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Biodiversità

Quando le navi si avvicinano i capodogli cambiano il linguaggio

Quando le navi si avvicinano i capodogli cambiano il linguaggio
(afp)

Una nuova ricerca del Project Ceti mostra modifiche nei "clic" dei giganti marini al passaggio delle imbarcazioni. Preoccupa l'impatto dell'inquinamento acustico. Il sogno dei biologi: capire cosa si dicono fra loro, o se "parlano" alle navi, per potersi proteggere meglio

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Siamo riusciti perfino a far cambiare la voce ai giganti del mare. L’impatto dell’uomo su questo Pianeta continua ad essere così travolgente da modificare perfino codici che vanno avanti da milioni di anni, oggi però improvvisamente stravolti dai rumori delle navi. I capodogli infatti stanno modificando il loro linguaggio a seconda della presenza di imbarcazioni: un cambiamento così nitido che, ascoltandoli, potremmo persino prevedere la presenza di navi in avvicinamento. A scoprire e svelare questo comportamento è il gruppo di ricerca che da anni sta provando a “parlare” con i grandi cetacei, o meglio, a decifrare i segreti del loro linguaggio, fatto di una sorta di alfabeto tutto loro. Queste creature marine comunicano infatti attraverso i “clic”, impulsi sonori udibili a chilometri di distanza ed emessi in sequenze chiamate "codas". Il Project Ceti, ovvero Cetacean Translation Initiative, è l’iniziativa multidisciplinare che attraverso biologi marini, studio della bioacustica, aiuto di linguisti e di esperti di nuove tecnologie (compresa l’intelligenza artificiale) sta studiando soprattutto nei Caraibi - per esempio al largo della Dominica - come comunicano i capodogli.

Attraverso i “clic” e le “codas” questi giganti marini si parlano: trasmettono informazioni per ecolocalizzare le prede, oppure misure di sostegno per esempio durante il parto, o ancora si avvisano di imminenti pericoli. Ma questi preziosi “dialoghi” mutano e cambiano forma quando stanno arrivando le navi. Navi che sempre più spesso impattano sugli ecosistemi marini. Negli ultimi cinquant’anni il traffico navale è cresciuto in maniera esponenziale e dal 2010 è aumentato sia il numero di imbarcazioni commerciali (di oltre il 35%) sia la loro grandezza. Ad ogni passaggio e movimento irradiano rumori e suoni che vengono avvertiti dalle creature marine. Nel caso dei capodogli, hanno scoperto i ricercatori del Project Ceti, questi rumori producono nel branco uno schema specifico di suoni al passaggio delle barche, uno schema ben diverso dal loro “classico” linguaggio. Analizzando i “clic” e le “codas” di 15 capodogli ascoltati per quattro anni al largo delle coste della Dominica gli esperti spiegano infatti di aver individuato un accorciamento delle “codas” e modifiche nei clic al passaggio di ogni nave.

“Questa ricerca solleva un interrogativo: i capodogli parlano delle navi, oppure la presenza delle navi influenza le loro voci?" spiega David Gruber, fondatore e amministratore delegato di Project Ceti. "E se riuscissimo a capire cosa dicono delle navi, in che modo ciò potrebbe influenzare le politiche e le leggi?”. Per descrivere come cambia la comunicazione al passaggio delle navi i biologi spiegano come per esempio “Atwood”, uno dei capodogli, in un contesto privo di imbarcazioni sia stato ascoltato utilizzare uno schema composto da due clic che precedono tre più veloci. Quando però transitava una barca che emetteva rumore il ritmo dei clic cambiava: diventava accelerato riducendo gli intervalli fra un clic e l’altro. Quell’accelerazione era tale che “solo dalle loro vocalizzazioni, possiamo prevedere se ci sono navi nelle vicinanze” spiegano gli esperti che, nel loro studio, hanno utilizzato e registrato oltre 1000 codas del branco.

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In pratica, riassumono, le navi influenzano non solo la velocità dei clic, ma anche i tipi di vocalizzazioni prodotte. Per esempio, come raccontato in una precedente ricerca, al passaggio delle navi utilizzano la coda “aaaa” molto più frequentemente. Gli studi sull’impatto delle imbarcazioni e i cambiamenti nella comunicazione dei capodogli, spiegano infine da Ceti, dovranno essere approfonditi ma, in caso di conferme, potrebbero essere utili a “portare richieste di cambiamento delle politiche di conservazione in determinate aree del mondo per aumentare la protezione dell'ecosistema marino e la prevenzione dall'inquinamento acustico”.