I pannelli solari da balcone possono diventare una risorsa importante per produrre energia da casa propria sfruttando la luce solare, riducendo il peso della bolletta, senza troppi vincoli amministrativi. O meglio, è quello che la Commissione europea sta cercando di fare, con la Raccomandazione UE 2026/1007, del 30 aprile scorso. Ma prima di entrare nel dettaglio, spieghiamo cosa sono i pannelli da balconi.
Incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici e non solo: i bandi e le scadenze
Si tratta di impianti fotovoltaici che comunemente sono installati sui tetti delle case o sulle terrazze dei condomini, più raramente sulle facciate esterne per produrre energia elettrica, trasformando la luce irraggiata dal sole. Questi pannelli (parliamo di poche unità) possono essere montati in modo semplice, plug and play, anche sui balconi delle proprie abitazioni senza richiedere l’intervento di tecnici specializzati, a patto di avere lo spazio necessario. Una volta collegato il pannello questo inizia a produrre energia che può essere consumata in tempo reale oppure stoccata in soluzioni di accumulo: le batterie. Il limite? Per il fotovoltaico da balcone si possono installare pannelli fino a 800 watt, ma non tutti gli Stati membri dell’Ue hanno le stesse regole, per cui Bruxelles sta cercando di uniformare la questione, eliminando le beghe amministrative e facilitare l’autoproduzione e stoccaggio domestico. Per farlo, la Commissione ha scelto la strada della raccomandazione, cioè un atto di indirizzo, che non obbliga i singoli Paesi a recepire quelle indicazioni affinché diventino regole uniformi per tutti.
La Raccomandazione della Commissione europea è incentrata su diversi aspetti, tra cui il sostegno allo sviluppo delle comunità dell’energia, della massimizzazione del potenziale dell'autoconsumo collettivo e individuale e tra le varie azioni demandate ai singoli paesi europei si chiede di semplificare i processi amministrativi, riducendo gli ostacoli normativi e i vincoli tecnici o finanziari che gravano sui cittadini e sulle comunità locali.
In merito ai piccoli impianti, la Commissione chiede di eliminare le procedure di autorizzazione per impianti solari fotovoltaici su piccola scala, pompe di calore e colonnine di ricarica per le auto elettriche. Infine, rimuovere gli ostacoli normativi per i moduli solari da balcone fino a 800 W. È evidente che la raccomandazione, nella partita del risparmio energetico, tira in ballo anche i piccolissimi produttori, i condomini, proprietari di case, che pur non avendo impianti di grandi dimensioni, possono dare il loro contributo nella produzione di energia rinnovabile. E’ sufficiente la ringhiera di un balcone per installare un kit di pannelli solari.
Nel nostro Paese, per impianti inferiori agli 800 W, la procedura è piuttosto semplice. Serve la Comunicazione Unica al proprio distributore di energia, senza versare neanche un euro di contributo. Per gli impianti più piccoli fino a 350 W, non bisogna fare proprio niente. Si collegano alla presa dedicata e via. Bruxelles, invece, vuole semplificare ulteriormente il processo per pannelli e batterie plug-in fino a 800 W, anche perché è una tecnologia collaudata, che non sposta grandi flussi di energia, ma getta le basi per un cambiamento anzitutto culturale. Rende consapevoli i cittadini europei, che anche con poco, possono cambiare le cose, dare il proprio contributo.
Oltre i pannelli domestici, le raccomandazioni di Bruxelles puntano anche a distinguere tra le varie figure in gioco, come i clienti attivi, gli autoconsumatori e le diverse tipologie di comunità energetiche (le cosidddette CER), differenziandole dai soggetti commerciali. Le CER - cioè un insieme di cittadini che uniscono le forze e mettono insieme l’energia rinnovabile che producono - secondo la raccomandazione europea, devono avere un accesso semplificato ai mercati, alla rete, alle normative, così come ai finanziamenti per svilupparle. Sulla base di questo, l’Ue chiede ai Paesi membri di elaborare una strategia nazionale valutando il potenziale di queste realtà per gli obiettivi UE del 2030 e 2040, istituendo al contempo registri nazionali completi senza creare oneri burocratici sproporzionati.
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E poi c’è il tema del sostegno economico. La Commissione chiede ai singoli Paesi di garantire che l'energia in eccesso immessa in rete sia equamente remunerata sulla base dei prezzi di mercato e di valutare l'introduzione di premi di mercato. Inoltre, per incentivare la produzione e combattere la povertà energetica delle famiglie a basso reddito, da Bruxelles c’è l’invito a sfruttare i fondi di coesione UE 2021-2027 per finanziare i progetti sia in aree urbane che rurali e promuovere finanziamenti tramite terzi o formule collettive senza costi iniziali per consentire la partecipazione di chi è in condizioni di povertà energetica o chi è in affitto. Infine, valutare l'applicazione di aliquote IVA ridotte o esenzioni per pannelli solari e sistemi di riscaldamento puliti ed efficienti. Ora, la palla passa dall’Unione ai singoli Stati, a cui spetta l’onere di facilitare (o meno) la transizione verso le rinnovabili. E l’Italia ha tutte le carte (clima, posizione, competenze) per poter giocare al meglio questa partita, più culturale che meramente tecnologica.