✕

Elettrodomestici, obbligo di riparazione. Dal 31 luglio cambiano le regole, anche per i cellulari

Brand produttori obbligati a riparare o fornire pezzi di ricambio a costi ragionevoli

3 minuti di lettura

Finalmente non saremo più costretti a gettare un cellulare con la batteria esaurita o una lavatrice con la scheda elettronica fuori uso perché non riparabili. Dal 31 luglio entra in vigore anche in Italia la direttiva Ue 2024/1799 che sancisce la fine dell’usa e getta. O almeno, queste sono le aspettative di Bruxelles che intende dare il buon esempio al mondo, imponendo all’industria di sviluppare prodotti che si possono aggiustare. C’era un tempo in cui quando un elettrodomestico si rompeva, un televisore, un hi-fi o una lavatrice, si portava nel laboratorio tecnico per essere riparato. Il costo era di solito inferiore ad un acquisto ex novo ed era normale tentare la riparazione prima di decretare il fine vita dell’oggetto.

Con la globalizzazione e la digitalizzazione, i dispositivi elettronici sono divenuti più diffusi e l’industria (sempre più asiatica e sempre meno europea) così veloce nella produzione che ha avuto più la necessità di vendere che di riparare. E così si è arrivati al paradosso in cui un oggetto, con poco più di due anni di vita, ma ormai fuori garanzia, in caso di guasto o difetto viene gettato nella spazzatura. Siamo arrivati al punto che ogni anno solo in Europa si producono 35 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo con costi sociali e ambientali rilevanti. La norma, nata ormai due anni fa, deve essere adottata entro l’ultimo giorno di luglio da tutti i Paesi membri. Con la direttiva, il cambiamento coinvolge in primis chi produce, che sarà obbligato (anche se asiatico o americano) di fornire la componentistica necessaria alla riparazione. Oggi, questo non avviene in modo automatico o se avviene i costi sono spesso più alti del prodotto nuovo, tanto da rendere sconsigliabile la riparazione. Ed infatti questa pratica ha alimentato, anno dopo anno, l’usa e getta. Ora, la direttiva Ue ha l’obiettivo di facilitare la riparazione, ma anche di renderla più economica superati i due anni di garanzia, in cui la rottura non dovuta a negligenza del consumatore, deve essere riparata in modo gratuito.

Chiaro è che non tutto è riparabile, motivo per cui l’Ue ha stabilito dei requisiti di riparabilità per non complicare troppo le cose, ed allo stesso tempo ha fornito anche una lista di dispositivi ed elettrodomestici riparabili. Lista che non è definitiva, ma oggetto di modifiche nel corso del tempo. L’ottima notizia riguarda uno dei beni di consumi più popolari, del quale ormai nessuno può fare a meno: lo smartphone.Ecco il cellulare potrà essere riparato, perché il brand produttore dovrà essere in grado di fornire parti di ricambio necessarie alla sostituzione. Della lista fanno parte anche tablet, telefoni cordless, tv, monitor, server. Per quanto riguardo la categoria deigrandi elettrodomestici, troviamo lavatrici, lavasciuga e asciugatrici, insieme a lavastoviglie, frigoriferi e congelatori. Non mancano neanche aspirapolvere e apparecchi per il riscaldamento degli ambienti. Riparabili anche i mezzi della micro mobilità come monopattini elettrici ed e-biciclette.

Tornando sul tema dei cellulari, uno dei più controversi in effetti, su cui Bruxelles si è battuta diverse volte. Anzitutto imponendo ad Apple di unificare le prese di ricarica secondo lo standard più diffuso,Usb-C. Poi con il Regolamento europeo sulle batterie (2023/1542) impone ai produttori (dal 18 febbraio 2027) di consentire all’utente di sostituire facilmentele batterie. D’altronde negli anni Duemila, era normale poter cambiare la batteria di un cellulare da soli. Niente di più banale, finché non è stata integrata all’interno della scocca.

E ancora. Con la direttiva Ue, dal 31 luglio, i brand asiatici e americani di smartphone non potranno più installare software/hardware per bloccare le riparazioni eseguite nei laboratori terzi o funzioni che ne compromettono il funzionamento se si usano ricambi non originali. Insomma, niente complicazioni da parte dei produttori. Inoltre, è previsto un modulo che il riparatore dovrà consegnare al consumatore prima della riparazione con tutte le informazioni del caso con prezzi, tempo richiesto, prodotto in sostituzione. E niente fatture esorbitanti, l’Ue vuole prezzi ragionevoli, che non impongano al consumatore di comprare un prodotto nuovo anziché ripararlo.

Ma visto che gran parte dei prodotti elettronici e grandi elettrodomestici sono realizzati fuori dai confini europei, cosa succede? L’azienda produttrice, nel caso di irreparabilità, può offrire un prodotto ricondizionato, e comunque l’Ue sposta l’obbligo al rappresentante autorizzato nell’Ue o all’importatore del bene. Il produttore, però, non può schivare il problema senza mettere a disposizione pezzi di ricambio a un prezzo ragionevole. Infine, la direttiva Ue stabilisce che, entro il 31 luglio 2027, dovrà essere creata una piattaforma online dedicata al mondo delle riparazioni e del riuso. Dunque online, sarà possibile trovare riparatori o negozi vicini a cui portare oggetti da riparare; si potranno trovare venditori di prodotti che sono stati rimessi a nuovo o acquirenti interessati a comprare oggetti non più funzionanti o danneggiati per poterli riparare e ricondizionare. L’obiettivo finale è ripristinare una cultura del riuso e della circolarità, ed allo stesso tempo contrastare l’obsolescenza programmata.