“Le ondate di calore un rischio per i malati di epilessia”
di Luca FraioliI neurologi dell’Università Magna Grecia di Catanzaro hanno riscontrato una carenza di sodio in questi soggetti in corrispondenza con le alte temperature
Le ondate di calore mettono a dura prova i più fragili. Ora uno studio condotto da medici italiani e da ricercatori del Cnr dimostra come le alte temperature possano essere un elemento di rischio per i malati di epilessia. “Abbiamo un aumentato accesso al nostro Policlinico Universitario da parte di pazienti affetti da epilessia trattati con farmaci come le carbamazepine e i suoi derivati, quali oxcarbazepina e eslicarbazepina: si presentavano da noi con livelli di sodio nel sangue molto bassi, tanto da rendere necessaria una assistenza ospedaliera”, racconta Francesco Fortunato, ricercatore Universitario presso la Clinica Neurologica dell’Università degli Studi Magna Grecia di Catanzaro. “Partendo da questa osservazione, abbiamo coinvolto i colleghi del Cnr, grazie al cui lavoro si è dimostrato che esiste una correlazione statistica tra il verificarsi delle ondate di calore o di notti tropicali e il presentarsi della carenza di sodio in soggetti epilettici trattati con carbamazepine”. Lo studio, pubblicato sulla rivista Epilepsia, sarà ora presentato al congresso della American Epilepsy Society che si terrà a Denver, in Colorado, dal 4 all’8 dicembre.
Ma quale potrebbe essere il nesso causa-effetto tra alte temperature, farmaco anti-epilettico e carenza di sodio? “Noi neurologi clinici abbiamo osservato il fenomeno, ma sarà chi fa ricerca di base a trovare una risposta”, risponde Fortunato. “Certamente un ruolo importante lo gioca il bilancio idrico dell’organismo. Quando fa molto caldo, invitiamo tutti a bere più acqua, ma paradossalmente per certi soggetti può essere controproducente, perché l’immissione di liquidi diluisce ulteriormente il sodio presente nel sangue, tanto che ad alcuni pazienti siamo costretti a suggerire di non superare gli 800 ml di acqua al giorno". E che c’entrano i farmaci anti-crisi epilettica in tutto questo? “Le terapie farmacologiche che abbiamo preso in considerazione, in una bassa percentuale di persone, possono provocare una secrezione inappropriata di alcuni ormoni che regolano il sodio. Il problema è che si tratta di molecole che sono alla base di alcuni dei farmaci contro le crisi epilettiche più diffusi al mondo".
Il lavoro del team di medici di Catanzaro, coordinato dal professor Antonio Gambardella, direttore della Clinica Neurologica universitaria, ha infatti soprattutto l’obiettivo di attirare l’attenzione di chi ha in cura i malati di epilessia sulle “variabili climatiche”. “Abbiamo notato che sono un pericoloso moltiplicatore di un effetto collaterale noto di questi farmaci. Ma normalmente, quando si sceglie una cura per l’epilessia si tiene conto di fattori come il tipo di malattia, l'età, il sesso. Alla luce del nostro studio, si dovrebbe tener conto anche della vulnerabilità climatica regionale. Per i pazienti che vivono in aeree potenzialmente soggette a ondate di calore occorre adottare terapie alternative. Che per fortuna ci sono”.