Il ritorno dell’atomo

oltre i luoghi comuni

In collaborazione con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica

Il ritorno dell’atomo

oltre i luoghi comuni

In collaborazione con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica

Per quasi quarant’anni il nucleare è sembrato un capitolo chiuso della storia energetica italiana. Oggi è tornato al centro del dibattito politico e industriale. Dai costi alla sicurezza, dai rifiuti agli SMR: ecco cosa dicono dati e studi sui temi che continuano a dividere l'opinione pubblica, oltre stereotipi e falsi miti 

Per quasi quarant’anni il nucleare è sembrato un capitolo chiuso della storia energetica italiana. Oggi è tornato al centro del dibattito politico e industriale. Dai costi alla sicurezza, dai rifiuti agli SMR: ecco cosa dicono dati e studi sui temi che continuano a dividere l'opinione pubblica, oltre stereotipi e falsi miti 

di Vito de Ceglia

Perché

il nucleare è tornato al centro del dibattito

di Vito de Ceglia

Il mondo avrà bisogno di molta più elettricità: per auto elettriche, industria, data center e intelligenza artificiale. Allo stesso tempo dovrà produrla emettendo sempre meno CO2 e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. È per questo che molti Paesi, in Europa e nel mondo, stanno tornando a investire nel nucleare, prolungando la vita degli impianti esistenti, costruendo nuove centrali o sviluppando tecnologie di nuova generazione. Anche in Italia il tema è tornato al centro del dibattito politico e industriale. Il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) include il nucleare tra le possibili opzioni per il percorso di decarbonizzazione al 2050, accanto a una forte crescita delle fonti rinnovabili. In questo quadro si inserisce anche il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, con cui il Governo intende definire il quadro normativo per un eventuale ritorno dell'energia atomica. Sullo sfondo c'è un obiettivo condiviso da gran parte delle economie avanzate: arrivare entro il 2050 alla neutralità climatica, il cosiddetto Net Zero.

Di quale

nucleare stiamo parlando?

Uno dei primi equivoci riguarda la tecnologia. Quando oggi si parla di ritorno del nucleare non ci si riferisce alle centrali del passato, ma a impianti progettati secondo standard di sicurezza ed efficienza molto più elevati. Oltre ai grandi reattori di nuova generazione, i riflettori sono puntati soprattutto sugli SMR. Reattori modulari di piccola taglia che promettono maggiore flessibilità e tempi di realizzazione più contenuti (nel box). Accanto a loro ci sono gli AMR di IV generazione, in fase di sviluppo.

I principali programmi internazionali mostrano come questa evoluzione sia già entrata nella fase industriale. In Canada, a Darlington (Ontario), è in costruzione il primo SMR del G7, basato sul reattore BWRX-300 di GE Vernova Hitachi; nel marzo 2026 il cantiere è stato visitato anche da una delegazione istituzionale italiana.


Nel Regno Unito, Rolls-Royce SMR guida il programma nazionale per lo sviluppo di una nuova generazione di piccoli reattori modulari, mentre in Francia EDF è impegnata nello sviluppo del progetto NUWARD SMR, candidato a diventare una delle principali piattaforme europee per questa tecnologia.

I progetti SMR attivi nel mondo

Quando si parla di ritorno del nucleare non si parla necessariamente delle grandi centrali del passato. I riflettori sono puntati soprattutto sugli SMR, reattori modulari di piccola taglia che promettono maggiore flessibilità e tempi di realizzazione più contenuti. Accanto a loro ci sono gli AMR di IV generazione, ancora in fase di sviluppo. Nel mondo sono già decine i progetti avviati, dall'esercizio alla costruzione fino alla progettazione.

Il progetto britannico

Il modello Rolls-Royce SMR, con cui il Regno Unito punta a sviluppare una nuova generazione di piccoli reattori modulari.

Fonte: Rolls-Royce SMR

Dal progetto al cantiere

A Darlington (Ontario) è in costruzione il primo SMR del G7. A destra lo stato di avanzamento dei lavori; a sinistra il rendering del reattore GE Vernova Hitachi BWRX-300 che sarà installato sul sito. Nel marzo 2026 il cantiere è stato visitato anche da una delegazione istituzionale italiana.

Fonte: OPG e GE Vernova Hitachi

Dal progetto al cantiere

A Darlington (Ontario) è in costruzione il primo SMR del G7. A destra lo stato di avanzamento dei lavori; a sinistra il rendering del reattore GE Vernova Hitachi BWRX-300 che sarà installato sul sito. Nel marzo 2026 il cantiere è stato visitato anche da una delegazione istituzionale italiana.

Fonte: OPG e GE Vernova Hitachi

Il progetto britannico

Il modello Rolls-Royce SMR, con cui il Regno Unito punta a sviluppare una nuova generazione di piccoli reattori modulari.

Fonte: Rolls-Royce SMR

Il progetto europeo

Il modello NUWARD SMR, il reattore sviluppato dalla francese EDF come soluzione europea per i piccoli reattori modulari.

Fonte: Nuward SMR

Nucleare o rinnovabili?

È forse il falso mito più diffuso e fuorviante: bisogna scegliere tra nucleare e rinnovabili. Gli scenari energetici più avanzati prevedono invece una forte crescita di eolico e fotovoltaico, oltre all’idroelettrico (per decenni la principale fonte rinnovabile italiana), affiancandoli a fonti programmabili a basse emissioni capaci di garantire elettricità anche quando il sole non c’è e il vento non soffia.

È in questo contesto che il nucleare viene considerato una componente complementare - e non alternativa - alle rinnovabili per ridurre il ricorso ai combustibili fossili, soprattutto garantendo, al contempo, una fornitura continua di elettricità ai settori a più alto consumo di energia (come acciaierie, cementifici e industria pesante) che non possono dipendere dalle condizioni meteorologiche.

Indicatori chiave della transizione energetica nello scenario NZE (2035)

0 GW
Capacità nucleare
0 GW
Capacità da fonti rinnovabili
0 EJ
Combustibili sostenibili
0%
Produttività energetica
0%
Emissioni di metano
Target NZE
Status al 2024

Indicatori chiave della transizione energetica nello scenario NZE (2035). Ll'IEA indica che la transizione energetica si fonda sull'integrazione tra rinnovabili e nucleare. Mentre eolico, fotovoltaico e idroelettrico continuano a espandersi, la capacità nucleare mondiale è prevista in crescita da circa 380 GW a oltre 700 GW entro il 2035, a supporto di un sistema elettrico pulito, sicuro e affidabile. Più a lungo termine, numerosi Paesi, tra cui l'Italia, hanno aderito all'iniziativa internazionale per triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050.

Fonte: World Energy Outlook 2025 - International Energy Agency, IEA

Evoluzione della capacità di generazione nucleare al 2050

Gigawatt da fissione
Gigawatt da fusione
9
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0 GW
2035
0 GW
2040
0 GW
2045
0 GW
0 GW
2050

Sviluppo della capacità di generazione nucleare in Italia, basato sull’impiego di piccoli reattori modulari (SMR, AMR, microreattori) e, in prospettiva, anche di impianti a fusione.

Quanto

costa davvero l'atomo?

Investimenti iniziali elevati, tempi di ritorno lunghi, durata degli impianti e modelli di finanziamento. Il costo resta uno degli aspetti più discussi del dibattito sul nucleare. Le centrali moderne sono progettate per funzionare almeno 60 anni e, in molti casi, fino a 80 o addirittura 100. Per questo il loro costo va valutato sull'intero ciclo di vita dell'impianto, non solo sull'investimento iniziale.

C'è poi un altro elemento spesso ignorato: l'elettricità non va solo prodotta, ma anche portata dove serve e resa disponibile quando serve, che spesso non coincide con quando viene prodotta in base alle condizioni meteorologiche: sono i costi di sistema, cioè gli investimenti in reti, elettrodotti e infrastrutture necessari per trasportare e gestire l'energia. Costi che non sempre compaiono nel prezzo del singolo chilowattora prodotto, ma incidono sul costo complessivo del sistema e, quindi, sulle bollette.

Il grafico del World Energy Outlook 2025 dell'Agenzia internazionale dell'energia (IEA) mostra che il costo di produzione dell'elettricità è solo uno dei fattori da considerare. La scelta del mix energetico dipende anche dal contributo che ogni tecnologia offre al sistema elettrico – continuità della produzione, flessibilità e stabilità della rete – oltre che dagli investimenti necessari in reti e accumuli, dalla disponibilità delle risorse, dall’uso del territorio e dalla sicurezza degli approvvigionamenti.

Sicurezza:

cosa dicono i dati

La sicurezza è il tema che più di ogni altro condiziona la percezione del nucleare. Ancora oggi il pensiero corre quasi automaticamente a Chernobyl e Fukushima, due incidenti che hanno segnato profondamente l'opinione pubblica, ma verificatisi in contesti tecnologici e normativi molto diversi.


Nel caso di Fukushima, gli studi delle Nazioni Unite non hanno attribuito decessi all'esposizione della popolazione alle radiazioni. Chernobyl, invece, fu il risultato di gravi errori operativi e di un reattore che non avrebbe soddisfatto gli standard di sicurezza occidentali già allora, tanto meno quelli attuali.


Il nucleare non è privo di rischi, ma nessuna fonte di energia lo è. Se si considerano i decessi associati all'intero ciclo di vita delle diverse tecnologie in rapporto all'elettricità prodotta, il nucleare presenta valori tra i più bassi, comparabili a quelli di eolico e fotovoltaico. Carbone e gas naturale registrano invece impatti molto superiori, soprattutto per gli effetti dell'inquinamento atmosferico.

Impianti SMR e pannelli fotovoltaici

Rifiuti radioattivi:

dal problema alle soluzioni

Quando si parla di nucleare, il tema dei rifiuti radioattivi è spesso il primo a emergere. C'è però un aspetto poco noto: l'Italia li produce e li gestisce già oggi, pur non avendo centrali in funzione. Derivano dallo smantellamento degli impianti del passato, ma anche da attività sanitarie, industriali e di ricerca. Per questo il Deposito Nazionale è considerato una necessità indipendentemente da un eventuale ritorno dell'energia nucleare.


La maggior parte dei rifiuti è costituita da materiali a bassa e media radioattività; quelli ad alta attività rappresentano una quota molto più limitata, ma richiedono procedure di gestione particolarmente rigorose. A differenza degli inquinanti prodotti dalla combustione dei combustibili fossili, quelli nucleari vengono confinati, monitorati e gestiti secondo protocolli specifici.


La ricerca guarda intanto ai reattori di IV generazione che, in fase di sviluppo, puntano a utilizzare in modo più efficiente il combustibile nucleare e, in prospettiva, a ridurre quantità e durata dei rifiuti da gestire (quelle comunemente chiamate “scorie nucleari”). In altre parole, una parte di ciò che oggi è considerato uno scarto potrebbe diventare domani una nuova risorsa energetica.

Impianti SMR e pannelli fotovoltaici

L'italia

riparte davvero da zero?

L'Italia non produce energia nucleare da quasi quarant'anni, ma ha mantenuto competenze industriali, scientifiche e manifatturiere che continuano a operare nei principali programmi internazionali.

Secondo uno studio della SMR Pre-Partnership europea e del Politecnico di Milano, circa il 24% delle aziende coinvolte nella futura filiera europea degli Small Modular Reactor è italiano, una delle quote più elevate del continente. Un ruolo confermato anche dalla partecipazione del Paese all'Alleanza Industriale europea sugli SMR (vedi box).

Paese degli operatori coinvolti nella fornitura europea

La roadmap

del ritorno al nucleare

2023 Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS)
2024 PNIEC: il nucleare entra negli scenari al 2050
2025/2026 Legge delega sul nucleare sostenibile
Successivamente Decreti attuativi e quadro regolatorio
Scenario
2035 Eventuale entrata in funzione dei primi impianti
Scenario
2050 Fino a 8 GW di capacità installata e 64 TWh di produzione annua

Il ritorno del nucleare in Italia non passa dalla costruzione immediata di nuove centrali ma da un percorso normativo e industriale destinato a svilupparsi nell'arco di diversi anni. L'obiettivo è creare le condizioni tecniche, regolatorie e istituzionali per valutare un eventuale reinserimento dell'energia nucleare nel mix energetico nazionale. Il primo passo è arrivato nel 2023 con la nascita della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS), organismo promosso dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica per riunire istituzioni, imprese, università ed enti di ricerca. Nel 2024 il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) ha inserito il nucleare tra le possibili opzioni per contribuire alla decarbonizzazione al 2050, accanto allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Entro il 2026 il Governo punta all'approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile, che dovrà definire i principi per la futura disciplina del settore. Seguiranno i decreti attuativi, la definizione del quadro regolatorio, delle procedure autorizzative e degli organismi di controllo. Secondo gli scenari del PNIEC, i primi impianti potrebbero entrare in funzione intorno al 2035. Al 2050, l'ipotesi presa in considerazione prevede una capacità installata fino a 8 GW, in grado di produrre circa 64 TWh di elettricità all'anno. Per confronto, nel 2025 tutte le fonti di generazione presenti in Italia hanno prodotto complessivamente circa 270 TWh di elettricità, a fronte di un fabbisogno superiore a 311 TWh.

Prima ancora dei reattori, è già in corso il lavoro per dotare il Paese di regole chiare, competenze qualificate, una filiera industriale solida, procedure autorizzative efficaci e un sistema di vigilanza in grado di garantire i più elevati standard di sicurezza.

Sole stilizzato

SMR: la nuova

frontiera del nucleare

Gli Small Modular Reactor (SMR) sono considerati la principale frontiera del nucleare di nuova generazione. La loro diffusione dipenderà soprattutto dalla capacità di ridurre tempi e costi di costruzione attraverso la standardizzazione dei componenti.


Il grafico mostra quanto il mercato stia scommettendo su questa tecnologia. Nello scenario Net Zero (NZE) dell'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), gli investimenti globali negli SMR potrebbero raggiungere i 957 miliardi di dollari entro il 2050.


Per l'Italia non si tratta soltanto di una sfida energetica, ma anche industriale. Dalla componentistica all'ingegneria, dall'acciaio alle grandi costruzioni fino ai servizi specializzati, una parte significativa della filiera europea degli SMR parla già italiano. Per l'Italia non si tratta soltanto di una sfida energetica, ma anche industriale.

Impianti SMR e pannelli fotovoltaici

Il nucleare

di ieri, di oggi e di domani

Quando si parla di nucleare si pensa quasi sempre alle centrali. In realtà il settore è già oggi una responsabilità quotidiana dello Stato. Ogni giorno vengono autorizzati e controllati l'impiego di materiali radioattivi, le applicazioni della medicina nucleare, le attività di ricerca, i trasporti di materiali radioattivi e le operazioni legate allo smantellamento degli impianti dismessi. A coordinare questo sistema è il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), insieme all'ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la radioprotezione) e alle altre amministrazioni competenti. «Il nostro lavoro abbraccia idealmente tre dimensioni temporali», spiega Nicola Ippolito, direttore della Divisione Nucleare del MASE. «Da un lato gestiamo in sicurezza l'eredità del passato, dal decommissioning delle ex centrali italiane alla gestione dei rifiuti radioattivi. Dall'altro ci occupiamo ogni giorno delle numerose applicazioni del nucleare già presenti nella nostra società, dalla medicina nucleare alle applicazioni industriali. Infine, stiamo costruendo il quadro normativo, tecnico e strategico che consentirà all'Italia di valutare il contributo delle nuove tecnologie nucleari e della fusione». Questo percorso comprende la predisposizione dei decreti legislativi previsti dalla legge delega sul nucleare e il successivo sviluppo delle attività necessarie alla loro attuazione, oltre alla partecipazione ai principali programmi europei dedicati agli SMR, ai reattori avanzati e alla fusione, per consentire all'Italia di partecipare da protagonista all'evoluzione delle tecnologie nucleari del futuro. Il dibattito è già aperto. La vera domanda non è se il nucleare tornerà in Italia, ma quale ruolo potrà avere nel sistema energetico dei prossimi decenni. La risposta dipenderà dalle scelte politiche, dall'evoluzione delle tecnologie, dai costi e dalla capacità di costruire un consenso informato.

Il nucleare negli ospedali

preparazione di un radiofarmaco impiegato per la diagnosi precoce e la cura di numerose malattie.

Fonte: IAEA

PET-TC

Queste tecnologie consentono di diagnosticare precocemente molte patologie e guidare terapie sempre più mirate.

Fonte: immagini di reparti di medicina nucleare (IAEA / Wikimedia Commons)

Radiofarmaco

Un operatore prepara un radiofarmaco in un laboratorio di medicina nucleare. I radiofarmaci consentono ogni anno milioni di esami diagnostici e trattamenti di tumori e altre patologie.

Foto: BERUFENET - Agenzia federale tedesca per il lavoro

DTT

l Divertor Tokamak Test, in costruzione a Frascati, sarà una delle principali infrastrutture europee per la ricerca sulla fusione nucleare e contribuirà allo sviluppo delle tecnologie per le future centrali a fusione.

Fonte: progetto DTT

Cobalto

Il cobalto-60, prodotto nei reattori nucleari, è utilizzato per generare radiazioni gamma con cui vengono sterilizzati dispositivi medici, sanificati alimenti e condotti controlli industriali e terapie mediche.

Fonte: Nordion

DTT

Il Divertor Tokamak Test, in costruzione a Frascati, sarà una delle principali infrastrutture europee per la ricerca sulla fusione nucleare e contribuirà allo sviluppo delle tecnologie per le future centrali a fusione.

Fonte: progetto DTT

Il nucleare negli ospedali

preparazione di un radiofarmaco impiegato per la diagnosi precoce e la cura di numerose malattie.

Fonte: IAEA

PET-TC

Queste tecnologie consentono di diagnosticare precocemente molte patologie e guidare terapie sempre più mirate.

Fonte: immagini di reparti di medicina nucleare (IAEA / Wikimedia Commons)

Radiofarmaco

Un operatore prepara un radiofarmaco in un laboratorio di medicina nucleare. I radiofarmaci consentono ogni anno milioni di esami diagnostici e trattamenti di tumori e altre patologie.

Foto: BERUFENET - Agenzia federale tedesca per il lavoro

Cobalto

Il cobalto-60, prodotto nei reattori nucleari, è utilizzato per generare radiazioni gamma con cui vengono sterilizzati dispositivi medici, sanificati alimenti e condotti controlli industriali e terapie mediche.

Fonte: Nordion

In collaborazione con

Unione Europea - NextGenerationEU Mase Unioncamere

Una produzione

Gedi Visual

Grafica e sviluppo Accenture MediaTech