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Peggiora la siccità in Europa, con danni soprattutto per l’agricoltura

Un vigneto in Francia (reuters)

Secondo uno studio non sono tanto la mancanza di precipitazioni ad aggravare la crisi idrica quanto la cresciuta evotraspirazione che fa perdere umidità al suolo e alle piante

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La crisi climatica, e le ondate di calore che ne sono diretta conseguenza, stanno peggiorando la siccità in Europa. E’ la conclusione a cui sono arrivati scienziati provenienti da Austria, Germania, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Repubblica Ceca, Regno Unito e Stati Uniti, che dopo aver analizzato i dati disponibili, hanno condiviso il loro studio su World Weather Attribution. A giocare un ruolo cruciale non è tanto il calo delle precipitazioni sul Vecchio Continente, quanto la cresciuta evotraspirazione che fa perdere umidità al suolo e alle piante, mettendo in grandissima difficoltà il comparto agricolo europeo. “L'umidità del suolo integra gli effetti combinati di precipitazioni anomale ed evaporazione ed è un indicatore chiave della siccità agroecologica”, scrivono i ricercatori.

“Una siccità del suolo come quella attuale è diventata circa 5 volte più probabile rispetto a un clima 1,4 °C più freddo. E i deficit di umidità del suolo da gennaio a giugno nell’Europa orientale, previsti all'incirca ogni 15 anni, sono diventati circa 11 volte più probabili a causa dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo”. “Nel complesso”, continua il report di World Weather Attribution, “il forte aumento dell'evapotraspirazione potenziale (PET) basato sui dati osservati ha spostato le soglie di siccità”: come dire che un deficit di piogge come quello attuale non sarebbe all’origine di una crisi idrica se a peggiorare la situazione non ci fosse un importante fenomeno di perdita di umidità dei suoli. E in effetti, in Europa occidentale, né le osservazioni né i modelli climatici mostrano un cambiamento a lungo termine nelle scarse precipitazioni del periodo aprile-giugno, come se il cambiamento climatico non avesse avuto un ruolo nella siccità “meteorologica” a livello regionale.

Tutt’altro discorso invece per la siccità “agricola”: “Per quanto riguarda l'evapotraspirazione potenziale, sia le osservazioni che i modelli climatici mostrano forti aumenti nella regione, portando a una siccità agricola ed ecologica sempre più probabile e intensa. La sintesi di queste evidenze suggerisce che condizioni di elevata evaporazione come quelle osservate nel periodo aprile-giugno 2026 sono diventate circa 80 volte più probabili e circa il 7% più intense”. Con conseguenze che si fanno già sentire: il think tank Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU) ha stimato che he l'ondata di calore che ha investito l'Europa lo scorso giugno sia costata ai produttori di cereali del continente 2 miliardi di euro in mancati ricavi e abbia distrutto 9 milioni di tonnellate di raccolti. La ripercussione più temuta è una impennata dei prezzi per i consumatori finali nelle prossime settimane. Ad aggravare il quadro, il fatto che la perdita anomala di umidità di suolo e vegetazione, dovuta alle altissime temperature, crea anche le condizioni ideali per l’innesco e il propagarsi di incendi boschivi. Cosa accadrà nelle prossime settimane? L’ultimo bollettino di Drought Central - Osservatorio Siccità è stato diffuso la settimana scorsa ed è relativo al mese di giugno. Ma per il futuro prossimo, “le previsioni stagionali dei maggiori centri europei indicano, per il trimestre agosto-ottobre un’elevata probabilità di temperature superiori alla norma su tutta Europa e Mediterraneo. Per le precipitazioni emerge invece un quadro più articolato: condizioni più secche potrebbero interessare parte dell’Europa centrale (40-50% di probabilità), mentre sul Mediterraneo e penisola Iberica il segnale mostra precipitazioni superiori alla media (40-60%)”. Anche in questo caso sarà il rapporto tra piogge e evotraspirazione a determinare se ci sarà siccità o meno.