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Il ghiacciaio che chiude la strada e cambia la vita della valle

Monte Bianco (foto: Carovana dei Ghiacciai 2026 / Legambiente) 

La seconda tappa della Carovana dei ghiacciai 2026 sul versante italiano del Monte Bianco, tra Val Veny e Val Ferret. Dove il cambiamento climatico diventa anche una questione di sicurezza

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Ogni volta che il ghiacciaio di Planpincieux accelera, la notizia arriva rapidamente sui media. La strada della Val Ferret viene chiusa, cambiano gli accessi alla valle, scattano le misure di sicurezza. È accaduto anche nelle scorse settimane, quando il monitoraggio ha registrato velocità di movimento fino a circa un metro e mezzo al giorno e sono state adottate misure preventive per tutelare la popolazione e chi frequenta la valle.

È la parte più visibile della storia: una strada chiusa perché un ghiacciaio si muove. Ma Planpincieux racconta qualcosa di più. Racconta una montagna nella quale il rischio non può più essere considerato soltanto un'emergenza da affrontare quando si presenta. È una condizione con cui imparare a convivere, attraverso la conoscenza, il monitoraggio e decisioni capaci di adattarsi a un territorio che cambia.

È questo uno degli insegnamenti della seconda tappa della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, realizzata con la Fondazione Glaciologica Italiana e CIPRA Italia, sul versante italiano del Monte Bianco, tra Val Veny e Val Ferret.

La seconda tappa sul versante italiano del Monte Bianco (foto: Carovana dei Ghiacciai 2026 / Legambiente) 

In Val Veny, insieme a Puliamo il Mondo, abbiamo raccolto lungo i sentieri mozziconi di sigaretta, fazzoletti e altri piccoli rifiuti. Gesti apparentemente lontani dalla grande questione del cambiamento climatico. Eppure, camminando in un paesaggio che cambia rapidamente, quei rifiuti assumono un significato quasi paradossale: osserviamo ghiaccio, rocce e detriti trasformarsi sotto la spinta del riscaldamento globale e continuiamo, nello stesso tempo, a comportarci come se la montagna fosse un luogo inesauribile, capace di assorbire tutto.

Se i rifiuti raccontano il modo in cui frequentiamo la montagna, Planpincieux mostra quanto rapidamente quella stessa montagna stia cambiando. Qui il cambiamento climatico diventa anche una questione di sicurezza. Il ghiacciaio è sottoposto a un monitoraggio continuo da parte della Fondazione Montagna Sicura ed è interessato da fenomeni ricorrenti di instabilità e dal rischio di valanghe di ghiaccio. Nel 2019, l'apertura di grandi crepacci e l'accelerazione del movimento portarono a monitorare con particolare attenzione diversi settori della fronte, tra cui una massa stimata in circa 250 mila metri cubi potenzialmente instabile. Non si trattava di una previsione di distacco, ma di uno scenario di rischio sul quale calibrare il monitoraggio e le misure di protezione.

È qui che Planpincieux diventa un caso emblematico delle Alpi che cambiano. Da una parte c'è la necessità di proteggere persone e infrastrutture. Dall'altra c'è una valle vissuta ogni giorno da residenti, lavoratori e turisti, la cui economia dipende anche dalla possibilità di raggiungerla e attraversarla. Quando il ghiacciaio accelera, quindi, non cambia soltanto il paesaggio: cambiano gli spostamenti, le attività, le decisioni delle amministrazioni e la percezione stessa della sicurezza.

Monte Bianco (foto: Carovana dei Ghiacciai 2026 / Legambiente) 

È il paradosso di Planpincieux: il ghiacciaio è insieme un simbolo della crisi climatica, un elemento di rischio e una presenza che condiziona la vita economica e sociale della valle. Per questo il monitoraggio è diventato parte integrante della gestione della valle. Telecamere time-lapse e radar registrano i movimenti e i segnali di instabilità. I dati vengono interpretati e integrati con modelli scientifici, valutazione del rischio e protocolli di allerta. Il ghiacciaio si muove, gli strumenti lo registrano, i dati vengono valutati: quando vengono superate determinate soglie, una strada può essere chiusa e una valle deve adattarsi.

La tecnologia, però, da sola non basta. Il vero passaggio è trasformare i dati in una cultura della prevenzione condivisa. Significa fare in modo che chi vive in una valle comprenda perché una strada viene chiusa, quali rischi vengono considerati e come vengono prese le decisioni. E significa interrogarsi anche su dove e come costruire, evitando di aggiungere nuove infrastrutture nelle aree più esposte. Significa coinvolgere le comunità e non limitarsi a proteggerle dall'alto. Significa, infine, accettare che alcune scelte dovranno cambiare nel tempo, perché cambiano le condizioni che le hanno determinate.

Il caso di Planpincieux mostra così una trasformazione più profonda. Il cambiamento climatico non modifica soltanto la quantità di ghiaccio presente sulle montagne. Modifica gli equilibri del territorio e costringe le comunità alpina a ripensare sicurezza, turismo, mobilità e pianificazione.

Governare le Alpi che cambiano significa allora smettere di considerare il territorio come qualcosa di immobile, sul quale basta applicare regole sempre uguali. Significa costruire decisioni capaci di evolvere insieme al paesaggio, mettendo in relazione scienza, istituzioni e comunità.

Planpincieux, il ghiacciaio che a volte chiude una strada, ci sta insegnando proprio questo: nelle Alpi che cambiano non possiamo più aspettarci che il territorio resti fermo. Dobbiamo imparare a muoverci con lui.

*Vanda Bonardo è responsabile nazionale Alpi Legambiente, presidente CIPRA Italia