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Auto elettriche, meno emissioni in città ma aumentano dove si produce l’energia per costruirle

Auto elettriche, meno emissioni in città ma aumentano dove si produce l’energia per costruirle

Una ricerca sulla Cina dimostra che la riduzione delle emissioni non è distribuita in modo uniforme. Il rapido aumento delle auto elettriche trasferisce parte del peso climatico dalle grandi metropoli alle zone che producono l'elettricità necessaria per ricaricarle

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La Cina è il più grande mercato mondiale delle auto elettriche. Nel 2023 ha immatricolato 8,1 milioni di nuovi veicoli plug-in, pari a circa il 60% delle vendite globali, trasformando la mobilità elettrica in uno dei pilastri della propria strategia di decarbonizzazione. Ma proprio questo boom sta facendo emergere un effetto meno intuitivo: le emissioni non scompaiono, cambiano luogo. A evidenziarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Cities, realizzato da un gruppo di ricercatori della Tianjin University, della University College London, della Tsinghua University e della Peking University. Analizzando oltre 245 milioni di registrazioni di veicoli raccolte tra il 2005 e il 2021 e ricostruendo i flussi energetici di 285 città cinesi, i ricercatori hanno seguito il percorso delle emissioni associate alla diffusione dei veicoli elettrici, andando oltre il semplice utilizzo delle automobili.

La conclusione a cui sono arrivati è che un'auto elettrica non produce emissioni allo scarico, ma richiede elettricità. Se questa energia viene generata in un'altra città, soprattutto in impianti alimentati a carbone, anche le emissioni si spostano. È quello che gli studiosi definiscono una "disconnessione spaziale" tra il luogo in cui il veicolo circola e quello in cui viene prodotta la CO2 necessaria ad alimentarlo. Secondo lo studio, nel 2020 le città economicamente più sviluppate hanno trasferito verso quelle meno sviluppate il 41,8% delle emissioni legate ai propri veicoli elettrici attraverso il sistema elettrico nazionale. Il fenomeno interessa soprattutto le grandi aree urbane, come Pechino-Tianjin-Hebei, il Delta del Fiume Azzurro e il Delta del Fiume delle Perle, che concentrano gran parte delle auto elettriche ma dipendono da energia prodotta anche in territori limitrofi con un mix elettrico ancora fortemente basato sul carbone.

Questa redistribuzione modifica anche il bilancio climatico della mobilità elettrica. Considerando esclusivamente le emissioni allo scarico, i benefici delle auto elettriche appaiono molto elevati. Ma includendo l'intero ciclo del combustibile – cioè la produzione e la distribuzione dell'elettricità – il vantaggio si riduce sensibilmente. Nelle città con un'elevata intensità carbonica della produzione elettrica, le emissioni attribuite ai veicoli elettrici possono persino superare quelle dei veicoli convenzionali, mentre le aree più ricche continuano a registrare consistenti riduzioni grazie a un mix energetico più favorevole e a una maggiore diffusione dei veicoli elettrici. I ricercatori hanno poi simulato l'evoluzione del fenomeno fino al 2060. Le disuguaglianze tra città sono destinate a rimanere elevate almeno fino al 2030, quando la diffusione delle auto elettriche continuerà ad accelerare più rapidamente della decarbonizzazione del sistema elettrico. Solo con una progressiva riduzione del ricorso al carbone e una produzione di elettricità sempre più pulita il trasferimento delle emissioni tenderà a diminuire. Tra gli scenari analizzati, quello che porta più rapidamente alla neutralità climatica è anche quello che riduce maggiormente gli squilibri tra i territori. La conclusione dei ricercatori non è però quella di mettere in discussione il ruolo delle auto elettriche nella transizione energetica. Al contrario, lo studio evidenzia che il loro contributo alla riduzione delle emissioni dipende sempre di più dal modo in cui viene prodotta l'elettricità. Per questo, la diffusione della mobilità elettrica dovrebbe procedere insieme alla decarbonizzazione della rete e a politiche capaci di compensare le città che, pur beneficiando meno della transizione, ne sostengono una parte significativa del costo climatico.