Kopczyńska, direttrice della mobilità europea: “86 miliardi di euro per la mobilità sostenibile”
di Sandro IannacconeL’Ue vuole tagliare del 90% le emissioni dei trasporti entro il 2050. Magda Kopczyńska, del Directorate-General for Mobility and Transport, ci spiega come e perché
L’obiettivo è ambizioso, il 90% di emissioni dei trasporti da tagliare, e il tempo è relativamente poco, trent’anni. Ma Magda Kopczyńska, direttrice generale della Dg Move (il dipartimento della Commissione europea responsabile dello sviluppo e dell’attuazione di politiche di trasporto sostenibile), è convinta che si possa fare. Ci sono da affrontare mercati volatili, tensioni geopolitiche e reperibilità delle risorse, e il piano della direttrice per garantire una mobilità verde e alla portata dei cittadini passa per il ruolo fondamentale delle infrastrutture satellitare, la sicurezza dei corridoi europei e l’istituzione di un Fondo Sociale per il Clima da quasi 90 miliardi con cui sostenere le famiglie, le piccole imprese e gli utenti che saranno più “colpiti” dai provvedimenti. Kopczyńska è recentemente intervenuta nell’ambito del programma Biennale tecnologia OFF, nel talk una mobilità senza confini, tra terra, cielo e spazio che si inserisce nel progetto The Future Unfolds avviato dal Museo Nazionale dell’Automobile: è stata l’occasione per incontrarla e approfondire le strategie europee in materia di trasporti.
Direttrice generale, l’Ue mira a ridurre le emissioni dei trasporti del 90% entro il 2050, ma i mercati volatili dei combustibili fossili e le catene di approvvigionamento vulnerabili minacciano questa transizione. Il passaggio alla mobilità verde può essere uno strumento per garantire l’autonomia strategica e l’indipendenza energetica a lungo termine dell’Europa?
La volatilità dei mercati dei combustibili fossili e le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno rafforzato, piuttosto che indebolito, l’impegno dell’Europa per la transizione. Ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importati non è solo un imperativo climatico, ma anche una questione di resilienza e autonomia strategica, e il passaggio alla mobilità verde, in questo senso, è centrale. L’elettrificazione del trasporto stradale avanza rapidamente, mentre il trasporto aereo e marittimo si stanno progressivamente orientando verso combustibili alternativi sostenibil: l’Europa deve sviluppare la propria capacità di produzione di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio per garantire di non sostituire una dipendenza con un’altra. La cooperazione con i nostri partner internazionali per avviare la produzione globale di combustibili liquidi puliti è altrettanto fondamentale per creare un’offerta abbondante a prezzi competitivi.
Guardiamo anche allo spazio. Risorse come Galileo e Copernicus sono fondamentali per ottimizzare il trasporto verde e monitorare le emissioni: come stiamo mettendo in sicurezza queste reti contro le minacce informatiche e le interferenze straniere per garantire che i nostri obiettivi climatici vengano raggiunti in modo sicuro?
I sistemi satellitari come Galileo e Copernicus stanno diventando infrastrutture invisibili per i trasporti moderni: consentono la navigazione, ottimizzano la logistica, supportano la mobilità autonoma e i droni, e sono essenziali per la ricerca e il salvataggio e la protezione civile. Senza di essi, molti dei servizi su cui facciamo sempre più affidamento semplicemente non funzionerebbero. Questo li rende un elemento centrale dell’autonomia strategica europea. Dal punto di vista della sicurezza, Galileo include già forti funzionalità di sicurezza per proteggere dalle interferenze, e la sua governance garantisce una supervisione continua e la resilienza contro le minacce informatiche. Copernicus, sviluppato con Esa ed Eumetsat, fornisce dati essenziali di osservazione della Terra che supportano l’azione per il clima, la pianificazione urbana e la politica dei trasporti. Insieme, questi sistemi non sono abilitatori di un sistema di mobilità più sicuro, più intelligente e più sostenibile.
Scendiamo di quota e parliamo di combustibili: per “liberarci” del fossile e aumentare la produzione di combustibili alternativi, come l’idrogeno verde e i Saf (Sustainable Aviation Fuel), richiede un’enorme collaborazione tra ricerca, industria e settore pubblico. Con i concorrenti globali che sovvenzionano in modo aggressivo le tecnologie verdi, come utilizzerà l’Ue queste partnership per costruire una catena di approvvigionamento isolata dagli shock internazionali?
L’Europa non parte da zero. In tutta l’Unione sono già in corso oltre 80 progetti dimostrativi sui combustibili sostenibili. Ciò che serve ora è la scala: in questo senso, il Sustainable Transport Investment Plan stabilisce un percorso per mobilitare oltre 3 miliardi di euro a breve termine, come parte di un più ampio sforzo di investimento necessario per decarbonizzare il trasporto aereo e marittimo, e le partnership sono centrali in questo processo. La European Clean Hydrogen Alliance, l’iniziativa Hydrogen Valleys e la Renewable and Low-Carbon Fuels Alliance stanno riunendo industria, fornitori di energia e investitori per trasformare l’innovazione in realtà industriale. L’obiettivo è semplice: costruire un mercato europeo competitivo per i combustibili puliti che sia resiliente, sicuro e competitivo a livello globale.
La transizione verso la mobilità sostenibile comporta dei costi e l’attuale crisi energetica ha già messo a dura prova le famiglie europee. Mentre implementiamo nuovi meccanismi di fissazione del prezzo del carbonio per i trasporti, come state lavorando per garantire una “transizione giusta” che non esacerbi le disuguaglianze sociali e mantenga la mobilità alla portata di tutti?
La transizione verso la mobilità sostenibile deve funzionare per tutti. Per questo motivo il Fondo Sociale per il Clima (Social Climate Fund) mobiliterà 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032 per sostenere le famiglie, le piccole imprese e gli utenti dei trasporti più colpiti dall’estensione della tariffazione del carbonio agli edifici e al trasporto stradale. Aiuterà ad affrontare la povertà nei trasporti e la povertà energetica attraverso investimenti mirati, dai veicoli più puliti a un migliore accesso ai trasporti pubblici. Trasporto verde su richiesta per le aree rurali, supporto per l’ecologizzazione delle flotte di trasporto pubblico, piste ciclabili, trasporto collettivo supportato da obblighi di servizio pubblico sono solo alcuni degli investimenti che sosterrà il Fondo. Stiamo inoltre lavorando con gli Stati membri sui Piani Sociali per il Clima nazionali e migliorando i dati attraverso il Transport Poverty Hub sviluppato dal Centro comune di ricerca (JRC), che ci aiuterà a identificare dove rimangono lacune nell’accessibilità e dove il supporto è maggiormente necessario.