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Licia Colò: “Anche se passa il ddl, aboliremo la caccia con un referendum”

Licia Colò, conduttrice televisiva 

La conduttrice televisiva e volto noto tra gli ambientalisti ha deciso di schierarsi pubblicamente: “La partita in gioco è troppo alta. Questa legge alimenterà un clima di violenza già evidente soprattutto tra i giovani. Ai cacciatori dico: godetevi la vittoria ora perché le cose cambieranno”

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“I cacciatori non dovrebbero illudersi di aver vinto, le situazioni non sono mai immutabili. Cambieranno. E allora non si tratterà solo di rivedere la legge sulla caccia come stiamo chiedendo oggi, ma di abrogarla definitivamente con un referendum. Quello che sta accadendo è talmente ingiusto che varrebbe la pena anche ai cacciatori fare un passo indietro e non mostrarsi così intolleranti verso chi critica questa che chiamano riforma. Se la godranno poco questa vittoria perchè la caccia sarà abolita”. Parole chiare quelle di Licia Colò, volto storico della divulgazione televisiva italiana. Ha legato il suo nome a programmi dedicati ai viaggi, la natura e gli animali da L’Arca di Noè fino Alle falde del Kilimangiaro e Eden-Un pianeta da salvare.

Dopo l’approvazione del ddl caccia al Senato lo scorso 23 giugno ha deciso di schierarsi apertamente con il fronte degli ambientalisti, pubblicando due video sui suoi profili social, lanciando un appello ai deputati che dal 17 luglio esamineranno il testo ora fermo in Commissione Agricoltura per le audizioni. “Quello che mi rattrista è che 80 senatori stanno decidendo il futuro delle specie selvatiche nel nostro Paese. Il giorno della votazione era presente il 69% dei senatori. Ora le speranze sono su questo nuovo voto alla Camera e confido nell’umanità dei deputati ai quali dico: mettetevi, quando voterete, una mano sulla coscienza”. Alla conduttrice abbiamo chiesto cosa questa volta l’abbia spinta a schierasi così apertamente in un dibattito politico. Tema quello di “prendere posizione” che negli ultimi tempi ha suscitato una polemica tra i protagonisti del mondo dello spettacolo. E non solo tra loro.

Lei è un volto molto noto al grande pubblico. Cosa l’ha convinta ad esporsi pubblicamente contro il ddl caccia, a prendere posizione su un tema cosi divisivo?

“La partita in gioco è troppo alta, di una gravità incredibile. C’è in ballo il valore che diamo alla vita in assoluto e se essermi schierata contro la caccia avrà delle conseguenze sul pubblico che mi segue in tv e non condivide la mia posizione, vorrà dire che non mi seguirà più. Ma questa è una battaglia di educazione civica e di umanità. L’opinione pubblica dovrebbe capire che non si tratta solo di una questione ambientalista, ma che in questo momento storico, far passare quella legge rischia di alimentare un clima di violenza che è già molto alto, soprattutto tra i giovanissimi. E forse non è un caso che tutta la vicenda abbia preso una forte connotazione politica. Si tratta di una legge violenta che rischia di incrementare il commercio delle armi. Non ci dimentichiamo che due omicidi al centro della cronaca nell’ultimo periodo sono stati compiuti con armi da caccia. Vorrà pur dire qualcosa. Eppure, tranne qualche voce isolata, sembra si parli poco di quello che sta accadendo in Parlamento”

Sui social lei sottolinea che gli italiani sono pochi informati sulla reale portata della riforma. Secondo lei, davvero se ne parla poco?

“Televisivamente è evidente non sia un tema centrale nei dibattiti. Ne ho parlato con qualche collega e la scusa è sempre la stessa: ‘al pubblico non importa degli animali, se ci sono problemi più importanti, come la guerra’. Una critica a cui mi sono abituata, ma non cedo. Spesso sono stata accusata io stessa di occuparmi nelle mie trasmissioni di natura a discapito di altri argomenti. Mi sono sentita dire ‘Licia ma perché non ti occupi degli essere umani che sono più importanti dei boschi e gli animali? Una posizione che è l’apoteosi del qualunquismo, la strategia del ‘ma anche…’ che finisce sempre non affrontando nessuno dei problemi che meritano attenzione. Come la gestione della fauna selvatica che non significa solo parlare di animali ma di biodiversità, di tutela degli ecosistemi, della crisi del clima e dunque alla fine anche della nostra salute. Tutto è collegato. Invece sento tanta violenza verbale in giro quando si parla di questi temi”.

Qual è secondo lei l’aspetto che ritiene più critico di questa legge?

“Non c’è un solo aspetto critico è tutta la legge che non va bene. Non solo. Alcune analisi formulate da chi è contrario al ddl, in realtà stanno funzionando più come controinformazione. Ovvio che d’estate non si sparerà sulle spiagge quando la gente va a prendere il sole e nemmeno nei boschi con gli escursionisti. Non è quello il punto. Non si deve sparare perché non si uccide un essere che si trova nel suo ambiente inerme. Sparargli per il solo piacere di ucciderlo. Non si può trasmettere ai giovani una cultura della violenza che già ne arriva molta attraverso le immagini delle guerre e dai social. Mi ha colpito molto ad esempio la storia di un gruppo di adolescenti che dopo aver ammazzato un cane, le loro famiglie sono state condannate ad una pena pecuniaria di 15 mila euro. Come dire ‘non mi compro la moto, ma con quei soldi ho ammazzato un cane’. Ecco, manca la cultura del rispetto della vita, di chi è più fragile. Io nelle mie trasmissioni mi sono occupata anche di anziani, proprio perché bisogna avere rispetto della fragilità di ogni essere”.

Ha raccontato la natura a milioni di italiani. Oggi percepisce una maggiore sensibilità ambientale?

“No. Il clima verso questi temi è peggiorato, la causa è questo periodo storico complesso soprattutto a livello internazionale”.

Che ruolo possono avere i personaggi pubblici nel sensibilizzare su temi ambientali?

“Gli artisti e in generale le donne e gli uomini che lavorano nel mondo dello spettacolo, dello sport, nel mondo dell’arte possono diventare megafoni per trasmettere un messaggio. Allora dico ai miei colleghi: usiamo questi megafoni il più possibile. Non restiamo isolati, se ci uniamo le nostre voci possono diventare un concerto. Ci spero molto”.

A questo punto ritiene che il confronto tra mondo venatorio e ambientalisti sia ancora possibile?

“Voglio essere chiara e diretta. Ai cacciatori lancio un appello: stringiamoci oggi la mano, non ve ne pentirete perché state creando un clima di intolleranza nei vostri confronti. Fate un passo indietro. Perché le cose, ripeto, cambieranno anche se la legge passerà. Certo, anche noi che ci opponiamo al ddl stiamo facendo degli sbagli, ad esempio muovendoci in maniera poco unita. Sono anche sconcertata dai senatori dell’opposizione che non si sono presentati per la votazione quel 23 giugno, dando per scontata una sconfitta. Spero non si ripeterà la stessa scena alla Camera. In futuro comunque, sono sicura che riusciremo a trovare un modo unirci in maniera intelligente e promuovere un nuovo referendum per l’abolizione totale della caccia. Dunque, agli appassionati dell’attività venatoria dico: godetevi oggi questa vittoria, durerà poco”.