poi trasformare la vegetazione in una polveriera. Molti Paesi, tra cui l’Italia, hanno già predisposto piani di prevenzione e emergenza in grado di intervenire velocemente. Le regioni Emilia Romagna, Toscana, Marche e Sicilia hanno già stanziato finanziamenti per potenziare autobotti, droni e guardie forestali.

"Una minaccia per l’economia e la sicurezza”

"I boschi sono la cassaforte di biodiversità e alleati contro il cambiamento climatico. I dati ci dimostrano che il problema degli incendi non è una semplice fatalità estiva, ma una minaccia reale per l’economia e la sicurezza dei cittadini – così il presidente Ispra, Maria Alessandra Gallone che spera “in una grande alleanza tra Stato, Regioni, enti locali, comunità scientifica, protezione civile, mondo agricolo e cittadini”. E se è chiaro che questa è una battaglia che si combatte solo unendo le forze, si guarda soprattutto alle cause. Perché come evidenzia l’Ispra, il problema degli incendi non è una fatalità: risponde certo alle regole della crisi del clima, ma nella maggior parte dei casi è determinante l’impatto di attività umane.

L’abbandono delle aree forestali

In Italia, il rischio incendi si concentra durante l’inverno e la primavera nelle regioni settentrionali dell’arco alpino e prealpino e nelle zone montane e sub-montane appenniniche, caratterizzate da clima alpino e continentale, con scarse precipitazioni estive ed autunnali. In estate il rischio si concentra invece nelle regioni centro-meridionali e nelle isole, caratterizzate da un clima mediterraneo. Ondate di calore e vento intenso possono favorire lo sviluppo di roghi simultanei ed estesi, spesso impossibili da domare. La principale causa è soprattutto l'abbandono delle aree interne e forestali. La biomassa secca non raccolta, la ramaglia residua e la densità incontrollata del sottobosco si trasformano, con le ondate di calore, in un micidiale acceleratore di combustione.

Basta una scintilla

Alcune volte però i roghi hanno un nome e cognome. I fulmini o l’autocombustione causano appena il 2% degli incendi in Italia. Il restante 98% è colpa dell’uomo. C’è la negligenza dei mozziconi gettati dal finestrino e di i barbecue spenti male, ma c’è anche la pratica di dare alle fiamme gli scarti agricoli, che non c’entra con la natura e il clima. Potature e ramaglie date alle fiamme ai margini dei terreni sono un’altra pratica pericolosa anche per la circolazione stradale. Basta una scintilla perché il rischio diventi concreto. E poi c’è il dolo, ossia chi appicca il fuoco intenzionalmente per profitto o vandalismo. vale la pena ricordare che provocare un incendio boschivo è considerato in Italia un reato grave: è prevista la reclusione.