Crisi idrica in Veneto: vigneti monitorati con foglie elettroniche e droni
di Fiammetta CupellaroLa regione all’inizio di luglio investita dalla siccità ha dichiarato “lo stato di emergenza”. Ci sono 2,4 miliardi di metri cubi di acqua in meno rispetto al 2025. Gli imprenditori delle colline patrimonio Unesco ricorrono alla tecnologia per l’irrigazione mirata delle viti
Piove, ma non basta. Qualche temporale non è sufficiente per risolvere il deficit idrico nel Nord Italia. La prima regione ad alzare “bandiera bianca” è il Veneto dove mancano 2,4 miliardi di metri cubi di acqua rispetto al 2025. Dati che hanno convinto il governatore Alberto Stefani il 2 luglio, a dichiarare lo Stato di emergenza regionale “per le gravi condizioni idrologiche e il rischio di risalita del cuneo salino in cui si trova il Veneto, soprattutto nel distretto del Po”. Ma non solo. A preoccupare amministratori e imprenditori agricoli sono le portate dei maggiori fiumi veneti considerate “sensibilmente inferiori” alle medie storiche: Piave, Brenta e Po sono a -23%, l’Adige a -21%, in sensibile ascesa anche il livello del lago di Garda.
Secondo l'ordinanza firmata in base ai dati forniti dall’Anbi (l’associazione nazionale che riunisce i consorzi di bonifica e di irrigazione), l'assenza di piogge sul Veneto è così significativa dallo scorso marzo (-21%). Un dato peggiorato in aprile e ancora sotto la media a maggio. Al 31 maggio infatti l’intero anno idrologico ha presentato un deficit del meno 28% rispetto a quello precedente. “Le riserve di neve si sono esaurite subito per le alte temperature registrate tra aprile e maggio”.
L’appello del governatore all’uso parsimonioso dell’acqua
E mentre Stefani lanciava l’appello ai sindaci e agli operatori provati per l’uso più parsimonioso e sostenibile delle risorse idriche evitando tutti gli sprechi possibili, gli imprenditori agricoli al Nord come già avviene al Sud, si stanno attrezzando a fronteggiare l’aggravamento della carenza idrica nei mesi di luglio e agosto. Costretti a trovare un equilibrio tra tutela della qualità e l’uso responsabile dell’acqua. Così in Veneto dove alla luce delle temperature sempre più estreme, è la viticoltura ad essere investita da una vera rivoluzione, sia digitale che nelle tecniche agricole. Una sfida da queste parti dove fino a qualche anno fa problemi di acqua proprio non ce n’erano. Il cambiamento climatico e soprattutto la siccità stanno riscrivendo le regole che riguardano l’irrigazione delle viti una delle voci più importanti del territorio. Fino adesso, da queste parti dove soprattutto dove nasce il Prosecco tra le colline patrimonio Unesco era consentita solo “di soccorso”, ma oggi sempre più agricoltori chiedono che in periodi di grave scarsità come questo le restrizioni vengano riviste. Una svolta. Tra le tecniche utilizzate a livello nazionale, dove secondo i dati Istat ci sono circa 225 mila ettari di vigneti irrigati, c’è la microirrigazione o irrigazione a goccia, usata per il 21,5% rispetto all’uso di aspersione (38%) e all’uso di scorrimento superficiale, infiltrazione laterale e sommersione (40,5%).
“La digitalizzazione ora è indispensabile”
Nel frattempo, la tecnologia si è infilata nei filari anche in Veneto trasformando i vigneti in ecosistemi digiltali con sensori diffusi, foglie elettroniche, centraline meteo. La digitalizzazione non si ferma al campo perché l’obiettivo è prendere decisioni mirate, basate sui dati. Così sono nate piattaforme digitali che raccolgono e interpretano in tempo reale dati agronomi e climatici, dando mappe dettagliate sullo stato dei vigneti. I droni soprattutto sono diventati alleati preziosi del lavoro a terra. Sorvolando i vigneti con telecamere termiche sono in grado di individuare le zone dove le piante soffrono maggiormente la carenza d’acqua spesso anche prima che i sintomi siamo visibili. Un modo per limitarne il consumo. Leonardo Moretti Polegato vice presidente di Villa Sandi è uno dei produttori che nella provincia di Treviso (Crocetta del Montello) ha iniziato questo percorso già un paio di anni fa quando gli effetti del cambiamento climatico cominciavano ad essere evidenti: “Abbiamo capito che dobbiamo affiancare il nostro patrimonio di competenze, con strumenti digitali e intelligenza artificiale che ci aiutano a interpretare una notevole quantità di informazioni, permettendoci di comprendere ancora meglio ciò di cui ogni vigneto ha realmente bisogno. Questo significa intervenire solo dove serve, nel momento giusto e con la giusta intensità, migliorando la qualità delle uve e riducendo l'impatto sull'ambiente”.
Sensori e foglie elettroniche per mappare la siccità
Così nei filari è comparsa una rete di centraline meteorologiche che monitora costantemente temperatura, umidità, precipitazioni e vento; sensori installati nel terreno che analizzano l'umidità del suolo fino a circa settanta centimetri di profondità. Dati vengono elaborati attraverso sistemi alimentati da algoritmi di intelligenza artificiale, che trasformano le informazioni raccolte sul campo in indicazioni operative per gli agronomi. L’impiego dei droni e le immagini satellitari consentono perfino di definire il momento ideale per la vendemmia. Luigi Tarricone, ricercatore presso il centro di ricerca Crea, esperto in viticoltura e gestione idrica, irrigazione e di strategie agronomiche per mitigare gli effetti della crisi climatica sulla produzione dei vini lo ha spiegato spesso: “Nella realizzazione dei futuri impianti viticoli, dall’Abruzzo fino al Veneto bisognerà considerare che l’apporto irriguo diventerà sempre più importante. Se la tendenza che registriamo in materia di cambiamento climatico proseguirà non ci saranno alternative se non il ricorso all’irrigazione, anche in quelle aree in cui non era una pratica consueta”.