In Italia già bruciata una superficie pari a 13mila campi da calcio
di Giacomo TalignaniMentre si teme per la finale dei mondiali in una New York soffocata dal fumo dei roghi canadesi, anche nello Stivale Legambiente tira le somme sulla situazione incendi, con aumenti del 36%. E lancia 14 proposte al governo
In tempi di mondiali di calcio, mentre in tanti abbiamo sott’occhio ogni giorno gli stadi, forse è un po’ più semplice comprendere anche la triste fotografia degli incendi italiani. Da inizio anno a metà giugno in Italia è come se fossero bruciati 13.368 campi di calcio. Parliamo di 500 roghi che hanno devastato quasi 10mila ettari di terreni. Questi sono i dati diffusi dal nuovo rapporto “Italia in fumo 2026” di Legambiente che fa una analisi dei primi mesi dell’anno chiedendo maggiori sforzi al governo in termini di prevenzione e anche lotta alla crisi del clima la quale, carenza d'acqua e siccità, con le alte temperature intensifica i rischi. Parallelamente i dati di Burnt Areas di EFFIS, sistema europeo monitoraggio incendio, aggiungono inoltre come all’8 luglio quest’anno nello Stivale siano già bruciati 12.590 ettari, circa il 26% in più della media registrata nello stesso periodo tra il 2006-2025. Inoltre, sostiene Legambiente, “nella Penisola da inizio anno al 15 giugno 2026, in quelli che dovrebbero essere i mesi a bassa intensità e antecedenti all’avvio della stagione antincendio boschivo, sono ben 469 i roghi registrati segnando un aumento del 36,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Di questo passo, teme dunque l’associazione ambientalista, “a fine anno si potrebbe arrivare a superare il triste primato del 2025, un annus horribilis, che ha visto bruciare in tutto in Italia 96.517 ettari, quasi il doppio del 2024”.
Mentre nelle ultime ore sono in fiamme diverse aree boschive dell’Umbria e Piemonte e Sicilia sono già feriti dai recenti roghi, in Italia sembra esserci anche una “nuova geografia degli incendi”. Per esempio, oltre alle classiche regioni del sud spesso in fiamme durante l’estate, oggi anche Piemonte e Liguria sono sempre più a rischio. “Nel nord spicca il Piemonte che nei primi mesi del 2026 (dal 1° gennaio al 15 giugno) ha visto andare in fumo 355 ettari contro i 23 dei primi mesi del 2025 e la Liguria con 386 ettari bruciati e 10 roghi contro i 97 ettari dello scorso anno” ricorda il report specificando come anche in Toscana solo nel mese di maggio sono andati in fumo in provincia di Lucca ben 623 ettari. Nelle realtà del meridione in testa ci sono sempre Sicilia (4769 ettari bruciati e 175 roghi) e Calabria (1.543 ettari e 156 roghi), seguite dalla Campania (715 ettari e 42 roghi), la Puglia (367 ettari e 30 roghi) e la Sardegna (270 ettari bruciati e 8 roghi). Tra le province del nord più colpite dagli incendi finora spiccano invece Imperia (227 ettari andati in fumo), Torino (185) e Vercelli (158), fra quelle del sud Agrigento (1.677 ettari) seguita da Trapani con 1.618 e da Reggio Calabria con 834. Osservando queste cifre, e anche attraverso l’indice di recidività, ovvero la persistenza e la concentrazione sistematica dei roghi negli stessi luoghi - in testa ci sono Montalbano Elicona (ME), Reggio di Calabria (RC) e Papasidero /CS) - gli ambientalisti hanno avanzato 14 proposte al governo.
La prima è migliorare il coordinamento istituzionale e operativo, poi integrare le strategie di adattamento con la pianificazione forestale, ma anche garantire la gestione sostenibile delle zone rurali e finanziare la prevenzione. E ancora: “Adottare il pascolo prescritto per la prevenzione degli incendi; coinvolgere i cittadini, garantire dati statistici aggiornati e l’adozione del catasto delle aree percorse dal fuoco”. Infine “favorire il ripristino ecologico”, integrare la pianificazione urbanistica, potenziare i presidi, aumentare l’efficacia di spesa dei finanziamenti regionali, snellire la burocrazia, rafforzare le sanzioni e aggiornare “le linee guida per i Piani AIB delle aree protette nazionali”. Ovviamente, ricorda Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “la prevenzione rappresenta l’unica vera difesa efficace contro gli incendi boschivi insieme alla cura del bosco e al contrasto all’abbandono colturale e gestionale delle campagne”.
In Canada Toronto soffocata, ora il fumo anche a New York
I danni legati agli incendi boschivi sono quelli che stanno sperimentando in queste ore purtroppo anche a Toronto, in Canada, attualmente la città con la peggiore qualità dell’aria al mondo a causa degli incendi boschivi nel nord-ovest dell'Ontario che hanno annerito completamente il cielo. Il fumo si è diffuso poi nel nord-est degli Stati Uniti, provocando allerte sanitarie e condizioni di respirazione complessa anche a New York, zona che ospita le partite dei mondiali, e altre città statunitensi. Il Servizio meteorologico nazionale ha affermato che il fumo potrebbe persistere fino alla fine della settimana, quando si giocherà la finale Argentina-Spagna. Nel frattempo il governo canadese ha tirato le somme sugli incendi del 2026: la stagione dei roghi è iniziata più lentamente rispetto al 2023 e al 2025, le due stagioni peggiori per gli incendi, ma in questo ultimo caso le fiamme sono state rese anche “più probabili a causa delle temperature più calde del normale in tutto il paese”, il solito zampino della crisi climatica. Finora, nelle aree canadesi, sono quasi 2 milioni gli ettari andati in fumo.