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Sardegna, il ritorno della terra cruda: i mattoni di ladiri contro il caldo

Mattoni in terra cruda (foto: Terracruda.org) 

Nell'isola, dal Campidano a Guspini, edifici in terra cruda che respirano da secoli si rivelano rifugi climatici naturali: capaci di garantire, anche nell'estate più calda di sempre, un costante comfort a 24 gradi

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Agosto 2026. L'Italia boccheggia sotto l'ennesima, implacabile ondata di calore. Le città sono fornaci d'asfalto e l'aria condizionata, spinta al massimo, mette in crisi la rete elettrica in un circolo vizioso di consumi e emissioni. Eppure, in un angolo d'Europa, esiste un'oasi di resilienza dove il comfort non dipende da un interruttore. In Sardegna, nel cuore della pianura del Campidano, ci sono edifici che affrontano la canicola estiva mantenendo al loro interno temperature gradevoli in modo del tutto naturale. Il loro segreto è nei ladiri, mattoni di terra cruda.

Assorbire il calore con lentezza: la tecnica dei ladiri

Le case in terra cruda sono macchine bioclimatiche passive di straordinaria efficienza. Il loro funzionamento si basa su due principi fisici. Il primo è l'inerzia termica: le spesse e pesanti pareti in ladiri (un impasto di terra argillosa, paglia e acqua essiccato al sole) agiscono come una spugna termica. Assorbono il calore del giorno con estrema lentezza, impiegando circa 10-12 ore per far viaggiare l'onda termica dall'esterno all'interno. In pratica, il picco di calore pomeridiano raggiunge la superficie interna solo a notte fonda, quando la temperatura esterna è già crollata e basta aprire le finestre per disperdere il calore accumulato. A questo si aggiunge la traspirabilità: l'argilla regola naturalmente l'umidità interna, assorbendola quando è in eccesso e rilasciandola quando l'aria è secca. Il risultato è un ambiente che non solo è fresco, ma anche salubre, privo della fastidiosa sensazione di afa e della formazione di muffe.

Guspini, Sardegna (foto: Terracruda.org) 

Le città di terra cruda

Quella che potrebbe sembrare un'eccezione è, in realtà, un patrimonio diffuso. La Sardegna possiede una delle più alte concentrazioni di edifici in terra cruda d'Europa, con decine di migliaia di strutture ancora esistenti, concentrate nella fertile piana del Campidano. Un patrimonio così vasto da aver dato vita all'Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, una rete di comuni impegnati a tutelare e valorizzare questa architettura. Paesi come Guspini, Serramanna, Samassi e Selargius hanno interi centri storici costruiti con questa tecnica, testimonianze viventi di un'economia circolare ante litteram, basata su materiali a chilometro zero e a impatto nullo.

Il ladiri sardo dalla cattedra UNESCO allo schermo

Se oggi questo sapere antico è al centro del dibattito sull'edilizia sostenibile, il merito è in gran parte di due figure femminili che, in momenti diversi, ne hanno guidato la riscoperta. La prima è Maddalena Achenza, professoressa all'Università di Cagliari e partner della Cattedra UNESCO "Architetture di Terra". Per decenni, ha studiato scientificamente le prestazioni del ladiri, riscattandolo da un'immagine di architettura povera e superata, e dimostrandone il valore scientifico. intanto l'architetta Sara Collu, una delle voci più brillanti con il suo libro Làdiri – Terra, acqua e paglia: il respiro della Terra Cruda in Sardegna, sta portando questa conoscenza fuori dalle aule universitarie, organizzando incontri e dibattiti nei paesi per riconnettere le comunità alla loro storia e trasformare il patrimonio in una visione per il futuro. Un passaggio di consegne che unisce rigore scientifico e attivismo culturale.

A dare voce a questo patrimonio anche attraverso le immagini è il regista sardo Andrea Mura, il cui cortometraggio documentario Ladiri ha girato l'Italia e il mondo, vincendo diversi premi e approdando fino a Londra. Attraverso i racconti di anziani ultraottantenni del Medio Campidano, il film esplora tecniche costruttive, memorie e prospettive future, mentre dal progetto è nato l'Archivio Terra Cruda, un lavoro di raccolta di testimonianze destinato a confluire in un documentario lungo e in un'installazione video-sensoriale.

Viaggio nei ladiri della Sardegna

Ma per comprendere davvero la magia del ladiri, la teoria non basta: bisogna viverla. Oggi è possibile farlo grazie a un turismo sostenibile che ha trasformato questo patrimonio in un'esperienza accessibile. Il viaggio può iniziare con la rete "Terraccogliente", che apre le porte di antiche case campidanesi nei borghi dell'Associazione Città della Terra Cruda. Soggiornare in strutture come il B&B Domu Antiga a Gergei significa addormentarsi nel silenzio ovattato delle spesse mura e svegliarsi freschi, anche quando fuori il sole è già rovente.

L'immersione continua negli ecomusei, come quello di Samassi, dove si possono toccare con mano i mattoni e ascoltare le storie di chi in quelle case ci è nato. Ma l'esperienza più autentica è a Guspini, in piazza San Nicolò. Il negozio di generi alimentari della famiglia Serpi, un edificio in ladiri di oltre cento anni, è diventato un rifugio climatico spontaneo. Mentre fuori il termometro supera i 35°C, all'interno la temperatura si mantiene stabile tra i 24 e i 25°C, con un'umidità ideale tra il 40% e il 50%, senza mai aver acceso un condizionatore. Il negozio è oggi un presidio sociale: ci si ferma per scambiare due chiacchiere, trovare riparo dalla calura e riscoprire un ritmo di vita più umano. Un modello concreto di sostenibilità ambientale, economica e sociale.